Tonfo del -3,6% per l’Ict italiana

I dati 2011 snocciolati da Giancarlo Capitani, amministratore delegato di NetConsulting, evidenziano dinamiche peggiorative sia per la componente It (-4,1%) che per quella Tlc (-3,4%). Confidenza nell’Agenda Digitale per sostenere una decrescita minore delle attese per il 2012.

Prossima ad abbandonare la misurazione del mercato Ict così come l'abbiamo intesa fino a oggi, la fotografia scattata nell'anteprima del 43esimo Rapporto Assinform dal presidente Paolo Angelucci e dal direttore della realtà associativa che fa parte di Confindustria Digitale, Antonello Busetto (succeduto lo scorso settembre a Federico Barilli - ndr), mostra tutti i limiti di un Paese fermo al palo.

Perché se è vero che, nel 2011, il mercato Ict mondiale è aumentato del 4,4% attestandosi a quota 3.250 miliardi di dollari, la controparte nostrana è scesa del 3,6% riportando due dinamiche peggiorative sia per la parte It che per quella Tlc decresciute, rispettivamente, del 4,1 e del 3,4%.

Maglia nera alla parte hardware, che sul terreno della disaggregazione ha lasciato 9 punti percentuali, dopo il +2,8% riportato dodici mesi prima, e trascinando nel baratro con sé l'assistenza tecnica.

Tanto che Giancarlo Capitani, amministratore delegato di NetConsulting, non fatica a riconoscere come «il consuntivo 2011 si sia rivelato estremamente peggiore rispetto alle previsioni semestrali messe a punto lo scorso anno».
Ma tant'è.

L'It vista dal mondo
Nell'attuale scenario macroeconomico mondiale, misurata in termini It, l'Italia non è la sola ad aver disatteso una ripresa smentita in corso d'anno, che si è rivelata importante solo in Paesi Bric come la Russia, «dopo un 2010 non particolarmente positivo» e negli Stati Uniti (+3,1%), «dove le politiche espansive dell'amministrazione Obama hanno cominciato a dare i loro frutti».

Sempre in ambito It, al netto del Giappone, l'area dell'Asia Pacifico raccontata dall'analista è cresciuta del 6,3%, mentre l'Europa - eccezion fatta per la Germania (+2,3%) - ha riportato una crescita dello 0,5% «con il Bel Paese che, insieme al -5,3% riportato dalla Spagna, ha registrato i risultati peggiori».

In Italia non si investe in tecnologia
Senza ombra di dubbio, da noi, a pesare sono state le performance di spesa negative che hanno coinvolto sia le famiglie che le imprese di tutte le dimensioni.
Nello specifico, «le Pmi confermano la mancanza di investimenti in tecnologia, da sempre ritenuta né strategica né, tanto meno, indispensabile». Non va meglio sul versante delle grandi imprese dove, in generale, «la riduzione della spesa consegue a fenomeni di consolidamento ma anche a una scarsa propensione all'investimento in Ict da parte del top management che, spesso, si ostina a considerare quest'ultimo un costo e non una leva per la competitività».

Il risultato è che ad andar male sono sia la componente dimensionalmente più importante del mercato, ovvero i servizi (-2,6%), sia quella software (-1%) che il già citato hardware «sul quale - è l'ulteriore riflessione - hanno pesato i risultati riportati dai personal computer che, tablet esclusi, sono decresciuti in termini di unità del 16,2%, ma anche in termini di singole voci, riportando una decrescita dei desktop e dei portatili, rispettivamente del -17,3% e del 16,2%».

Aspettando Windows 8

Come se non bastasse, «il ridotto potere di acquisto delle famiglie ha fatto in modo che il consumer incidesse su questi dati in maniera estremamente negativa», anche se in questa fascia di prodotto il calo osservato è di natura strutturale, «in quanto è in corso un processo di sostituzione in cui è la portabilità del device a guidare le scelte degli utenti trascinando i circa 428mila tablet commercializzati nel 2010 agli 858mila del 2011».

Intanto, in attesa che le tavolette vengano realmente adottate anche in azienda, non solo per navigare su Internet o per consultare la posta elettronica, «a utilizzare questi strumenti in maniera significativo sono, al momento - conferma Capitani -, le forze vendita nei settori pharma e fashion, anche se riteniamo che con l'avvento del nuovo sistema operativo Microsoft, il mercato dei tablet subirà un riassetto dividendosi in una parte Premium, con device di fascia alta e accesso a servizi a pagamento, e una mass market caratterizzato da dispositivi di prezzo molto più contenuto e un accesso a servizi gratuiti».

Decrescita Tlc, trionfo smarphone
Nello scenario appena tracciato, anche il mercato italiano delle telecomunicazioni riporta un'ulteriore saldo di decrescita pari al 3,4% confermando quanto già manifestato nel 2010, «ossia che la parte mobile (-4,4%) non è più il traino delle Tlc e che, dopo anni di cali consistenti e di natura strutturale, la rete fissa sta lentamente raggiungendo un suo equilibrio con riduzioni contenute (-2,2%) anno su anno».

Ciò detto, per Capitani lo squilibrio dimensionale più evidente riguarda, semmai, il confronto tra la componente dei servizi (-4%) e quella degli apparati «che, in vista del refresh tecnologico atteso, anche se limitato ad alcune componenti interne, ha riportato un -0,9% migliorativo rispetto ai dati 2010 contribuendo, con i suoi 20 milioni di dispositivi cellulari, di cui ben 5,3 milioni di smartphone, ad attenuare la riduzione in termini di valore complessivo del segmento stesso».

Allarme connettività a Internet 

Sulla medesima falsa riga, nell'ambito dei Vas su rete fissa, il 2011 è stato un anno piuttosto positivo «grazie ai servizi di datacenter, a quelli Web e alle comunicazioni satellitari, mentre un fattore di criticità sul quale riflettere è la connettività a Internet che, per la prima volta, ha fatto registrare un andamento stazionario e non positivo come negli scorsi anni».

A preoccupare sono anche quei 13 milioni e 410mila accessi alla banda larga in Italia riportati alla fine del 2011, per una crescita del tutto limitata e pari all'1,1%, «a resoconto di un mercato che non è può ritenersi saturo, se non nelle aree in cui la banda larga è disponibile».

Per quanto riguarda, infine, i servizi di rete mobile, la situazione tratteggiata dai dati NetConsulting è estremamente peggiorativa proprio sulla componente fonia che, rispetto al 2010, segna un -9,2% «che nemmeno la crescita del 5,5% riportata dai servizi a valore aggiunto può pensare di compensare».

Incertezze ma anche molte luci
Come di consueto, nonostante i poco incoraggianti dati di previsione per il 2012 della Banca d'Italia, che indicano un decremento atteso del -4,9% per i soli dati relativi agli investimenti fissi lordi, Capitani non si esime dal prevedere un mercato in decrescita minore, rispetto al 2011, «sia nel comparto It che in quello Tlc dove i numeri dovrebbero attestarsi, rispettivamente, a quota -2,3 e -2,1%».

Questo alla luce degli effetti indotti attesi dall'Agenda Digitale e dalle diverse declinazioni regionali che verranno via via implementate.

Così, se le ombre continuano a essere rappresentate da contrazioni dei budget It, dalla stagnazione della domanda da parte delle Pmi e dalla scarsa presenza di nuovi progetti innovativi, «a crescere - per Capitani - saranno la domanda di outsourcing per ridurre i costi e semplificare la tecnologia, e il cloud computing a supporto delle piccole e medie imprese».

Ancora una volta le opportunità non mancano. Bisognerà vedere se cittadini-consumatori e aziende sapranno coglierle.

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