Stefano Venturi (HPE): Favorire lo spin-in per far crescere il sistema delle startup

Sefano Venturi HpIn occasione del varo ufficiale di GrowITup, l’iniziativa promossa da Microsoft insieme a Fondazione Cariplo e Cariplo Factory per sostenere l’imprenditoria innovativa in Italia, abbiamo incontrato Stefano Venturi, amministratore delegato di Hewlett Packard Enterprise Italia, partner tecnologico, insieme ad Accenture ed Avanade, dell’iniziativa e ci siamo confrontati con lui proprio sul tema delle startup.

 
Sappiamo che le contaminazioni vengono dalle startup, ma ciò che è realtà negli Stati Uniti, in Italia sembra essere ancora i blocchi di partenza”, è la sua premessa.
Una fotografia desolante, secondo Venturi, che sottolinea la necessità di far partire il circolo virtuoso, alimentando il sistema.
Un circolo virtuoso che, a suo avviso, dovrebbe prevedere anche azioni di spin-off, ma soprattutto spin-in.

Spin-in è una forma di investimento in ricerca e sviluppo nel quale un’azienda è di fatto l’unico investitore in una startup. Nello spin-in vengono fatti confluire dipendenti e ricercatori con l’obiettivo di sviluppare un prodotto o un servizio innovativi. Al termine del percorso, la società si impegna a riacquistare la startup per un prezzo predeterminato e molto interessante.

In Italia – continua Venturi – non ci sono esperienze di questo tipo. Ma proviamo a pensare a quante aziende ci sono ad esempio nella meccatronica, che hanno trovato il loro modus vivendi, il loro equilibrio sul mercato e di fatto non innovano più”.
Lo spin-in, secondo Venturi, significa offrire ai propri talenti aziendali l’opportunità di lavorare su progetti nuovi e innovativi, dando loro il capitale di rischio: significa liberare l’innovazione.
Questo significa offrire opportunità non solo e non esclusivamente ai giovani, tenendo anche presente che il capitale di rischio si muove più volentieri là dove ci sono persone con esperienza”.

Il ruolo del capitale di rischio

Il capitale di rischio è essenziale, soprattutto in un sistema come il nostro nel quale le startup sono sottocapitalizzate: “Bisogna incoraggiare gli accantonamenti, perché si creino fondi importanti. Non parlo di equity investment, ma di fondi di una certa consistenza”.
A una condizione: che vi sia chiarezza nella selezione dei destinatari dei fondi. “La logica degli investimenti a pioggia non va bene: dobbiamo puntare a far partire un ecosistema importante, creando consenso e aggregando tanti attori, così che i capitali aumentino. Per farlo la selettività è importante, così come importanti sono, in fase di valutazione di una startup, il modello di business e il gruppo di management”.

Gli investimenti di HPE

Concretamente, GrowITup è solo l’ultima, in ordine di tempo, delle iniziative nazionali e internazionali cui HPE ha scelto di prendere parte a sostegno dell’imprenditoria innovativa.
Già due anni fa, la società aveva lanciato Pathfinder, indirizzato a startup che si occupano di big data, sicurezza, cloud e data center. Semplicità nella formula di accordo, velocità nella messa in opera sono i due atout del programma.
Sempre restando in ambito Big Data, la società ha sviluppato il progetto Haven Startup Accelerator per consentire l’accesso alle tecnologie big data e analytics, a partire da Vertica, passando per LoadRunner, Agile Manager o ancora LeanFT.
Tutta italiana è invece l’iniziativa che vede la collaborazione di HPE con Assolombarda, di cui Stefano Venturi è membro del Consiglio di Presidenza.
Il progetto si chiama Start-up Town, è stato lanciato nel mese di aprile 2014 con l’obiettivo di creare una connessione diretta tra gli innovatori e il tessuto imprenditoriale locale. Vi hanno preso parte finora 210 startup, che hanno accesso ai servizi e alle consulenze di Assolombarda a titolo gratuito per i primi 4 anni, oppure fino al raggiungimento dei 500.000 euro di fatturato.

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