Smau: quando la fiera diventa rete

Dal convegno inaugurale dell’edizione 2008 di Smau, un paradigma per le aziende in fiera.

Il problema è culturale. Sono in molti a ripeterlo nel corso del convegno che apre l’edizione 2008 di Smau.
La contingenza economica fa la sua parte, non v’è dubbio. Così come la fa la fisionomia del sistema economico italiano, così sbilanciato sulle piccole e medie imprese.
Ma questo non è sufficiente a giustificare il bivio di fronte al quale sono in molti a trovarsi: decidere, decidendo in fretta e bene, oppure chiudere.

Manca conoscenza, spiega Pierantonio Macola, che apre i lavori. Mancano soluzioni di supporto al business, che sono qualcosa di profondamente diverso dalle sole tecnologie. Manca, anche, una via italiana.

E questa prolusione a Macola serve ancora una volta per inquadrare il nuovo corso di questa manifestazione, oggi proposta come “piattaforma nella quale convergono gli operatori del mercato che convogliano sia conoscenza, sia soluzioni”.

In questo format, che si sviluppa lungo 35.000 metri quadri espositivi, che richiama 483 espositori, e coinvolge 150 relatori, grande spazio ha la sezione formativa, con incontri di 50 minuti e una formula meno accademica, molto orientata sui casi pratici. “Parliamo la lingua della domanda”, è l’impegno di Macola.

Gli fa eco, in questa visione, Claudio Artusi, presidente di Fieramilano. “Ciò che accade qui è il paradigma del nostro concetto di fiera: una rete nella quale i soggetti non sono più solo acquirente e venditore, espositore e visitatore, ma tutti coloro che partecipano alla creazione del valore. Perché la ricchezza non è solo il portafoglio ordini, ma il poter tornare con nuovi strumenti, stimoli, informazioni, oltre a una rete di relazioni che possono far ripensare il modo di fare business”.

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