I fattori di Industria 4.0 stanno portando al reshoring

L’aumento del costo del lavoro anche nei Paesi più lontani e la svolta verso la digitalizzazione contribuiscono a far tornare in patria produzioni che prima erano state delocalizzate. L’annual report 2017 dello European monitor of reshoring promosso dagli atenei di Udine, Bologna, L’Aquila e Catania ha censito 165 casi di rientro delle produzioni dal 2014 al 2017 con protagoniste le aziende europee. Di queste, 32, le italiane sono le più numerose con le inglesi seguite dalla Francia e dalla Norvegia.

Il reshoring è compatibile con Industria 4.0

La rilocalizzazione si è tradotta in oltre 11mila novi posti di lavoro ai quali si devono aggiungere i posti creati con l’indotto anche perché in certi casi è stato costruito un nuovo impianto produttivo. In questo processo un ruolo importante lo ha svolto il fattore tecnologico.

Come ha spiegato ad Affari&finanza Guido Nassimbeni, professore di Ingegneria gestionale a Udine e coordinatore del gruppo di lavoro sul reshoring, “Il grappolo di tecnologie 4.0 è il tema dominante. I Paesi destinati ad attrarre i più consistenti flussi di rilocalizzazione produttiva saranno quelli capaci di offrire i maggior vantaggi sotto il profilo delle competenze, della vicinanza ai centri di ricerca, ai servizi, alla consulenza tecnica. Se un’azienda ha in programma la costruzione di un nuovo stabilimento  coviene metterlo là dove esiste un polo di eccellenza sulle tecnologie 4.0”.

Fra i settori interessati dal reshoring, la moda svolge un ruolo importante. Secondo il rapporto Economia e finanza dei distretti industriali del centro studi e ricerche di Intesa San Paolo, Louis Vuitton, Prada, Ferragamo, Ermenegildo Zegna, Bottega Veneta, Geox, Benetton, Piquadro, Nannini hanno riportato in patria le produzioni.

Altri nomi come Safilo, secondo il piano industriale al 2020, hanno intenzione di fare tornare il 70% della produzione di occhiali e dei suoi componenti. Interessati al rimpatrio sono anche Stefanel e Diadora. Oltre al fattore tecnologico si torna a casa perché la produzione offshore è di scarsa qualità, c’è il problema dei tempi di consegna e la “prossimità al cliente”. E poi c’è il costo del lavoro che adesso sta spostando le produzioni verso l’Etiopia l’ultima terra promessa delle produzioni a basso costo. Calzedonia aprirà a breve un proprio sito produttivo in Etiopia.

 

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