Mercato App al punto di svolta: come si continua a guadagnare?

La notizia, che in questi giorni è circolata sui principali siti internazionali, con rimandi a una serie di altri dati già emersi alla fine dello scorso anno, è che il mercato delle App sembra essere arrivato al capolinea.
Più o meno.
Al netto del fatto che di App se ne sviluppano ancora e tante e che tante se ne scaricano e se ne usano, la cruda realtà è che i tempi delle crescite verticali sembrano tramontati, così come sembra tramontata la gara degli Store all’insegna di “chi ne ha di più”.
Difficile dire se via sia un nesso casuale tra l’annuncio dato da Apple e da Google in questi giorni, in merito al rinnovo dei loro Store e la situazione evidenziata dagli ultimi dati: la conclusione cui si giunge sembra però indicare che gli utenti di smartphone hanno già tutte le app che vogliono o di cui hanno bisogno e non sembrano interessati a scaricarne di nuove.

 

Come nasce l'analisi

L’analisi è stata effettuata dalla società di ricerca Nomura, che a sua volta ha utilizzato i dati tracciati da SensorTower, piattaforma per il monitoraggio delle performance delle App.
Sono dati, va precisato, che riguardano il mercato statunitense, ma che servono ino goni caso per tenere il polso della situazione: lo scorso mese di maggio le prime 15 app – e parliamo di WhatsApp, Facebook, Snapchat, giusto per citarne alcune, hanno registrano un calo dei download nell’ordine del 20 per cento, mentre al di fuori degli Stati Uniti la crescita si è fermata a una davvero modesto +3%.
Si salvano solo Snapchat e Uber, che mostrano ancora crescite a tre cifre. Ma sono eccezioni e di questo è bene essere consapevoli.

nomura 1Per questo motivo mai come oggi è importante capire dove si gioca la partita del mobile.
Facebook può anche rallentare, ma se si sono raggiunti 1,65 miliardi di utenti in tutto il mondo risulta effettivamente difficile trovarne nuovi per garantire un ritmo di crescita costante.

Puntare sull'in-app

Altri aspetti vanno tenuti in considerazione.
In primis gli acquisti in-app.
Piacciano o meno, sono un modello che funziona, visto che secondo Gartner il fatturato generato dagli acquisti in-app supera abbondantemente quello generato dall’acquisto della App: 9,2 dollari al trimestre contro 7,4.

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Molteplici i motivi, nella maggior parte dei casi gli acquisti avvengono su app gratuite, giudicate valide e dunque meritevoli di un investimento successivo: per questo motivo – riprendiamo qui l’analisi pubblicata su Applicando qualche giorno fa – Gartner consiglia agli sviluppatori di dare vita a una sequenza di acquisti in-app per funzioni extra che si mantengano nel tempo attraenti e persino ricorrenti, da affiancare magari a un upgrade "massiccio" a una versione premium dell'app. Pollice giù invece per la pubblicità integrata nelle app: due terzi del campione intervistato dichiara di non considerare mai gli annunci pubblicitari.

Ma la vera strategia si fonda sulle API

C’è poi una ulteriore raccomandazione, sulla quale torneremo in un articolo successivo, ma che cominciamo ad anticipare: si parla spesso di API Economy e di integrazione delle App nella strategia complessiva di una impresa.
Questo è in effetti il punto di partenza da prendere in considerazione, laddove si voglia far crescere il proprio business nell’ambito dello sviluppo di applicazioni.
Le due slide che proponiamo in calce, tratte da un intervento di Francesco Tragni, CA API management Team, in occasione del recente B-App Expo, sono il punto di partenza delle prossime riflessioni.

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