Dimmi di che sesso sei,
ti dirò che stipendio hai

Stando a un’analisi condotta da jobpilot.it sui livelli retributivi in diversi settori di mercato, a parità di profilo e competenze, le donne guadagnerebbero in media il 28% in meno dei colleghi maschi. Il settore più discriminante? Quello dell’Ict

Sembra un luogo comune e, invece, è realtà. Le
donne continuano a guadagnare meno degli uomini. È quanto emerge da una recente
analisi condotta da jobpilot.it, global provider di soluzioni per il
reclutamento di personale che, a distanza di dieci mesi, ha indagato nuovamente
sui livelli di retribuzione per le posizioni di responsabilità nei settori
Marketing e Comunicazione, Risorse Umane e Ict di casa nostra.
E il
risultato sembra essere sempre lo stesso: a parità di profilo professionale
e competenze, i dipendenti di sesso femminile continuerebbero a guadagnare il
28% in meno rispetto ai colleghi maschi. L'analisi, condotta sui curricula
pervenuti sul portale www.jobpilot.it, e
analizzati in funzione delle ricerche affidate alla divisione
Search&Selection di jobpilot avrebbero, inoltre, messo in evidenza come, fra
tutti i settori indagati, quello dell'Information & Communication
Technology risulterebbe il più discriminante.

Pur marcata, la
disparità di trattamento economico parrebbe, infatti, farsi sentire di
meno nelle funzioni di responsabilità legate alle Risorse Umane, un campo da
sempre a forte prevalenza femminile. Ciò nonostante, a parità di posizione
ricoperta e competenze, nel settore in questione, gli uomini impiegati come
quadri o manager guadagnerebbero in media 50mila euro lordi all'anno, contro i
38mila delle colleghe di sesso femminile. Nel settore Marketing e Comunicazione
le cose non migliorerebbero, tanto che il divario aumenterebbe fino a
raggiungere il 27%, ossia per ogni mille euro riconosciuti a un dipendente
maschio, ne corrisponderebbero 730 per una dipendente donna. Ma è nel settore
dell'Ict che la differenza nelle retribuzioni si fa davvero evidente. Qui,
secondo l'analisi di jobpilot.it, agli uomini impiegati in posizioni di
responsabilità verrebbe riconosciuta una retribuzione media annua lorda di
52mila euro, che per le donne si tradurrebbe in uno stipendio non superiore ai
34mila euro. Come se non bastasse, le donne si candiderebbero in
misura drasticamente inferiore, rispetto agli uomini, per le posizioni
professionali di medio-alto profilo, generando solo il 25% delle candidature
totali.

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