Auto e Industria 4.0, Dallara dà l’esempio

Le imprese 4.0 esistono già anche in Italia. Sono quelle che hanno anticipato il futuro e spinto sulla digitalizzazione anche se gli affari andavano bene e non c’era necessità urgente di cambiamento. Come la Dallara di Varano de’ Melegari (Pr), l’azienda conosciuta perché realizza le scocche per le auto che corrono nella formula Indy americana, quella di Indianapolis.

Andrea Pontremoli, ex presidente e amministratore delegato di Ibm Italia, per scelta è passato da una sicura carriera nella multinazionale alla guida di un’azienda di 107 persone dove “ci occupiamo di prototipazione, progettare in fibra di carbonio, realizzare l’aerodinamica e simulare la dinamica. In pratica la nostra attività riguarda l’85% delle prestazioni di un’auto ha raccontato recentemente.

Quando è arrivato l’azienda contava 57 fra meccanici e operai, 50 fra ingegneri e staff e 32 milioni di fatturato. “Oggi i meccanici sono 47, i dipendenti 540 e il fatturato è di 77 milioni di euro”. Cosa è cambiato nel frattempo? Il modello di business.

Prima la Dallara vendeva macchine da corsa che valevano il 95% del fatturato. Oggi quest’area è scesa a sotto il 50% dei ricavi e il resto viene realizzato utilizzando la tecnologia per progettare in fibra di carbonio ed effettuare le simulazioni. Tutto questo spingendo l’acceleratore sulla digitalizzazione dell’azienda in modo che se prima ci volevano 24 giorni per avere i risultati di alcune prove ora siamo a meno di otto ore. “Bugatti, grazie a Dallara, ha realizzato una vettura in carbonio che costa 2,5 milioni e va a 451 l’ora. Il loro problema era che i modelli precedenti per 15 volte non avevano superato i crash test. Con l’utilizzo di modelli matematici che simulano la realtà siamo invece riusciti a superare i test e produrre la vettura”.

Andrea+Pontremoli+3

Per arrivare a questi risultati la Dallara ha creato anche un simulatore di guida che prende in esame sessantamila parametri e li elabora in tempo reale. Quando Pontremoli ha proposto ai tecnici dell’azienda di realizzare il simulatore la risposta è stata: “Non si può fare”. Così sono stati assunti 14 giovani ingegneri che, non sapendo che l’impresa fosse impossibile, e lo hanno realizzato. Ma come viene utilizzato? “Un giorno arriva Pirelli che deve produrre le gomme per la gara di Formula 1 in Bahrain. Si tratta di un circuito difficile dove se c’è vento la sabbia cade sulla pista e cambia l’aderenza. In più c’è uno spread molto alto della temperatura, circa 15°C, fra quando la gara inizia con il sole e quando finisce al buio”. I file vengono caricati sul simulatore, ma il pilota in quei giorni è nello stabilimento Usa di Dallara dove esiste una macchina uguale. Così il pilota lavora negli Usa sul simulatore, il superpc che sta a Varano elabora i dati e la Pirelli in Bahrain raccoglie le telemetrie come durante le normali prove in pista. E poi realizza gli pneumatici. Senza dover produrre decine di gomme per i test.

Honda, produttori di sospensioni e altri sono passati dalla Dallara che ha così cambiato modello di business. “L’innovazione – osserva Pontremoli – nasce dall’errore e il simulatore permette di fare errori a basso costo”. E rivolgendosi ai suoi ex colleghi del mondo informatico afferma: “Il vostro compito è di andare nelle imprese e con lo strumento informatico aiutare gli imprenditori a modificare il modello di business. E lì che è possibile fare a differenza”. Perché connettere tutti i punti è condizione necessaria, ma è importante sapere quali punti e come connetterli sapendo che la connessione può modificarsi in tempo reale.
Andate dai capi filiera dalle aziende leader che ne guidano altre cento” e non dimenticate di giocare l’atout tricolore. “Il mercato di oggi vede le cose succedere a una velocità incredibile, ma domina l’incertezza. Insieme queste due cose fanno il caos ma noi italiani siamo disegnati per gestire imprevisti in modo veloce a patto che dietro ci sia un’infrastruttura per gestire queste cose”. Perché le aziende non devono essere pronte, ma preparate. La differenza? “L’azienda pronta sa cosa deve succedere e quando ed è pronta a fare quella cosa. Quella preparata non lo sa ma qualsiasi cosa succeda è in grado di reagire. Essere preparati vuole dire avere infrastruttura di connessione conoscenza dei nodi, cosa quei nodi (leggi i fornitori) sanno fare”. Senza dimenticare le persone. “Non ho mai visto un’azienda innovativa senza persone innovative. In Dallara le abbiamo trovate anche perché i giovani italiani sono i migliori. E poi abbiamo organizzato una gara tra università con duemila ingegneri di tutto il mondo che vengono a Varano a gareggiare. Un sistema di recruiting micidiale”.

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