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Come Adobe abilita la verifica dell’autenticità dei contenuti digitali

Oltre a illustrare le novità per i grandi protagonisti dell’evento, i prodotti e i servizi della Creative Cloud, in occasione del Max 2021 Adobe ha anche offerto un aggiornamento sulla Content Authenticity Initiative.

Ma facciamo prima un passo indietro. Due anni fa Adobe ha lanciato, insieme ad alcuni partner, la Content Authenticity Initiative (CAI), un’iniziativa nata per combattere la disinformazione visuale e proteggere i creatori di contenuti attraverso la digital provenance.

Il proposito dichiarato dell’iniziativa è quello di creare funzioni accessibili, standard tecnici aperti e una solida base che le organizzazioni di tutti i settori possano utilizzare in uno sforzo globale verso un panorama digitale più affidabile.

Content-Authenticity-Initiative

Nel febbraio 2021, Adobe, Arm, BBC, Intel, Microsoft e Truepic hanno lanciato una coalizione formale per lo sviluppo di standard, denominata Coalition for Content Provenance and Authenticity (C2PA).

Il consorzio è stato creato per accelerare il perseguimento di standard pragmatici e adottabili per la provenienza digitale, al servizio di creator, redattori, editori, piattaforme media e consumatori. Il C2PA ha già avviato diverse attività, e ora arriva un importante passo avanti concreto, riguardante l’implementazione.

Content Credentials in Adobe Photoshop

Adobe ha infatti annunciato Content Credentials, il nuovo modo di fornire e valutare la provenienza e l’attribuzione dei contenuti digitali.

Content Credentials è al momento un’esperienza in fase beta per i professionisti della creatività clienti delle soluzioni Adobe. E offre – ha messo in evidenza la società di San Jose – l’accesso a diverse funzionalità e flussi di lavoro all’interno dei suoi prodotti chiave.

Photoshop

Secondo Adobe, man mano che questi flussi di lavoro continueranno a svilupparsi e a diventare più comuni, alla fine forniranno una più chiara content ownership per i creatori e una maggiore trasparenza per i fruitori di contenuti su Internet.

La verifica della provenienza digitale dei contenuti ha due obiettivi principali. Da un lato c’è chiaramente la possibilità di attribuire la paternità di un contenuto digitale (o delle sue elaborazioni) a chi lo ha effettivamente creato. E poi c’è la lotta alla disinformazione, mediante sistemi di verifica di contraffazioni digitali del contenuto.

Il lancio iniziale (in beta) della funzione Content Credentials della Content Authenticity Initiative avviene principalmente in Photoshop, Stock e Behance.

Nell’applicazione desktop di Photoshop è disponibile come funzione opt-in. Quando è abilitata, la funzione cattura le modifiche e le informazioni di identità da un’immagine in lavorazione. Il creatore del contenuto può poi allegare queste informazioni all’immagine quando la esporta.

Non solo Photoshop

Questi metadati sicuri – mette in evidenza Adobe – forniscono nuove opzioni di trasparenza per i professionisti creativi e gli artisti occasionali, rafforzando anche la fiducia nei contenuti digitali per le persone che li visualizzano.

C’è poi un sito web dove è possibile ispezionare l’overview e i dettagli di un’immagine e le sue Content Credentials.

Adobe Stock

Gli asset di Adobe Stock ora includono automaticamente le loro credenziali di contenuto al momento del download. Queste verranno visualizzate quando sono importate nell’applicazione desktop di Photoshop o quando vengono caricate sul sito web Verify, mostrando che la risorsa proviene da Adobe Stock.

Gli utenti possono ora anche linkare i loro profili social media e gli indirizzi dei crypto wallet al loro lavoro nell’app desktop di Photoshop.

Aggiungendo queste informazioni alle Content Credentials è possibile assicurare ulteriormente ai consumatori che si è davvero il creatore di quel contenuto. Un indirizzo crypto è anche utile se qualcuno desidera coniare il proprio lavoro come crypto art.

Adobe ha collaborato con i marketplace NFT KnownOrigin, OpenSea, Rarible, e SuperRare per mostrare le Content Credentials, permettendo così ai collezionisti di vedere se il wallet usato per creare una risorsa è stato effettivamente lo stesso usato per il minting.

Se un’immagine ha delle Content Credentials allegate ad essa, queste saranno ora visibili quando si visualizza l’immagine su Behance. E l’utente sarà collegato senza soluzione di continuità al sito Verify per vedere maggiori dettagli.

Un ecosistema di partner

Adobe sta lavorando per il rilascio di un kit di sviluppo open source per consentire a qualsiasi team di integrare le Content Credentials nel loro prodotto.

E sta lavorando anche per espandere l’ecosistema di partner.

Adobe ha recentemente appoggiato il National Deepfake Task Force Act del Senato degli Stati Uniti: una legge che si sforza di dare ai consumatori informazioni chiare sui contenuti che vedono online.

Inoltre, in soli due anni CAI è passata da tre partner fondatori (Adobe, Twitter e The New York Times) a più di 400 membri. Hanno aderito importanti organizzazioni del panorama dei media, come il Washington Post, la BBC, Agence France-Presse (AFP), Getty Images e altri.

Content Authenticity Initiative

Per quanto riguarda il settore tecnologico, Adobe ha collaborato con Arm, CameraBits, Impressions, Metaphysic.ai, Microsoft, Nikon, Qualcomm, Reface, Smartframe, Synthesia, Truepic e Wacom, tra gli altri.

All’inizio di quest’anno, la Content Authenticity Initiative ha creato e implementato il codice con i partner in prototipi funzionanti e ha lanciato un programma di adesione per promuovere l’iniziativa, tenere eventi e confrontarsi sui temi dell’attribuzione e della provenienza dei contenuti digitali.

Poi c’è la Coalition for Content Provenance and Authenticity (C2PA), di cui abbiamo detto, che è stata creata sotto la Linux Foundation, organizzazione no-profit che supporta, protegge e standardizza le iniziative legate alla tecnologia open. Tra i membri di C2PA ci sono: Adobe, Arm, BBC, Intel, Microsoft, Twitter e decine di altre organizzazioni e collaboratori.

Il valore della trasparenza secondo Adobe

Per Adobe, si tratta di un percorso importante per una serie di motivi.

Con standard ampiamente adottati e sistemi aperti, è possibile assicurarsi che le organizzazioni e i prodotti su Internet funzionino insieme per rendere il mondo digitale più sicuro, più affidabile e più aperto sia per i creatori che per i fruitori di contenuti.

La trasparenza a prova di manomissione sulle origini e le modifiche dei contenuti non solo portano vantaggi per la proprietà intellettuale dei creativi. Ma – secondo Adobe – permette anche ai fruitori di capire di più su ciò che stanno vedendo su Internet e prendere decisioni più informate.

L’intento di Adobe è quello di fornire informazioni su ciò che è reale, invece di individuare o determinare ciò che è falso, e l’azienda promuove un futuro in cui tutti si aspettano di poter vedere informazioni sulla provenienza allegate al contenuto digitale.

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