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Sfocatura creativa con Photoshop CS6

La maggior parte delle fotocamere digitali tende a produrre immagini con un’elevata profondità di campo, in cui tutti gli elementi sono più o meno nitidi, ma non sempre è questo il risultato che si vuole ottenere. Se vogliamo far risaltare un soggetto dallo sfondo una delle possibilità è quella di ridurre al minimo la profondità di campo, ovvero l’intervallo di distanze dal punto di ripresa in cui un soggetto è nitido. La profondità di campo di un obiettivo diminuisce con l’aumentare della lunghezza focale e aumenta con la distanza dal soggetto e utilizzando i valori di diaframma più elevati. Vale la pena sottolineare che per determinare la profondità di campo si deve considerare la lunghezza focale effettiva dell’obiettivo e non la sua lunghezza focale equivalente, corrispondente cioè a quella che dovrebbe avere un obiettivo di un apparecchio fotografico 35 mm capace di fornire la stessa inquadratura dalla stessa posizione di ripresa.

Come conseguenza, per avere la stessa profondità di campo, e quindi produrre lo stesso grado di sfocatura, l’obiettivo di una compatta con un sensore di piccole dimensioni, 1/2 pollice per fare un esempio, dovrebbe avere la stessa lunghezza focale effettiva, ma produrrebbe un’inquadratura simile a quella di un obiettivo per il formato 35 mm che abbia una lunghezza focale sei volte superiore. Per riprendere lo stesso soggetto, ci si dovrebbe però allontanare, con il risultato di aumentare la profondità di campo che come abbiamo detto in precedenza aumenta con la distanza fra la fotocamera e il soggetto.

In pratica, volendo ottenere immagini con una profondità di campo il più ridotta possibile, dovremmo utilizzare una fotocamera con un sensore di grandi dimensioni e obiettivi con maggiore apertura, caratteristiche queste che raramente si trovano in una fotocamera digitale compatta. Le tre foto della figura  mostrano i differenti risultati che si ottengono riprendendo lo stesso soggetto dalla stessa distanza con una compatta dotata di zoom regolato a una focale equivalente di 125 mm e diaframmato a f5,6 (a sinistra), una reflex Nikon con sensore DX e obiettivo 85 mm, equivalente quindi a un 127 mm di una reflex full-frame, impostato sullo stesso valore di diaframma f5,6 (al centro) e con diaframma f2,0 (a destra). Anche limitando il paragone fra le prime due fotografie, le differenze nella profondità di campo sono evidenti.

Nitidezza controllata
Oltre ai limiti fisici imposti dalla fotocamera che stiamo utilizzando, ci sono situazioni in cui non è proprio possibile ridurre come vorremmo la profondità di campo, ad esempio se dobbiamo comunque utilizzare un obiettivo grandangolare per riprendere un determinato soggetto e non possiamo isolarlo in alcun modo dallo sfondo in cui è collocato.
Già con le precedenti versioni di Photoshop erano presenti diversi filtri di sfocatura che potevano essere applicati a zone delle immagini delimitate da una selezione creata con uno dei tanti strumenti messi a disposizione dal software.
Come vedremo in uno degli esempi che descriveremo fra poco, questo procedimento richiede diversi passaggi e può anche essere necessario dover ricominciare tutto da capo se non si è pienamente soddisfatti del nostro lavoro.
Una maggiore possibilità di affinamento del risultato finale si può avere trasformando l’immagine in oggetto avanzato: anche in questo caso occorre comunque creare una maschera, ma il vantaggio consiste nella possibilità di poterla modificare in seguito e di poter variare il grado di sfocatura delle zone selezionate anche dopo aver salvato l’immagine, sempre che si utilizzi il formato PSD.

Con la versione CS6 di Photoshop non è più indispensabile creare prima una selezione: questa viene generata in modo interattivo in quella che è denominata Galleria sfocatura, visualizzando un’anteprima del risultato finale praticamente in tempo reale, almeno con i Mac più recenti che possono giovarsi dell’Adobe Mercury Graphics Engine per sfruttare la potenza di calcolo della GPU (Graphics Processing Unit) della scheda grafica. Nella sezione Prestazioni delle Preferenze di Photoshop è possibile verificare quali funzionalità siano effettivamente supportate dalla scheda grafica del nostro Mac.
Alla Galleria sfocatura si accede scegliendo uno qualsiasi dei primi tre filtri dell’elenco che compare selezionando Filtri > Sfocatura. Questi sono denominati Campo Sfoca (Field blur), Sfocatura diaframma (Iris blur) e Scostamento inclinazione (Tilt-Shift). Abbiamo lasciato tra parentesi la corrispondente denominazione inglese poiché la traduzione in italiano non ci sembra particolarmente “brillante” e si poteva benissimo evitare nel caso del Tilt-Shift, filtro utilizzabile per generare l’oramai classico effetto miniatura che fa sembrare la fotografia di un paesaggio come se fosse quella di un plastico in scala. I tre nuovi filtri di sfocatura possono anche essere applicati contemporaneamente e condividono la stessa interfaccia di gestione in stile touch che permette cioè di sfruttare al meglio le funzionalità offerte dal trackpad dei MacBook o il Magic Trackpad.
Per questo tutorial abbiamo utilizzato la versione di prova di Adobe Photoshop CS6 Extended che può essere scaricata gratuitamente dal sito Adobe ed è pienamente funzionale per un periodo di 30 giorni.


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