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Apple vince in appello contro la Commissione UE sui risparmi fiscali

La Corte di giustizia europea ha annullato una decisione dell’UE che ha coinvolto le filiali Apple in Irlanda. Quattro anni fa, la Commissione europea aveva accusatio l’Irlanda di non avere riscosso 13 miliardi di euro di tasse da Apple.

Secondo la dichiarazione stampa, «la Commissione UE non è riuscita a dimostrare al necessario standard giuridico che esisteva un vantaggio ai fini dell’articolo 107».

Già nel 2017, la Commissione aveva affermato che Apple avesse ricevuto aiuti di Stato illegali e avrebbe dovuto pagare più tasse. Il tribunale europeo di primo grado aveva affermato che questa argomentazione non avesse una base giuridica.

Secondo il Tribunale, la Commissione UE ha sbagliato a dichiarare che Apple Sales International e Apple Operations Europe avevano ottenuto un vantaggio economico selettivo e, per estensione, aiuti di Stato

La decisione odierna rappresenta un duro colpo alla strategia della Commissione europea di colpire le multinazionali che hanno ottimizzato la loro struttura fiscale al fine di ridurre l’aliquota fiscale effettiva in tutta Europa, una strategia che era per lo più incarnata dall’allora commissaria per la concorrenza Margrethe Vestager.

Tra il 2003 e il 2014, Apple ha operato con due filiali principali in Europa: Apple Sales International e Apple Operations Europe. All’epoca la Commissione affermava che tali controllate attribuivano la maggior parte dei loro profitti ad una sede che esiste solo sulla carta. «Questo trattamento selettivo ha permesso ad Apple di pagare un’aliquota effettiva dell’imposta sulle società dell’1% sui suoi profitti europei nel 2003, scendendo allo 0,005 per cento nel 2014», ha dichiarato Vestager nel 2016.

Le argomentazioni di Apple sono sempre state abbastanza semplici. Secondo la società, l’Irlanda non ha mai fatto un accordo con Apple. Nel 2016, il CEO Tim Cook dichiarò che “il parere emesso il 30 agosto sostiene che l’Irlanda ha dato ad Apple un accordo speciale sulle nostre tasse. Questa affermazione non ha alcuna base di fatto o di diritto. Non abbiamo mai chiesto, né ricevuto, offerte speciali

Sebbene Apple abbia sempre sostenuto di rispettare le leggi fiscali in Europa, è altrettanto indubbio che abbia anche approfittato delle leggi fiscali favorevoli in Irlanda e della cosiddetta struttura fiscale Doppia Irlandese.

Margrethe Vestager
Margrethe Vestager

La risposta della commissaria europea UE la concorrenza Margrethe Vestager alla sentenza su Apple non si è fatta attendere: «La sentenza odierna del Tribunale annulla la decisione della Commissione dell’agosto 2016 secondo cui l’Irlanda ha concesso aiuti di Stato illegali ad Apple attraverso agevolazioni fiscali selettive. Studieremo attentamente la sentenza e rifletteremo sui possibili prossimi passi.

La decisione della Commissione riguardava due ruling fiscali emessi dall’Irlanda ad Apple, che hanno determinato l’utile imponibile di due controllate irlandesi Apple in Irlanda tra il 1991 e il 2015. A seguito delle sentenze, nel 2011, ad esempio, la controllata irlandese di Apple ha registrato profitti europei di 16 miliardi di euro, ma ai sensi del tax ruling solo circa 50 milioni di euro sono stati considerati imponibili in Irlanda.

La Commissione è attivamente impegnata al fine di fare pagare a tutte le imprese la giusta quota di imposte. Se gli Stati membri concedono a determinate società multinazionali vantaggi fiscali non disponibili per i loro concorrenti, ciò nuoce alla concorrenza leale nell’UE. Inoltre, priva le casse pubbliche e i cittadini di fondi per gli investimenti tanto necessari, la cui necessità è ancora più acuta durante i periodi di crisi.

In precedenti sentenze sul trattamento fiscale di Fiat in Lussemburgo e Starbucks nei Paesi Bassi, il Tribunale ha confermato che, sebbene gli Stati membri abbiano competenze esclusive nel determinare le loro leggi in materia di tassazione diretta, devono farlo nel rispetto del diritto dell’UE, comprese le norme sugli aiuti di Stato.
Inoltre, il Tribunale ha anche confermato l’approccio della Commissione per valutare se un provvedimento abbia natura selettiva, e se le transazioni tra società di gruppo danno luogo a un ingiusto vantaggio ai sensi delle norme UE in materia di aiuti di Stato.

La Commissione continuerà a esaminare misure aggressive di pianificazione fiscale ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato per valutare se comportano aiuti di Stato illegali. Allo stesso tempo, l’applicazione degli aiuti di Stato deve andare di pari passo con un cambiamento nelle filosofie aziendali e con la giusta legislazione per affrontare le lacune e garantire la trasparenza. Abbiamo già fatto molti progressi a livello nazionale, europeo e globale, e dobbiamo continuare a lavorare insieme per avere successo.»

 

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