Il modello software defined riduce la complessità delle infrastrutture

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Gestire le infrastrutture IT non è mai stato un compito semplice, ma negli ultimi tempi la complessità delle organizzazioni è aumentata almeno di un ordine di grandezza.

Le esigenze di mercato si sono fatte più pressanti, e hanno richiesto l’adozione di strumenti più performanti e tecnologicamente avanzati. La tecnologia di per sé ha fatto passi da gigante, offrendo alle aziende una varietà di possibili applicazioni, destinate a rendere più efficaci i processi. E, non ultime, anche le necessità di compliance si sono fatte più stringenti (come nel caso del GDPR), chiamando le aziende a un controllo più stretto delle proprie piattaforme tecnologiche.

Come ci spiega Andrea Sappia, Solutions Architect Italy di Infinidat, questa crescente complessità tecnologica, porta con sé una crescente difficoltà nella gestione delle infrastrutture. Difficoltà che nascono da numerosi fattori, tra cui la continua espansione dei dati generati dall’utilizzo di nuove tecnologie e soluzioni, Intelligenza Artificiale, Internet of Things, Big Data, per citarne solo alcune.

Andrea Sappia, Solutions Architect Italy di Infinidat

Le aziende operano in un sistema economico aperto e dinamico, caratterizzato da un livello di prevedibilità molto basso, in termini di prospettive di gestione e scelta delle componenti IT da implementare; della quantità di dati generati, da amministrare, archiviare e proteggere. Inoltre, hanno bisogno di elaborare e analizzare grandi volumi di dati strutturati, semi-strutturati e non strutturati, provenienti da centinaia o migliaia di fonti, interne ed esterne all’azienda.

Secondo un’indagine di Idc su un campione di CIO, circa un terzo ammette inefficienze a livello infrastrutturale e applicativo che impediscono il progresso delle iniziative di digital transformation.

In pratica, un’azienda su tre è ancora oggi frenata nei progetti di innovazione digitale a causa di infrastrutture IT inadeguate.

Situazione che conferma il rallentamento digitale in molte organizzazioni del nostro paese, che oggi fanno ancora affidamento su architetture e sistemi legacy, senza tenere in considerazione le esigenze di protezione, agilità e scalabilità, sempre più importanti per creare infrastrutture performanti e a prova di futuro.

Alla base di tutto diventa prioritario definire un piano di storage, che garantisca elevate capacità, disponibilità e affidabilità a file e dati che si spostano in tutte le direzioni, dal cloud all’on premise e dall’on premiseal cloud.

La situazione non cambia nemmeno quando si parla di infrastrutture fortemente virtualizzate. Se la virtualizzazione offre una serie di vantaggi importanti a livello di ottimizzazione delle risorse, anche una proliferazione incontrollata delle istanze virtuali e delle relative necessità storage porta con sé altri problemi di gestione.

Per Sappia la risposta alla diffusione incontrollata dello storage è il consolidamento su una piattaforma non solo performante ma anche flessibile, in grado di potersi facilmente adattare a diversi ambienti e workload.

Un sistema in grado di gestire i sistemi tradizionali e quelli virtuali, ma anche di interfacciarsi in modo ottimale con le istanze di tipo cloud, che siano interne o esterne. I vantaggi in questo senso sono molteplici, e vanno da un’amministrazione e gestione più efficienti, a un maggiore utilizzo dello storage fino minori costi operativi.

Tutto ciò, per Andrea Sappia, si può raggiungere spostando l’attenzione dall’hardware al software, passando dai sistemi in sé all’intelligenza che li governa, che può e deve seguire logiche di business. Che si tratti di networking, di connettività o di storage, in questo senso la chiave è un approccio software-defined.

Nel caso dei dati, affidarsi ad algoritmi matematici avanzati invece che a media specifici permette di sfruttare al meglio le risorse a disposizione, garantendosi flessibilità ma anche resilienza e, nel breve come nel lungo periodo, costi decisamente più contenuti, adatti alle esigenze di ogni organizzazione.

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