AICA e il futuro del lavoro nell’era digitale

Il futuro del lavoro nell’era digitale è stato al centro della giornata organizzata a Milano da AICA, in occasione della convention annuale messa a punto dall’Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico per esplorare l’impatto del digitale in tutte le sue forme nel mondo del lavoro.
Camussone_SDA_AICAPer farlo Pier Franco Camussone, SDA Distinguished Professor e Ordinario di Sistemi Informativi presso l’Università di Trento, ha ricordato come la produttività del lavoro dipende da investimenti in capitale fisico, dal miglioramento delle competenze, dal progresso tecnologico e dalla capacità organizzativa del lavoro, considerata determinante per rendere quest’ultimo più produttivo.
«Ma per far crescere il Pil – è l’ulteriore puntualizzazione – occorre usare l’innovazione, che rende sì più produttivo il lavoratore ma fa anche diminuire il numero di persone necessarie a realizzarlo».

Fatta questa premessa, lo scenario riportato da Camussone parla di una graduale scomparsa del lavoro routinario, di sale trading dei titoli in Borsa invase dai computer e di un’élite capitanata dai Bill Gates e dai Mark Zuckerberg del caso, «cui sarà da ascrivere gran parte del Prodotto interno lordo mentre si produrranno squilibri economici e sociali».
Il punto, insiste il docente universitario, è che il lavoro non sarà più quello di prima e Governi, imprese e cittadini saranno, ciascuno, chiamati a fare la propria parte. «Nel breve termine, i primi – spiega – dovranno fronteggiare la disoccupazione temporanea con piani di skill e mantenimento del Welfare, mentre nel medio-lungo periodo dovranno rivedere il sistema di retribuzione della ricchezza del Paese e pensare a un nuovo sistema educativo. A loro volta, le imprese, che non hanno una funzione sociale ma l’obiettivo di competere con successo sul mercato, dovranno affrontare l’automazione diffusa delle attività aziendali mantenendo la componente umana laddove è in grado di fare la differenza. Infine, i cittadini dovranno cambiare radicalmente mentalità, aspirazioni e stili di vita. Ai giovani, e non solo a loro, sarà richiesto, lo è già ora, di diventare esperti in matematica, fisica, logica informatica indirizzando la propria attenzione verso attività di ricerca e creazione artistica, e di mantenere un’ambizione individuale a crescere facendo qualcosa di interessante».

Verso una riduzione permanente del lavoro

A dirlo sono anche i risultati dell’indagine “Il futuro del lavoro. Tecnologie informatiche e occupazione” condotta proprio da SDA Bocconi interpellando 115 responsabili delle risorse umane scelti fra i soci di AIDP.
Promossa da AICA, in collaborazione con AIDP e ALDAI-Federmanager, dalla ricerca che, per poco più delle metà afferisce alle risposte di Hr manager attivi in aziende del manifatturiero di medio-grandi dimensioni, ha evidenziato come, per la quasi totalità degli intervistati (92%), “la progettazione organizzativa in azienda dovrà puntare decisamente all’impiego delle tecnologie, con la conseguente attribuzione di un peso sempre maggiore al possesso di competenze tecnologiche”.
E se per il 54% del campione indagato i cambiamenti generati dalle innovazioni tecnologiche arriveranno anche a sostituire parte del lavoro “intellettuale” umano, la convinzione diffusa è che si svilupperanno nuove opportunità lavorative.
Tuttavia, è l’ulteriore puntualizzazione emersa dal 71% degli intervistati, occorre cominciare a riflettere su nuove modalità di organizzazione del lavoro, in quanto, nell’arco dei prossimi 5-10 anni, l’innovazione basata sull’Ict, produrrà una riduzione permanente del lavoro.
Da qui il nodo centrare delle competenze lavorative, che tanto a cuore sta all’Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico e al suo presidente in carica, Giuseppe Mastronardi, attento a sottolineare come «la formazione scolastica universitaria e l’aggiornamento professionale siano la risposta concreta al timore che la trasformazione digitale sostituisca al lavoro delle persone il lavoro di macchine sempre più autonome e intelligenti».

Se Arduino entra nell’industria

Temporelli_TheFabLab_AICACi crede Massimo Temporelli, fondatore di The Fablab e tra i consiglieri di AICA, che, di fronte ai paradigmi che cambiano, ricorda come «i giovani stanno già ridisegnando modi, logiche e galatei del nuovo lavorare. Forse occorrerebbe ricordare agli economisti che il cambiamento, non la crisi, è il tema al centro e che la tecnologia, che prima si chiamava ruota, scrittura e quant’altro, c’è sempre stata e sempre ha apportato cambiamenti e scontri tra innovatori e sostenitori dello status quo».
Ciò detto, per Temporelli la digital fabrication, così come l’informatica, non sono il fine ma il mezzo e, come esempio, cita IoT Design, un progetto messo a punto da The FabLab lavorando in anteprima con RS Components che, a sua volta, ha unito le forze con Siemens (che per la prima volta nella sua storia ha messo a disposizione una sua scheda in modalità open) e Arduino per offrire ai progettisti di domani Simatic IoT2020.
Presentata in anteprima al Maker Faire Rome 2016, la piccola catena di produzione industriale basata sul braccio robotico Igus e realizzata da The FabLab in ogni suo componente con l’ausilio della stampa 3D, ha permesso di simulare un ambiente industriale in cui tre diversi sensori di luce, gas e presenza, collegati alla IoT2020, hanno misurato nella tre giorni della manifestazione le condizioni ambientali inviando, attraverso Internet in un database cloud, i dati letti dall’ambiente affinché un’altra scheda IoT2020 collegata al robot Igus inviasse input per attuare eventuali azioni da compiere per ripristinare le condizioni iniziali.
«Alla fine – conclude Temporelli –, quel che serve davvero è assumere giovani capaci di progettare, che usino nel loro progetto tecnologie digitali, che sappiano far funzionare stampanti 3D, robot e programmare con Rasperry Pi e Arduino, così da modificare velocemente le piccole catene di produzione delle Pmi italiane, che costituiscono il tessuto industriale del nostro Paese. L’Industry 4.0 è tutta qui».

 

 

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