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Smart working e cybersecurity nel post pandemia: non dimenticate la privacy

Smart working nel post pandemia, quali sono le tre priorità per la cybersecurity? Una domanda pertinente e di grande importanza per tutte le realtà italiane (e non solo); abbiamo quindi chiesto un autorevole parere a Sofia Scozzari, membro del Comitato Scientifico Clusit.

L’emergenza Coronavirus ed in particolare il lungo periodo di “lockdown” hanno avuto come effetto collaterale quello di diffondere la pratica dello smart working, adottato per necessità ed in brevissimo tempo (spesso senza adeguata preparazione).

Nonostante i vantaggi immediati, lavorare da remoto, spesso con strumenti personali e in assenza di una infrastruttura informatica e di pratiche di sicurezza opportune, può dar luogo a criticità ed a rischi che devono essere compresi, al fine di poterli mitigare.
In particolare, ci sono tre priorità da considerare per quanto riguarda gli aspetti di cybersecurity.

 

privacy

Attenzione a privacy e riservatezza nella cybersecurity

Dal momento che l’emergenza Covid sta finalmente rientrando, è nuovamente possibile lavorare in modalità “smart” anche da luoghi pubblici, business center e postazioni di co-working.

Questo però ci espone a maggiori rischi di privacy e legati alla riservatezza, rispetto all’attività lavorativa in ufficio.

È importante infatti ricordare di proteggere la confidenzialità delle informazioni e dei documenti a cui si sta lavorando in qualunque contesto, evitando telefonate e conference call in luoghi affollati e facendo uso di canali cifrati quando possibile.

È bene anche evitare l’utilizzo di reti Wifi gratuite (a meno che non facciano uso del protocollo di sicurezza WPA2), evitando di collegarsi a reti aperte (non protette), e bloccare webcam e microfoni quando non sono in utilizzo.

 

sicurezza device

Verificare la sicurezza di dispositivi e connessioni

La sicurezza di dispositivi e connessioni è un aspetto fondamentale per lavorare in sicurezza, e non può essere dimenticato soprattutto se si lavora da casa o comunque da remoto, ovvero in un contesto meno controllato e protetto rispetto ad un ufficio.

L’installazione di sistemi antivirus (sempre aggiornati!) e il costante, immediato “patching” di sistemi operativi ed applicazioni (non appena sono disponibili degli aggiornamenti) devono avere la priorità anche sugli strumenti personali, se sono usati in modo ibrido.

È importante verificare la sicurezza dei protocolli (ad esempio preferire sempre connessioni HTTPS) quando si accede a siti business, durante gli acquisti online e durante l’utilizzo di qualsiasi risorsa remota di tipo aziendale.

Inoltre, quando possibile, è bene utilizzare l’autenticazione a due fattori (2FA) per l’accesso a siti ed applicazioni.

Le password devono essere robuste, sufficientemente complesse e soprattutto diverse per ogni applicazione e servizio: a questo proposito i password manager possono essere un ottimo strumento di gestione, essendo in grado di generare password univoche e di ricordarle per l’utente, conservandole in modo sicuro.

Quando possibile andrebbero utilizzate anche altre soluzioni per innalzare in modo trasparente i livelli di sicurezza delle nostre connessioni: VPN (Virtual Private Networks), software per il blocco di pubblicità ed elementi potenzialmente nocivi (AD Blockers) e l’utilizzo di server DNS (Domain Name System) sicuri (utilizzando il protocollo DNSCrypt ed impostando indirizzi di server DNS protetti da cifratura), sono assolutamente consigliati.

 

cybersecurityEssere consapevoli di rischi e minacce

Malware, phishing, estorsioni (ransomware) e frodi online sono minacce ormai note, ma sempre più diffuse ed attuali.

Vale sempre il consiglio universale di non aprire mai documenti e link sospetti, utilizzando esclusivamente un sistema di sandbox per eventuali verifiche, senza rischiare di danneggiare i sistemi aziendali o di perdere dati.

È bene ricordarsi di scaricare App e programmi solo da fonti attendibili e dagli store ufficiali, contattando l’amministratore di sistema in caso di qualsiasi dubbio.

I siti web illegali (per esempio di streaming video, di scaricamento di software piratato, etc) rappresentano un ulteriore grave rischio di infezione da ransomware e malware e vanno assolutamente evitati.

Le minacce alla cybersecurity possono essere veicolate anche tramite i Social Media, quindi è importante non condividere sugli account Social troppi dettagli riguardo il proprio lavoro o informazioni sui propri clienti, sulle attività in corso, etc.

È anche opportuno sempre verificare che la richiesta di connessione di un collega sia reale, e non realizzata da un malintenzionato.

Conclude l’esperta del Comitato Scientifico Clusit, è importante eseguire i backup regolarmente con soluzioni approvate dall’azienda e storage esterni non permanentemente connessi alla workstation (in caso di ransomware questo accorgimento potrebbe salvare i dati).

Sofia Scozzari
Sofia Scozzari

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