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Data center green, quando la sostenibilità incontra l’efficienza

I data center sono da sempre fortemente energivori, e l’esplosione dei dati ne ha aumentato il numero e la dimensione. Al tempo stesso la sostenibilità ecologica è ormai irrinunciabile, e al centro anche del PNRR.

Abbiamo chiesto a Dionigi Faccenda, Partner Program Manager Italy, OVHcloud quali siano i piani del cloud provider per rendere i propri data center sempre più green.

Il manager ha affermato che sfruttare la tecnologia per migliorare la sostenibilità sta diventando sempre più una priorità per le aziende in tutti i settori.

La Storage Networking Industry Association (SNIA) ha stimato che entro il 2030 i consumi di energia legati ad apparecchiature elettroniche tenderanno a crescere fino almeno al 40% del totale, a meno che non si compiano importanti progressi nella riduzione del consumo di elettricità.

In questo contesto, un approccio sempre più sostenibile nella gestione dei data center gioca un ruolo fondamentale: favorire l’efficienza energetica offre indubbiamente vantaggi all’azienda, ma ha anche un impatto positivo sui clienti e, naturalmente, sul nostro ambiente.

Chiunque utilizzi data center sa che è essenziale adottare misure adeguate per ridurre l’impatto ambientale della propria struttura.

Allo stesso tempo è importante sottolineare come, nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), un capitolo specifico sia dedicato agli investimenti volti a favorire l’adozione dei servizi cloud secondo quanto previsto nella strategia Cloud First del Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione, attraverso lo sviluppo di un’infrastruttura ad alta affidabilità localizzata sul territorio nazionale per il rafforzamento in chiave green dei Data Center candidabili ad entrare nel Perimetro di Sicurezza Nazionale.

Un orientamento alla sostenibilità che OVHcloud ha sposato da più di 15 anni e che si concretizza in una serie di modalità di azione ben precise, che spaziano dalla riduzione degli sprechi di componenti IT all’ ottimizzazione del consumo energetico nei data center, fino all’ innovazione per ottenere sistemi di raffreddamento più efficienti. Alla fine dello scorso anno abbiamo illustrato la propria roadmap ambientale: raggiungere la carbon neutrality con una combinazione di energie rinnovabili entro il 2025 e stabilire piani per raggiungere lo ‘zero netto’ di emissioni entro il 2030. Obiettivi ambiziosi che fanno leva su 5 elementi chiave in grado di offrire un solido programma di sostenibilità: monitoraggio, progettazione, energie rinnovabili, economia circolare e mobilitazione dell’ecosistema.

Questo impegno ha portato OVHcloud ad essere uno dei firmatari del Climate Neutral Datacenter Pact, un’iniziativa di autoregolamentazione che è stata sviluppata in collaborazione con la Commissione Europea.

Questo patto supporta sia il Green Deal europeo, che mira a rendere l’Europa il primo continente climaticamente neutro entro il 2050, sia la strategia europea sui dati, che fissa lo stesso obiettivo per i data center entro il 2030. I firmatari si impegnano a garantire che i loro centri siano totalmente sostenibili, dimostrandone l’efficienza energetica con obiettivi misurabili, impegnandosi ad acquistare energia derivante al 100% da fonti rinnovabili, implementando una politica precisa di conservazione dell’acqua, riutilizzando i server e identificando le migliori modalità per riciclare il calore prodotto.

Uno dei primi atti del gruppo di player che aderisce al patto è stata la presentazione, alla Commissione Europea, di un policy paper che stabilisce le raccomandazioni normative e politiche necessarie per costruire un’industria del cloud e dei data center verdi per l’Europa. Il documento politico, sviluppato su richiesta della Commissione Europea stessa, include una serie completa di 19 raccomandazioni. Queste coprono le normative sugli appalti pubblici, l’approvvigionamento e lo sviluppo di energie rinnovabili che possono essere utilizzate dal settore del cloud e dei data center, il sostegno allo sviluppo della gestione circolare dell’acqua e dell’energia e al riciclo nel settore ICT.

Queste raccomandazioni per l’Unione europea e i suoi Stati membri puntano a facilitare e rendere più rapida la conversione verso un’industria del cloud e dei data center climaticamente neutra in Europa entro il 2030.

Fino a poco tempo fa, investire in sostenibilità ambientale aveva un tradeoff importante in termini di costi economici. Quanto aiutano le moderne tecnologie a rendere anche economicamente conveniente la strategia green per i data center?

I vantaggi economici dell’adozione di una strategia green passano sicuramente da tecnologie avanzate ma anche, più in generale, dall’implementazione di un modello di sostenibilità ambientale di ampio respiro.  In tal senso, adottiamo un modello integrato verticalmente – con data center gestiti in reti a basse emissioni di anidride carbonica e installati in edifici già esistenti e con componenti riciclati – che è una risorsa chiave per ridurre il proprio impatto ambientale e che le consente di raggiungere prestazioni rilevanti, oltre che rappresentare un esempio – anche a livello economico – per altre aziende:

efficienza nell’uso dell’energia(PUE) che va da 1,1 a 1,3, a seconda dei data center, contro una media del settore di 1,6; efficienza nell’uso dell’acqua(WUE) di 0,2 litri (la media del settore è di 1,8 litri); il 100% dei componenti dei server sono classificati e riutilizzati

Come già sottolineato, il raffreddamento dei data center rappresenta delle principali voci di costo nella bolletta energetica, e aumenta insieme alla domanda di capacità degli stessi. Lo sviluppo di sistemi interni di raffreddamento ad acqua è un modo per risolvere questo problema.

Ad esempio, i server che utilizzano un elemento idrico per raffreddarsi, in luogo dell’elettricità, riducono il consumo di energia e ottimizzano i flussi d’aria. Questo perché i sistemi di raffreddamento ad acqua sono costruiti all’interno dei rack con scambiatori di calore integrati e unità di distribuzione dell’alimentazione: gli utenti necessitano, così, solamente di un 10% scarso di energia in aggiunta a quella del server. Un tipico data center, al contrario, ne consuma tra il 40 e il 100% in più.

Abbiamo implementato il raffreddamento ad acqua nel 2003, raggiunge un indice di efficienza idrica pari a 0.2, in pratica abbiamo bisogno di un solo bicchiere d’acqua per raffreddare un server per dieci ore, mentre la media del settore necessita di una bottiglia piena. È evidente come tutto ciò si traduca in minore impatto sull’ambiente e bollette energetiche decisamente più leggere.

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