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Retelit: contribuire alla transizione verde con il supporto delle tecnologie

La situazione economica globale, in cui i costi dell’energia stanno giocando un ruolo centrale, impone scelte strategiche non semplici per il settore ICT. La posta in gioco è altissima: il futuro del Paese dipende in larga parte dalla capacità di affrontare trasformazione digitale e transizione ecologica nel modo più efficiente possibile. Ne parliamo con le realtà leader di mercato, affrontando con loro le tematiche più calde.

Alle nostre domande risponde Francesco Fontana, Chief Transformation Officer di Retelit.

Come pensate di coniugare le esigenze di sostenibilità ambientale, efficienza energetica e costante crescita di potenza di calcolo richiesta?

Le tecnologie possono dare alcune risposte concrete in merito all’adozione di modelli di economia circolare. L’industria delle Tlc, in particolare, gioca un ruolo fondamentale nella transizione verde, non solo in quanto consumatore pesante di apparecchiature, dispositivi e soluzioni Ict, ma anche come abilitatore di servizi innovativi, in grado di ottimizzare i processi e ridurre i consumi energetici.

Dal punto di vista di consumo di energia, si tende solitamente a pensare che il web sia una sfera immateriale e, pertanto, sostenibile. L’elaborazione e l’archiviazione dei dati prodotti e scambiati in rete, al contrario, avviene in luoghi fisici che consumano molta energia: i Data Center, senza considerare la catena di tecnologie attive utilizzate nel trasporto dei dati, fino a dentro casa dell’utente.

Il parametro più importante con cui valutare l’efficienza energetica dei Data Center è il PUE (Power Usage Effectivness), che definisce quanta potenza elettrica sia dedicata all’alimentazione degli apparati IT rispetto a servizi ausiliari come il condizionamento o le perdite dei trasformatori. La misura ideale del PUE è pari a 1 e indica che tutta l’energia assorbita dall’impianto viene utilizzata per gli apparati IT, senza quindi nessuna dispersione. Attualmente la media mondiale dei Data Center si aggira attorno al valore di PUE pari a 1,8.

Francesco Fontana, Chief Transformation Officer di Retelit
Francesco Fontana, Chief Transformation Officer di Retelit

Retelit – che possiede 19 Data Center, 18 in Italia e 1 in Austria – è costantemente impegnata in azioni di efficientamento energetico delle proprie server farm, sostituendo i condizionatori e le stazioni di energia più vecchie e quindi più energivore e selezionando apparati di cloud computing e networking con più basso assorbimento energetico. Grazie a questi interventi, abbiamo stimato 538.00 kWh di potenza elettrica risparmiata, solo per la componente Data Center: attualmente i Data Center di Retelit presentano un PUE medio di 1,48, quindi già ben al di sotto della media globale. A seguito dei nuovi interventi, raggiungeranno una media di 1,43, con picchi di 1,36.

Dall’altra parte, la tecnologia può svolgere un ruolo importante come abilitatore di risparmio energetico. Pensiamo per esempio al  binomio 5GInternet of Things: la grande mole di dati che grazie alle reti mobili di nuova generazione potranno essere raccolti dai sensori abilita l’uso di piattaforme di Big Data/Analytics e soluzioni di intelligenza artificiale in grado di migliorare l’efficienza energetica e di ridurre le emissioni di CO2 in diversi settori industriali, rendendo più efficienti alcuni processi. È il caso della logistica, degli interventi di manutenzione sugli impianti di fabbrica e sul campo, dei progetti legati alle smart cities, tutti ambiti in cui la tecnologia ha già iniziato a dimostrare benefici concreti in termini di efficientamento e riduzione dei consumi, grazie alla condivisione dei dati e all’applicazione dell’IoT.

L’impegno di Retelit per contribuire alla transizione verde con il supporto delle tecnologie abilitanti ha trovato concretezza, per esempio, nella collaborazione con Wattsdat, azienda torinese che offre alle più importanti società di vendita di Energia Elettrica e Gas una serie di servizi attraverso una piattaforma Software As A Service dedicata (Digital Energy). Il progetto si propone di sfruttare le capacità e la flessibilità della piattaforma multicloud di Retelit, alimentata dai dati per rendere più efficienti e sostenibili gli scambi di energia, sia da un punto di vista ambientale che economico.

Il valore aggiunto di questo progetto è di poter collegare fonti come tecnologie, consumi, produzioni a dati economici (prezzi, tariffe e incentivi) al fine di monitorare in modo continuativo sia i flussi di cassa sia il livello di efficienza con cui viene utilizzata l’energia.

L’impegno costante in questo senso è di assoluta importanza, perché l’innovazione porta con sé un naturale aumento degli ambiti energivori: si pensi solo al broadcasting, dove assistiamo alla migrazione verso l’utilizzo di Internet al posto del satellite per la trasmissione, ovviamente legata alla comodità dell’utilizzo on-demand e “any device”. Al posto di una parabola in grado di captare un segnale debolissimo emesso da un unico punto, ora dobbiamo replicare e portare ogni singolo bit fino al device di ciascun utilizzatore.

Dall’approvazione definitiva del PNRR è trascorso oltre un anno. Ad oggi quali risultati ha prodotto sulla trasformazione digitale dell’Italia e quali sono le prospettive?

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, i cui primi progetti sono stati avviati, rappresenta un crocevia strategico per accelerare la corsa alla trasformazione digitale del sistema Paese e in primis della Pubblica Amministrazione.

Il periodo di crisi economica che interessa tutto il mondo occidentale induce a chiederci quali saranno gli effetti sulle iniziative legate al Piano e, in particolare, sui processi di innovazione digitale. Ad oggi, come conferma una recente ricerca condotta da The Innovation Group (“New Normal e Trasformazione Digitale della PA”), il giudizio sui progetti del PNRR e sugli impatti che avranno nel settore pubblico è ampiamente positivo ed è quasi unanime anche l’indicazione che vuole questi progetti proseguire anche dopo la scadenza del piano, proprio perché contribuiranno ad accelerare la digitalizzazione, ad introdurre nuove competenze e a dotare la PA di processi più efficienti, a tutto beneficio di imprese e cittadini.

Serve quindi non fermare questo percorso di rinnovamento che risulta essere vitale per recuperare competitività ed efficienza e serve soprattutto che sia le PA centrali che quelle locali dimostrino le capacità necessarie per spendere in modo adeguato le risorse disponibili, rispettando le scadenze stabilite dall’Unione Europea per attivare e rendere esecutivi i bandi del PNRR e programmare i finanziamenti dei progetti nei modi e nei tempi prefissati.

Ma per poter proseguire in questa direzione e ottenere gli impatti che gli studi evidenziano, sulla strada ci sono ostacoli da rimuovere per evitare nuovi e pericolosi ritardi nella realizzazione o nell’implementazione dei progetti del Piano: complessità legislativa/burocratica, scarsa capacità amministrativa da parte dei soggetti attuatori (PA centrale, aziende, enti locali), mancanza di competenze e difficoltà nel recepire e supportare il processo di cambiamento.

Mai come oggi investimenti e progettualità incidono in modo determinante sul futuro di ogni organizzazione. Quanto sentite vostro il ruolo di partner tecnologico dei vostri clienti?

Quello di partner tecnologico del cliente è il nostro ruolo: Retelit, con la sua offerta, copre infatti l’intera catena del valore dei servizi ICT e della digitalizzazione: dispone sia di infrastrutture proprietarie (una rete in fibra ottica capillare in Italia e nel mondo, Data Center, e infrastrutture di atterraggio di cavi sottomarini per portare in Italia nuovo traffico, Cloud) sia di soluzioni nell’ambito applicativo (SAP, Dynamics, MES) che in ambito Managed IT e Security. Possiamo quindi offrire ai nostri clienti un ecosistema tailor-made composto di elementi integrati, diventando un vero e proprio partner tecnologico per il cliente, appunto.

Per questo investiamo oggi nell’acquisizione di competenze sempre più ampie, che consentano al Gruppo di andare sul mercato come un soggetto unico ma dal business diversificato per coprire un’offerta sempre più composita e integrata nel mondo della rete e dei servizi a valore, oltre che naturalmente nelle infrastrutture.

Il game changer del 2023. Se doveste scegliere una sola tecnologia, quale sarebbe a vostro avviso la scelta vincente per le organizzazioni per il prossimo anno?

Più che di tecnologia, quando pensiamo al game changer del 2023 ci riferiamo alla cybersecurity, che avrà sempre di più un ruolo centrale per le imprese non tanto appunto come tecnologia ma come approccio.

Da una parte, le aziende italiane sono mature e hanno ormai la consapevolezza di dover adottare nuovi business model in ottica data driven, se vogliono perseguire una vera transizione digitale. Dall’altra, l’attualità ha costretto a una presa di coscienza generalizzata circa la crucialità della sicurezza informatica e di un suo controllo il più efficiente possibile.

Le minacce informatiche ad impatto elevato sono infatti in costante aumento (come evidenziato dal Rapporto Clusit 2022). Per realizzare la “fabbrica digitale”, per esempio, è necessario l’utilizzo di servizi e architetture sicure in cui l’impianto si connette e diventa intelligente e che, grazie all’elaborazione di una grande mole di dati raccolti dalla catena di produzione, porta a prendere decisioni migliori e a un migliore utilizzo delle risorse. Non solo: la rete stessa diventa ancor più un punto cardine della sicurezza, grazie alle sue nuove evoluzioni verso orizzonti di virtualizzazione.

Per affrontare questi diversi aspetti della sicurezza in maniera ottimale, è necessario un approccio integrato: rete, macchinari, software, dati in generale non devono essere messi in sicurezza singolarmente, serve strutturare un piano complessivo indirizzato alla sicurezza informatica totale dell’“organismo” azienda. Capita molto spesso, infatti, che le aziende abbiano compiuto diversi  investimenti nella cybersicurezza, ma questi investimenti non sono stati messi a sistema con tutte le procedure e i processi perdendo – di fatto – gran parte dei vantaggi potenzialmente derivanti da quegli stessi investimenti.

Insomma, serve educare anzitutto i manager sul concetto che vede la cybersicurezza come un tema di business prima ancora che un tema informatico. Questa è la frontiera più importante della cybersicurezza in Italia, che nel 2023 diverrà un tema ancor più caldo di quanto già non lo sia: Retelit ha individuato già da tempo questa criticità in molte aziende, e per questo ha strutturato un approccio integrato alla sicurezza – a tutto tondo –, che parte dalla valutazione del livello di maturità dell’impresa per arrivare all’affiancamento nella realizzazione dei progetti, con soluzioni digitali personalizzate e tecnologie integrate calate su misura nel contesto del cliente.

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