Professioni Ict: in Italia pochi giovani, ancor meno donne

European-Competence-FrameworkÈ un settore Ict in deficit di professionisti qualificati quello emerso dall’indagine europea Cepis e-Competence Benchmark sulle professioni Ict condotta attraverso un questionario di valutazione online utilizzato da oltre 2.200 professionisti Ict di 31 Paesi, tra cui l’Italia.

Basato sull’utilizzo dello European e-Competence Framework volto a identificare il quadro europeo delle competenze digitali, lo strumento di valutazione ha evidenziato come, entro il 2020, oltre 900mila posti di lavoro nel settore potrebbero essere vacanti.
Non solo: una grave carenza di professionisti qualificati in ambito Ict frenerebbe la capacità dell’Europa di rilanciare la crescita economica e la competitività, se è vero che solo il 23% dei rispondenti totali ha evidenziato competenze in linea con il tipo di professionalità dichiarato.

Da qui un mismatch di competenze, ossia una carenza di risorse, anche in termini di genere. Solo il 15% dei professionisti Ict è di sesso femminile e solo il 16% dei professionisti coinvolti nell’indagine ha un’età inferiore ai 30.
Un quadro ancor più grave, se analizzato per singole nazioni, visto che, in Italia, le donne rappresentano solo l’11% dei professionisti Ict e solo l’11,6% dei lavoratori under 30. Da noi la partecipazione delle donne supera il 15% solo nel profilo di System administrator e sale a quota 20% solo per le Business information manager.

Ancora a livello europeo, il disallineamento di competenze prosegue, inoltre, su altre strade, se è vero che il profilo professionale più diffuso tra gli intervistati è quello del Project manager, ma che solo il 7% dei professionisti Ict rispondenti risulta disporre delle competenze previste dal modello e-Cf necessarie per ricoprire questa professione.

L’Italia deve correre ai ripari
Come in altri Paesi, per l’Italia l’indagine europea Cepis e-Competence Benchmark ha evidenziato la necessità di attirare giovani diplomati e laureati verso la professione Ict per assicurare un’adeguata fornitura di nuovi professionals nel ramo dell’Information technology.
Ciò detto, da noi più che altrove, lo studio condotto sulla base di 460 risposte valide appartenenti a 14 dei 23 profili professionali e-Cf, ha rilevato una media di sette punti percentuali in meno (79% vs 86%) anche dei professionisti con laurea, master o dottorato, specie per profili professionali appartenenti a Developer, Database administrator e Systems administrator.

Con il più basso tasso di lavoratori under 30 registrato nel settore Ict, in Italia occorre, dunque, promuovere un costante sviluppo professionale in linea con le competenze attuali e future necessarie per essere competitivi nel mercato del lavoro.

L’obiettivo è, e si conferma, garantire che ci sia un numero sufficiente di professionisti con le competenze adeguate al fine di dare un enorme contributo alla ripresa economica del Vecchio Continente.

 

 

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