Una rete intelligente sicura e Ip centrica nell’approccio di Cisco

Numerosi i fronti tecnologici nei quali la società è impegnata: telefono Ip, call center su Ip, sicurezza, wireless e storage. L’obiettivo finale è quello di consentire alle imprese, sia grandi che medio-piccole, di operare con maggior facilità e con costi di gestione ridotti.

 


Dopo la chiusura, a fine luglio, dell’esercizio 2003 con dati non particolarmente esaltanti in quanto a fatturato, sostanzialmente fermo a 18,9 miliardi di dollari, ma con ultili netti in decisa crescita (3,6 miliardi contro 1,9 del 2002), il Ceo di Cisco Systems, John Chambers, si è lasciato andare a un cauto ottimismo sulla ripresa da tutti auspicata per il 2004.


La società, comunque, continua da anni a puntare sull’innovazione, portando avanti questo obiettivo con un doppio approccio: da un lato investendo notevolmente in prima persona in ricerca e sviluppo (circa 3 miliardi di dollari all’anno), dall’altro acquisendo sul mercato realtà particolarmente innovative. Recentemente alle circa ottanta società acquisite e già consolidate si sono aggiunte anche Linksys e SignalWorks. Con Stefano Venturi, amministratore delegato della filiale in Italia e vice president Emea abbiamo voluto analizzare lo stato dell’arte del settore networking nell’era Internet.


"Nonostante tanti vadano affermando che il mercato del networking è saturo, - spiega in questa intervista Venturi - basta uscire dai nostri begli uffici a larga banda per vedere che il mondo che ci circonda è ancora per la maggior parte collegato con reti dial up, a velocità ridotta che hanno ancora costi elevati. Quindi, le infrastrutture sono tutt’ora insufficienti: è vero che ci sono dei grandi backbone, sia nazionali che internazionali, ma sono ben poca cosa, perché mancano gli svincoli, mancano i collegamenti non solo all’ultimo miglio ma anche all’interno delle varie infrastrutture. Un’altra cosa che manca, importantissima, è la possibilità di poterci collegare a qualsiasi rete, di essere autenticati e poter godere della stessa rete come se fossimo in quella della nostra azienda. Manca, in definitiva, quell’intelligenza pervasiva sul networking che fa sì che la rete mi riconosca e mi faccia operare senza problemi".

Ci sono ancora tante cose da fare e in più avanza la convergenza voce, dati e video.


"Infatti. Cisco da tempo è focalizzata su tecnologie emergenti, come appunto il telefono Ip, che sta avendo una grande accelerazione. Si tratta di telefoni che lavorano in Lan senza bisogno del centralino e che offrono prestazioni molto particolari. Sembrano a una prima analisi più costosi dell’approccio tradizionale, però in realtà fanno risparmiare sul costo della centrale telefonica, in quanto non è necessario fare grossi investimenti iniziali in previsione di crescite aziendali future, dal momento che sulla Lan è possibile inserire e collegare tutti i nuovi utenti senza problemi. Si osserva, inoltre, un risparmio di costi di manutenzione, soprattutto quando si devono spostare le persone da un ufficio all’altro, dal momento che sui telefoni Ip basta che ciascuno faccia il proprio login per essere già colegato. In più il telefono Ip offre altre possibilità, come quella di poter usare applicazioni tipo rubriche telefoniche, accedere a dati aziendali già presenti, navigare su Yahoo o su altri Web site".

Si tratta, però, di una soluzione conveniente soprattutto per le grandi aziende.


"Grandi ma anche medio-piccole. È sicuramente conveniente in quelle aziende dove c’è un elevato turnover interno. Abbiamo, però, osservato che ultimamente c’è stato un picco di penetrazione nella piccola e media impresa. All’inizio non avevamo capito il fenomeno, poi abbiamo visto che questo era dovuto alla facilità con cui alcuni fornitori di servizi, come operatori di Tlc e system integrator, sono in grado di offrire la gestione in remoto della telefonia, facendo in modo che l’utente non debba quindi acquistare la soluzione, ma vi possa accedere pagando un canone per il servizio. Va detto, inoltre, che con la telefonia su Ip si può creare un’azienda virtuale, per cui un dipendente può andare da una sede all’altra ed essere subito rintracciabile digitando ogni volta il suo login. Offre anche grandi vantaggi di mobilità e produttività: grazie agli hot spot presenti negli aeroporti, in attesa di partire per un viaggio di lavoro è possibile collegarsi alla rete aziendale con il laptop ed essere raggiungibili od operare come se si fosse in ufficio. Il tutto avviene in maniera indolore per la rete. Sempre collegata alla telefonia su Ip, abbiamo una piattaforma di call center Ip distribuito, che è interessante perché permette di distribuire virtualmente i call center sul territorio. Innanzitutto, hanno un motore di routing con potenzialità enormi, in quanto non essendo centralizzato consente di fare il routing di un numero enorme di chiamate senza arrivare al collasso. Il fatto, inoltre, che un call center si possa distribuire tra vari centri di expertise, dà una grande elasticità di utilizzo delle risorse, consentendo notevoli risparmi, in quanto uno dei maggiori costi di un call center è proprio quello delle risorse".

E per quanto riguarda la videoconferenza?


"Entro la prossima primavera-estate usciranno anche dei modelli Cisco che permetteranno la videoconferenza. Già adesso su Ip ci sono degli strumenti che permettono di fare videoconferenza su Ip in modo facile".


Chi dei competitor vi sta seguendo più da vicino?


"Può sembrare presuntuoso, ma sinceramente riteniamo di essere abbastanza unici, in quanto ci sono i costruttori tradizionali di telefonia che a macchia di leopardo stanno iniziando a mettere la telefonia su Ip. Ma al di là della validità o meno dei singoli prodotti, su cui non voglio entrare nel merito, quello che l’utente apprezza è che l’offerta Cisco è globale, in quanto gli permette di avere una rete convergente e non un qualcosa che non si integra con quanto ha già. Quindi, dal punto di vista dell’approccio, anche se altri fanno oggetti simili, siamo unici in quanto la nostra strategia è quella della rete Ip centrica, una rete Ip cioè, che non è più solo un elemento di comunicazione, ma una piattaforma di provisioning di applicazioni, che va da quelle tradizionali It a quelle voce e video".

E questo è il vostro business più importante?


"Diciamo che è importante come visione di evoluzione della rete. L’Ip sui backbone c’è già da tempo e Telecom Italia è il provider più all’avanguardia al mondo, perché ha un backbone nazionale "pure Ip" realizzato grazie alla nostra tecnologia e a quella di Italtel, con cui abbiamo una partnership e con la quale stiamo operando presso altri provider per realizzare progetti simili anche all’estero".

Un altro settore che vi vede particolarmente coinvolti è quello della sicurezza.


"Sì. È vero che oggi sono in tanti a fare sicurezza, ma noi partiamo sempre da un approccio rete-centrico. Infatti, fin dalla sua costruzione, la nostra rete è già intrinsecamente sicura, in quanto i nostri clienti possono attivare dei controlli che li aiutano a proteggersi da indebite violazioni. Poi, se si vuole avere ulteriori livelli di rafforzamento, offriamo anche tutta una serie di software aggiuntivi".

Ultimamente avete aperto un altro fronte tecnologico che è quello dello storage. È una prima mossa d’invasione al mondo It?


"In realtà, tempo fa in quest’area volevano realizzare un nuovo prodotto, per cui abbiamo convinto un gruppo di nostri ricercatori, tra i più geniali, a fondare una società, che si chiamava Andiamo, con l’accordo che li avremmo riacquisiti, come in effetti è successo, se fossero riusciti a realizzare qualche cosa di valido. Hanno, infatti, sviluppato una tecnologia di storage switch, tutti basati su Ip, che permette di fare cose avanzatissime con la rete, come la possibilità di virtualizzare volumi di dischi o anche di accedere ai dischi in maniera remota da più server e in modo molto più elastico di quanto si è abituati. E questa è un’altra linea che abbiamo da pochi mesi e che sta andando molto bene, per la quale, peraltro, abbiamo siglato accordi con Emc, Ibm, Hp e Hitachi per


citarne alcuni, perché è un’assoluta novità, in quanto non si tratta semplicemente di collegare dischi alla cpu, ma rappresenta la


visione networking di volumi di dischi".

E su altri fronti, quali la fibra ottica o il wireless come sta andando? Il centro di Monza, acquisito qualche anno fa da Pirelli sta dando dei risultati?


"È diventato un centro di eccellenza a livello mondiale, quindi sta influenzando tutte le tecnologie all’interno dei nostri vari prodotti, anche se attualmente abbiamo già delle linee di switch ottici che servono sia per fare delle tratte a lunga distanza che tratte metropolitane. Continuiamo a investire in quest’ambito perché, nonostante ci sia già abbastanza fibra e capacità a lunga distanza, vediamo che c’è ancora l’area metropolitana da sviluppare, in quanto emergono nuove applicazioni, dalla video sorveglianza al disaster recovery, alla larga banda nelle case e negli uffici, che ci confermano come ci sia ancora tantissimo da fare. Sul fronte wireless, siamo leader e continuamo a procedere con investimenti. In Italia abbiamo un po’ segnato il passo rispetto al resto del mondo, ma adesso con la nuova normativa speriamo di recuperare terreno. Il wireless ha potenzialità enormi e senza cablaggi consente collegamenti ovunque. Fra l’altro, abbiamo appena realizzato un telefono Wi-Fi che consente una notevole mobiltà e reperibilità internamente all’azienda, per cui stiamo esplorando questo settore, visto che ha ottenuto un buon interesse presso grandi realtà. Naturalmente anche in ambito Wi-Fi la sicurezza è fondamentale, tant’è che abbiamo fatto un accordo con Intel che ha integrato embedded in Centrino le caratteristiche di sicurezza del nostro chipset".

Sul fronte acquisizioni avete un po’ rallentato la corsa, ma tra le due effettuate di recente, quella di Linksys vi ha aperto il settore consumer. Come mai questa scelta?


"Abbiamo, in effetti, consolidato le oltre ottanta acquisizioni fatte negli anni passati. Riguardo a Linksys, dal momento che avevamo osservato che con l’avvento della larga banda cresceva la necessità da parte delle famiglie di creare delle reti domestiche, abbiamo cominciato a valutare sul mercato le raltà più attente a questo problema emergente. Abbiamo, quindi, individuato Linksys, in quanto offre tutta una serie di device molto interessanti, tant’è che negli Usa è leader in quest’ambito con quasi il 40% di share. Con Linksys siamo usciti dal nostro seminato, ma ritenevamo importante essere presenti anche nel Soho".

E in effetti ultimamente la vostra offerta si sta notevolmente abbassando come target di mercato.


"Va precisato, però, che con Linksys, che al nostro interno rimarrà una piattaforma che continuerà a vivere con il proprio marchio, ci rivolgiamo esclusivamente al mercato domestico. Invece, un altro discorso è legato alla gamma che si abbassa, in quanto pur essendo rivolta alle Pmi, mantiene tutte le caratteristiche software tipiche di Cisco, il che significa che anche i router o gli switch entry hanno le stesse peculiarità di quelli di fascia alta".

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