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Smartwatch con GPS, sei modelli fra cui scegliere

Capaci di risollevare il settore dell’orologeria tradizionale in difficoltà, gli smartwatch con GPS hanno aperto una nuova via nel mondo dei dispositivi elettronici di largo consumo. Arrivando presto a rivelarsi complemento ideale anche per il lavoro, soprattutto in mobilità.

Per dare un’idea, secondo le più recenti stime Canalys riferite al primo trimestre 2020, si parla di un mercato nel quale sono state vendute 14,3 milioni di unità. Vale a dire un incremento del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

In termini di fatturato, IDTechEx stima per l’intero 2019 la cifra non differente di 70 miliardi di dollari, calcolata considerando però anche i modelli più semplici, classificati nella categoria fitband e tracker. In pratica, contapassi o poco più. Nonostante la facile previsione di almeno un paio di trimestri difficili, il settore viene valutato in recupero già entro la fine dell’anno.

Nel mondo smartwatch i contendenti sono tanti. I veri protagonisti però, autori di almeno due terzi delle vendite sono in pochi, soprattutto quando si guarda ai modelli più versatili, quelli dotati di memoria RAM interna e GPS.

Apple Watch 5 indica la strada

Su tutti svetta indiscussa Apple. Piaccia no, il vero protagonista quando si parla di smartwatch. Se non autentico pioniere, sicuramente con il merito di aver portato il wearable al centro dell’attenzione. Arrivato alla versione Watch 5, con il successore atteso per settembre, ambisce di diritto al ruolo di guida del settore.

Oltre alla stretta integrazione con l’ecosistema Apple e un sistema operativo iOS unico, Watch 5 presenta in effetti diverse caratteristiche da sottolineare. A partire da una scelta molto accurata dei materiali, come titanio e ceramica per la cassa da 40 mm o 44 mm e display da 368×448 pixel.

Oltre a dettagli come la recente introduzione della bussola digitale, la vera sfida lanciata da Apple è attualmente quella nel settore medicale. Tra i modelli consumer, Watch 5 è infatti tra i pochi a poter vantare una certificazione, per la funzione EGC. Come per tutti gli altri invece, resta in sospeso l’attivazione del sensore per l’ossigenazione del sangue.

Altro aspetto originale, una modalità always-on, con un sensore in grado di regolare l’intensità luminosa. In questo caso, il movimento del polso non provoca l’accensione, ma semplicemente un aumento di luminosità. Soluzione elegante, chiamata comunque a fare i conti con i consumi, nonostante l’apporto del sistema LTPO (Low-Temperature Polycrystalline Oxid ) sviluppato in casa.

A segnare la differenza, per Apple sono storicamente i dettagli. In questo caso, oltre a una ricca offerta di cinturini, anche le più concrete funzioni per chiamate di emergenza ai rispettivi numeri nazionali, o il fonometro integrato per allertare su livelli di rumore potenzialmente dannosi.

Apple Watch 5 non nasconde l’ambizione di collocarsi nella fascia altra di mercato. I 559 euro del listino sono in linea con la filosofia dell’azienda. A conti fatti, neppure troppo lontano da buona parte dei diretti rivali. Unico punto debole, un’attenzione solo parziale alle attività sportive dove altri invece hanno trovato il punto di forza, forse ancora troppo sottovalutato in fase progettuale.

Samsung in ottima forma grazie a Watch Active 2

In termini di ambizioni e dichiarazioni, il più importante tra questi resta lo storico rivale Samsung. Nel caso, con il Galaxy Watch Active 2, in attesa di toccare dal vivo a breve il nuovo e atteso Galaxy Watch 3.

Come lascia intendere il nome, la strategia Samsung è orientata all’attività fisica. Non tanto come semplice movimento con gli ormai irrinunciabili conteggi su passi, distanza, calorie e frequenza cardiaca. La sfida in questo settore è tutta orientata alla capacità di sfruttare uno smartwatch con GPS per fornire agli appassionati sportivi più dati possibili, affidabili e affiancati da indicazioni utili a migliorarsi.

Questo, Samsung lo insegue con uno dispositivo dalla cassa rotonda disponibile in versioni da 40 mm e 44 mm di diametro, in varianti di materiali tra acciaio inossidabile e alluminio. Il display misura 1,1”.

La vocazione sportiva si traduce nel riconoscimento automatico multidisciplina e un catalogo completo di 39 specialità. Le informazioni raccolte vengono combinate con l’analisi del sonno, al momento ancora uno dei pochi punti deboli di Apple, e la gestione dello stress, per indurre e guidare in momenti di rilassamento.

Tra le sfide più recenti, il riconoscimento vocale integrato. Al riguardo, la scelta Samsung è di quelle ambiziose. Invece di affidarsi agli standard Amazon Alexa o Google Assistant disponibile sul sistema operativo Android, si è optato per la via proprietaria del sistema Bixby, attraverso il quale  effettuare chiamate o inviare messaggi.

Anche la sfida nel settore medicale non viene sottovalutata. Anzi, al riguardo Samsung può vantare qualche risultato interessante. ECG e ossigenazione del sangue in questo caso sono state attivate, ma solo sul mercato interno coreano.

Puntando sulla potenziale forza di un ecosistema completato da smartphone e auricolari, Samsung Galaxy Active 2 scende solo in parte a compromessi sul prezzo. Dalla versione base a 299 euro, salendo per dimensione e qualità dei materiali, si può arrivare fino a 419 euro.

 

C’è fēnix 6 in vetta alle ambizioni di crescita Garmin

D’altra parte, il prezzo è un terreno di confronto solo parziale per gli smartwatch con GPS. Forti di un mercato ancora in crescita, il confronto è più dipendente da design, funzioni e buona reputazione.

Esattamente quanto non manca a Garmin, la cui ampia offerta è ben rappresentata dal fēnix 6, ambasciatore tra l’altro della innovativa tecnologia Power Glass, una sottile lente fotovoltaica trasparente applicata al vetro del display.

I punti di forza di fēnix 6 sono però anche altri. La spiccata propensione all’avventura è di per sé una spinta all’affidabilità sia nei componenti sia nelle prestazioni, intese soprattutto come funzionalità e autonomia. Tra dimensioni e materiali, le versioni disponibili sono sei, con diametro tra 1,1” e 1,3”. Risoluzioni da 260×260 pixel a 280×280 pixel.

Storicamente, Garmin è uno strumento molto utilizzato dai runner. Di conseguenza, grande attenzione alle relative opzioni, come per esempio la non scontata PacePro, pronta a fornire suggerimenti guidati sulla strategia di corsa da mantenere.

Grazie anche alle mappe integrate, il GPS permette di andare oltre la semplice registrazione di attività fisiche, senza naturalmente doversi appoggiare allo smartphone. Nel caso specifico, dopo aver caricato il percorso, vengono mostrate informazioni in tempo reale sul passo corrente da seguire in relazione alle diverse pendenze del tracciato di gara, con aggiornamenti continui durante l’esercizio.

Non manca però naturalmente l’attenzione anche agli altri sport. Per  gli appassionati di sci, sono memorizzate oltre duemila località sciistiche con nomi e coefficienti di difficoltà delle piste e 41mila campi da golf nel mondo. Per i ciclisti invece, ClimbPro, analizza il profilo altimetrico di un percorso e rileva le sezioni di salita più impegnative.

Garmin fēnix 6 è a tutti gli effetti un prodotto particolare, quindi anche abbastanza costoso. Si parte infatti da 599 euro per arrivare alle soglie degli 859 euro nella versione con ricarica fotovoltaica.

Suunto 7, alternativa sicura per l’avventura

Sulla stessa linea, per forme, funzioni e destinazione d’uso, si colloca anche Suunto. Fortemente specializzata, la casa finlandese può contare su un pubblico selezionato e al tempo stesso fedele. In particolare, tra gli smartwatch con GPS, si distingue Suunto 7, anche il più recente nell’offerta.

Tra le caratteristiche, spicca prima di tutto una scelta non scontata. In mezzo a tante soluzioni proprietarie per il sistema operativo, Suunto 7 scommette su WearOS, il software Google i cui riscontri sul mercato non si sono ancora rivelati all’altezza delle attese.

Questo tuttavia ha permesso di dedicare maggiori risorse allo sviluppo della meccanica e dell’elettronica, con risultati certamente interessanti. Grazie anche alle mappe anche in questo caso integrate, è concepito per operare in massima autonomia.

Considerata la forte vocazione all’outdoor, una considerazione non da poco, quando si ha la necessità di doversi orientare tra montagne o luoghi remoti dove non si può contare su una connessione, neppure via smartphone.

Di una certa importanza di conseguenza anche le dimensioni, con una cassa da 50 mm. Per un peso tutto sommato contenuto in 70 grammi, compresa una batteria sufficiente a garantire autonomia per un paio di giorni, senza abusare del GPS.

La scelta di WearOS comporta anche alcune ripercussioni da non sottovalutare. Il sistema operativo Google porta infatti in dote l’intero corredo di app, tra cui Fit, Assistant, Pay  e tutto quanto di compatibile disponibile sullo store. Il prezzo parte da 479 euro.

Huawei Watch GT 2, alternativo a partire dal prezzo

Del tutto particolare il discorso relativo a Huawei. Le grandi ambizioni di allargare al mondo smartwatch i favori  incontrati tra gli smartphone, si sono scontrati con l’imprevista lite sul fronte internazionale con gli USA.

La scelta di ridisegnare un sistema operativo proprietario tutto nuovo ha di conseguenza ritardato il lancio di Watch 3, lasciando quindi al momento a Watch GT2 tutto il peso del confronto.

Forte però di un prezzo di 159 euro, riesce comunque ad attirare in qualche modo l’attenzione. Per chi è alla ricerca di funzioni standard e non punta all’avventura estrema, un’opzione da prendere in considerazione, considerando anche i potenziali rischi di attendere la versione successiva, con un sistema operativo ancora tutto da provare sul campo.

Nel frattempo comunque, Watch GT2 non fa certo brutta figura. Forme rotonde e sottili, ha un display da 1,39” e il corredo standard di funzioni, assolvendo tutto sommato al compito.

Anche il chip è stato sviluppato da Huawei. Kirin A1 ha anche un occhio di riguardo ai consumi. Grazie anche all’ottimizzazione automatica dell’energia, l’azienda si spinge a dichiarare fino a due settimane senza ricarica.

Utili anche per un monitoraggio effettivamente completo, giorno e notte. Nel primo caso con 85 modalità di allenamento personalizzato, di cui 15 a livello professionistico. Di notte, con l’analisi del sonno e relativa indicazione su potenziali problemi

Versione decisamente popolare di smartwatch, punta anche sulle combinazioni di quadranti disponibili. Originale invece la connessione diretta a uno smartphone Huawei per funzionare da comando remoto per le fotografie.

In attesa di novità, Fitbit Ionic resta ancora attuale

Per completare il quadro non si può fare a meno di chiamare in causa Fitbit, uno dei maggiori protagonisti nella crescita del mercato wearable. Tuttavia, da diversi mesi in difficoltà a reggere il passo di concorrenti più agguerriti e capaci di contare su veri e propri ecosistemi. Inoltre, la vicenda ancora in sospeso dell’acquisizione da parte di Google ha chiaramente minato la serenità che l’ha contraddistinta per anni.

Il risultato è un modello ormai datato quando si parla di smartwatch con GPS integrato. Per quanto certamente interessante e completo, Ionic risale infatti ormai a due anni abbondanti e nonostante le previsioni non ha mai avuto un successore. Il modello al momento simbolo di Fitbit, il Versa 2, è infatti privo di GPS.

Ionic conserva però il merito di aver indicato un’ottima strada al settore. Trasformare cioè lo smartwatch da satellite dallo smartphone a dispositivo indipendente, pronto a brillare di luce propria. Il carattere infatti non manca e tutto sommato resta un modello attuale, grazie soprattutto a diverse caratteristiche a suo tempo innovative.

Nonostante le forme quadrate sposate da Apple e spesso imitate, Ionic mantiene una propria fisionomia, con diagonale di circa 1”, quindi adatto anche ai polsi più sottili. La dotazione completa di sensori per rilevare i parametri legati all’attività fisica è accompagnata da altimetro e sensore di luce ambientale per regolare in automatico la luminosità di un display touchscreen Corning Gorilla Glass 3.

Inoltre, non scontata ancora oggi la connettività Wi-Fi 802.11 b/g/n, così come il chip NFC, importante per sfruttare un altro settore nel quale attendersi in futuro una grande sfida, sulla spinta anche di una maggiore reticenza a maneggiare contanti, i pagamenti contactless. Infine, 2,5 GB di spazio per memorizzare dati e musica da ascoltare direttamente da Ionic.

Resta tuttavia invariato anche il prezzo. Alla luce del’evoluzione, i 269,99 euro iniziano a sembrare più del reale valore di mercato, dove tanto per fare un esempio a questo livello è ormai scontato il riconoscimento vocale.

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