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Digitalizzazione fra le linee guida del piano di resilienza nazionale

Quanti miliardi del Recovery Fund europeo saranno destinati alla digitalizzazione? Lo scopriremo presto.

Domani, infatti, il Governo presenterà le “Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza“, documento con cui definisce gli obiettivi da raggiungere con l’investimento dei 209 miliardi previsti per l’Italia dal piano Next Generation EU.

Si sa che il piano consta di sei linee guida, o cluster, fra cui spicca appunto, al primo posto, la digitalizzazione, abbinata all’innovazione.

Il tema digitale viene seguito da quelli che riguardano la rivoluzione verde e transizione ecologica, infrastrutture per la mobilità, istruzione e formazione, equità, inclusione sociale e territoriale e salute.

Si sa che gli elementi del piano riguardano tutti i settori dell’economia nazionale.

Per quanto riguarda la digitalizzazione le linee guida tendono alla più ampia connessione possibile della popolazione con il superamento del digital divide e riguardano l’informatizzazione della pubblica amministrazione, il completamento della rete nazionale in fibra ottica, ancora interventi per lo sviluppo delle reti 5G, potenziamento della cybersecurity nazionale e diffusione dei pagamenti digitali.

Contigui agli obiettivi della digitalizzazione sono quelli della linee guida riguardanti la green economy (decarbonizzazione dei trasporti, il miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici, investimenti in economia circolare), la mobilità sostenibile, la formazione (digitalizzazione dell’istruzione e cablaggio in fibra ottica delle università), della salute, dove gli obiettivi dell’aumento dei posti in terapia intensiva viene combinato con le strutture (digitali) per l’assistenza domiciliare e l’introduzione del fascicolo sanitario elettronico. Sommati, i cluster devono lavorare per implementare equità e inclusione sociale e territoriale, con politiche del lavoro e per l’occupazione giovanile.

Digitalizzazione della PA con cloud e data center

Nelle intenzioni dell’esecutivo, conseguenze dell’implementazione del piano dovranno essere un raddoppio del tasso di crescita annuo dell’economia nazionale, per essere in linea con la media europea dell’1,6%, e un aumento di dieci punti percentuali del tasso di occupazione, anche qui per allinearsi con la media europea superiore al 73%.

Si tratta senza dubbio di un’occasione da non perdere per il rilancio digitale del paese, che da troppo tempo è relegato agli ultimi posti negli indicatori relativi alla trasformazione digitale europea.

In particolare, è sul cloud che si giocherà una parte rilevante del futuro tecnologico, come emerso da una ricerca condotta da Microsoft e The European House – Ambrosetti.

Lo studio, presentato alla recente conferenza di Cernobbio, ha calcolato che a fronte di un’operazione di modernizzazione e ottimizzazione dei data center della Pubblica Amministrazione abilitato dall’adozione di soluzioni di cloud, è possibile generare un risparmio fino a 1,2 miliardi di euro all’anno.

Gli alti costi di transizione verso il cloud risultano il primo ostacolo all’implementazione di questa tecnologia per il 32,1% delle aziende che lo hanno adottato, percentuale che sale al 42,9% se consideriamo le sole Pmi.

Se le Pmi italiane raggiungessero il livello di adozione del cloud del Regno Unito – il Paese più avanzato da questo punto di vista in Europa – crescerebbero in media dello 0,22% anno su anno, vs. una crescita dello 0,4% registrata nel periodo 2000-2019, generando una crescita del PIL di 20 miliardi di euro da qui al 2025.

 

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