Virtualizzare, con l’open source

XenSource rilascia uno strumento per gestire la virtualizzazione “alternativa” nei data center.

Secondo Idc il mercato mondiale della virtualizzazione fra quattro anni varrà 15 miliardi di dollari.


Per quanto la previsione vada un po’ troppo in la con il tempo per essere ritenuta attendibile nelle cifre, ne va colto il senso, che è quello di un’industria It che con la virtualizzazione ritiene di aver trovato una vena d’oro.


Auriferismo confermato dal fatto che anche il movimento opensource sta portando il tema alla cassa.


È il caso di XenSource, ovvero dell’alternativa open a VmWare e a Microsoft Virtual Server, che, dopo tanto “regalare”, ha lanciato la propria prima piattaforma commerciale.
Il tempo è maturo, insomma, per investire danari in virtualizzazione fatta in open source, comprando un cappello da mettere a Xen 3.0, ovvero alla virtualizzazione usata da Novell SuSe, Red Hat e Solaris. Il cappello si chiama XenOptimizer, ed è uno strumento di gestione che abilita il provisioning automatico di server virtuali e che punta alla gestione completa di tutti gli ambienti virtualizzati.


L’elemento non è banale, in quanto fa da complemento a uno di Xen 3.0, che ha raffinate capacità di taglio enterprise, come il supporto delle 32 vie, dei server a 64 bit e delle tecnologie di virtualizzazione di Intel (Vt-x) e di Amd (Pacifica).


L’ambito di elezione per XenOptimizer, che ora è in beta e sarà rilasciato all’inizio del prossimo anno, pare proprio essere quello del datacenter.

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