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Rete unica in fibra ottica al via in Italia

Articolo aggiornato al 31 agosto

Una cosa è apparsa evidente a tutti, soprattutto durante il lockdown di inizio 2020: una infrastruttura di rete in fibra ottica moderna ed efficiente è indispensabile per sfruttare tutte le nuove tecnologie.

Ad oggi, in Italia sono attivi 3 attori con reti in fibra e copertura nazionale: Fastweb, Tim e Open Fiber. 

I grandi investimenti necessari sia a cablare l’intero Paese che a manutenere la rete stessa stanno determinando un cambio netto di strategie da parte delle telco e non solo.

Sembrano lontani anni luce i tempi in cui i giganti delle telecom puntavano sulla propria miglior copertura del territorio come arma vincente sul mercato.

La discesa vertiginosa dei prezzi, unita al già citato aumento dei costi di sviluppo e gestione delle reti in fibra ottica, ha prodotto risultati impensabili.

Ed è per questo che, da tempo ormai, si parla con insistenza della creazione di una rete unica nazionale in fibra ottica. Una infrastruttura digitale di cui l’Italia ha davvero bisogno, per recuperare il più in fretta possibile il grave gap tecnologico che ci separa dai paesi occidentali (e non solo) più evoluti.

Come è facile immaginare la situazione è molto complessa e non priva di ostacoli. Prima di tutto ci sono riflessioni di natura economica: l’asset costituito dalle reti proprietarie è spesso il più importante per una telco, che per questa ragione non è certo disposta a rinunciarvi a cuor leggero.

Non meno rilevante la difficoltà di far sedere allo stesso tavolo società fra loro in forte concorrenza, e stabilire una governance per una rete condivisa: ogni telco cerca chiaramente di far pendere nella propria direzione il potere decisionale.

Infine, il ruolo della politica che (a buon titolo) non vuole perdere la capacità di controllo sulle “autostrade digitali”, vero ago della bilancia del futuro di questo paese. Non è un caso che Cdp (Cassa depositi e prestiti) sia presente al 50% nel capitale di Open Fiber e all’8% in quello di Tim: un segno tangibile dell’importanza che i vari governi hanno attribuito alle reti in fibra ottica.

Un passo forse decisivo nell’imprimere la giusta accelerazione al processo di unificazione della rete ottica è quello che vede l’ingresso del fondo americano Kkr in Tim. Secondo quanto riferito da La Repubblica, Kkr sarebbe pronto a rilevare una quota di minoranza della rete secondaria di Telecom Italia. Sarebbe questo il preludio verso un più organico accordo che porti alla creazione della rete unica fra Tim e Open Fiber.

La regia del governo Conte, dichiaratamente favorevole ad una rete unica scorporata dalla proprietà di un singolo operatore, potrebbe essere determinante alla buona riuscita di questa intricata operazione.
Ancora tutto da chiarire il ruolo di Cdp, la “cassaforte” pubblica che – difficile immaginare il contrario – vorrà mantenere un ruolo tutt’altro che secondario nella gestione della futuribile rete unica in fibra ottica.

A riprova della grande complessità di questa operazione, la presa di posizione dei sindacati che sottolineano come occorra un soggetto forte  e che questo compito lo possa assolvere Tim, con Cdp rafforzata nell’azionariato, ma mantenendo l’attuale perimetro attraverso il possesso della maggioranza delle azioni. Concludono i sindacati ricordando che la nascente società – il progetto FiberCop dovrà essere aperta da subito a tutti gli investitori interessati ai quali vanno garantiti poteri speciali.

Il cda Tim del 31 agosto dovrebbe quindi dare il via libera all’operazione Fibercop con Kkr con un incasso per la telco di 1,8 miliardi di euro. 

Vi daremo notizia dei prossimi sviluppi di questa vicenda, centrale per lo sviluppo del Paese.

Update 27 agosto

Tim e Tiscali hanno sottoscritto un Memorandum of Understanding per definire i termini di una partnership strategica avente ad oggetto lo sviluppo del mercato ultra-broadband. Il memorandum prevede la partecipazione commerciale di Tiscali al progetto di co-investimento FiberCop, in cui sono previsti il trasferimento della rete secondaria di Tim, la partecipazione del fondo KKR Infrastructure, e le attività in essere in FlashFiber, la joint-venture tra Tim e Fastweb.
Il progetto consiste, in un primo momento, nel razionalizzare la rete di Tiscali creando le condizioni per agevolare la migrazione dei propri clienti sulla rete ultrabroadband di FiberCop. Gli interventi consentiranno inoltre a Tiscali di ridurre in modo consistente i costi di infrastruttura di rete, evitando duplicazioni.
Nel medio-lungo termine e in linea con il piano di sviluppo di FiberCop, l’accordo consentirà a Tiscali di attivare sulla rete di nuova costituzione una quota significativa dei propri accessi.
TIM e Tiscali, inoltre, verificheranno successivamente, nel pieno rispetto dei diritti e delle prerogative riconosciute ai soci in virtù della disciplina statutaria e delle eventuali previsioni parasociali, la possibilità di un eventuale ingresso di Tiscali nell’azionariato di FiberCop attraverso il conferimento di apposito ramo d’azienda, secondo modalità da concordarsi.

Update del 31 agosto

Come largamente previsto, anche in seguito alle notizie emerse nei giorni scorsi, i Cda di Tim e Cassa Depositi e Prestiti hanno dato luce verde alla creazione della rete unica.

Cdp, che vi ricordiamo è sia socia di Tim  che proprietaria al 50% di Open Fiber (analoga quota appartiene ad Enel) ha approvato il memorandum di intenti che porterà alla creazione della rete unica unitamente a Tim stessa.

Dal canto suo, Tim ha approvato (ve lo avevamo anticipato) l’ingresso del fondo infrastrutturale americano Kkr nella gestione della rete secondaria (il tratto in rame fino alle abitazioni o uffici) e di conseguenza verrà creata FiberCop. Della newco farà parte, con il 4,5%, anche Fastweb. La società del gruppo Swisscom porterà in dote il 20% di Flash Fiber.

Ovviamente il piatto forte della rete unica sarà l’unificazione delle reti in fibra ottica, unendo le risorse di Tim e Open Fiber, e dando finalmente il via ad un vero progetto di digitalizzazione profonda dell’Italia, il cui Pil nel secondo trimestre 2020 a causa del Covid-19 è sprofondato ad un drammatico -12,8%.

Si apre fin da subito tuttavia un fronte, peraltro atteso, sul tema della governance della futura rete unica: Sky, Vodafone e Wind Tre hanno già espresso la propria preoccupazione.

Alberto Calcagno, AD di Fastweb, così commenta la firma dell’accordo che sancisce la nascita di FiberCop:

«È il calcio di inizio per una nuova fase nel settore delle telecomunicazioni. L’adesione di CDP – che adesso è più vicina – toglie qualsiasi dubbio sul ruolo di pivot che FiberCop svolgerà nel chiudere definitivamente il gap delle reti a banda ultralarga nel paese.  Con la partecipazione a questo accordo, Fastweb conferma la sua vocazione infrastrutturale: rimaniamo concorrenti agguerriti di TIM sui servizi ma ci impegniamo in modo diretto ed importante sullo sviluppo delle infrastrutture, portando avanti il ruolo di innovatori che ci ha contraddistinto negli ultimi 20 anni. Siamo certi che FiberCop porterà a termine nei tempi stabiliti l’impegno di completare la cablatura FTTH del 55% della popolazione; contestualmente  andremo avanti con il nostro progetto complementare nelle aree grigie e bianche, sfruttando il 5G FWA per portare il miglior servizio ai nostri clienti e mantenendo così la nostra posizione di leadership nella fornitura di servizi di connettività a banda ultralarga.»

 

 

 

 

 

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