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Con DBP Software AG orchestra gli applicativi in azienda

A Darmstad, Germania, sono contenti e fiduciosi degli imminenti risultati di metà anno. Software AG vede premiata nei numeri la sua strategia e conferma la bontà del suo posizionamento. Non è facile, per un’azienda di concezione tedesca, in campo da più di quarant’anni, riuscire sempre a cavalcare l’onda della tecnologia e raccoglierne i frutti con tempestività.

Loro ci riescono, e Fabio Todaro, vicepresidente responsabile delle vendite e rappresentante italiano di Software AG, non fa niente per nascondere la sua soddisfazione. “La concentrazione dei nostri sforzi verso il mercato IoT, in particolare relativamente all’insurance automotive con la nostra Digital Business Platform , sta dando i suoi frutti – afferma il manager snocciolando molto velocemente i numeri di fatturato, seppur positivi”.

A livello mondiale, non è dato sapere molto sull’Italia, nel primo quarto 2016 chiuso il 30 aprile, nel mondo la DBP ha portato a casa un fatturato di licenze di 32,7 milioni di euro a cui si aggiungono 61,9 milioni di euro di fatturato di manutenzione. L’incremento medio rispetto allo stesso trimestre del 2015 è del 6% e il totale del fatturato proveniente da DBP è quasi la metà del complessivo (206,2 milioni di euro).

Segno chiaro, questo, di come la piattaforma DBP possa essere, insieme, un grande veicolo di business, soprattutto in manutenzione, e un driver per le altre soluzioni a portafoglio.

Da segnalare, inoltre, il corrispondente incremento delle soluzioni cloud (+155% trimestre su trimestre) – anch’esse evidentemente correlate a DBP – che fa dichiarare al Ceo Karl-Heinz Streibich: “la nostra strategia value-oriented per il mercato ibrido – on premise e in cloud – sta dando risultati sbalorditivi”.

Software AG ha la bacchetta in mano

Insomma, la vocazione Software AG “ad orchestrare le soluzioni presenti in azienda, superando il concetto di silos applicativi – come afferma Todaro” paga, e il management di Software AG Italia lo dimostra portando a esempio il caso di Octo Telematics, eccellenza italiana nel settore dell’IoT applicata in particolare all’automotive, di cui, peraltro, avevamo già parlato poco tempo fa.

Francesco Maselli, direttore tecnico per l’Italia di Software AG, illustra la situazione: “Gestire l’IoT, per esempio nell’automotive – significa implementare applicazioni adattive che dialoghino in streaming con il device e con il duplice obiettivo di raccogliere e analizzare i dati ma anche di “matcharli” con i software già presenti in azienda”.

Quindi dei “connettori” capaci di dialogare con l’esistente, salvando così l’investimento, e abilitando le piattaforme applicative alle nuove richieste di mercato.

Maselli conferma ciò che viene raccontato da un po’ di tempo: i dati registrati dai sensori devono essere trattati seguendo una precisa architettura a eventi, in tempo reale, magari filtrati immediatamente su device per evitare trasmissioni corpose e inutili. E, sempre in tempo reale, devono essere abilitati all’interno della struttura enterprise esclusivamente ai fini di business.

Gli scopi ultimi sono diversi: intanto prevedere una reazione immediata del device, dell’automobile per esempio, alla registrazione di un certo fenomeno e, inoltre, fare in modo che i dati giunti in azienda siano validanti per azioni puntuali rivolte al cliente (di marketing e di Crm).

Ultima parola al “guru” di Octo Telematics, Marco Forneris – per una vita Cio di alcune delle più grandi aziende italiane: “La periferia (intesa come il device, ndr) è ormai in grado di una forte elaborazione locale grazie alla notevole capacità computazionali dei device. Il next step è spostare le app dal centro alla periferia – in questo modo si alleggerisce l’architettura centrale e si filtrano subito i dati inutili inviando alla sede solo ciò che serve al business e mantenendo ciò che può essere utile in quel momento in periferia, per esempio alla vettura. Abbiamo deciso di intraprendere questo processo, lento e complesso, insieme a Software AG, tra tutti il vendor è quello che ha dimostrato di avere le soluzioni necessarie”.

Eccellente, dal punto di vista dell’azienda, qualche dubbio, però, rimane dal punto di vista del consumatore: la scelta dei dati da analizzare troppo spesso è finalizzata agli scopi di business dell’azienda, e non sempre a vantaggio del cliente. Più etica e trasparenza non guasterebbe.

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