Home Speciale Oracle, intelligenza artificiale e ML abilitano la trasformazione digitale

Oracle, intelligenza artificiale e ML abilitano la trasformazione digitale

Lo speciale dedicato alla trasformazione digitale di 01net svela i punti di vista dei più importanti vendor internazionali operanti in Italia;
Oracle è senza dubbio uno di essi, e a rispondere alle nostre cinque domande è Michele Porcu, Direttore Strategia Cloud di Oracle Per Il Sud-Europa

Quali sono le tecnologie oggi alla base della trasformazione digitale dell’economia italiana?

Sono, anzitutto, l’intelligenza artificiale e il machine learning, che abiliteranno centinaia se non migliaia di casi d’uso diversi, scaricando a terra definitivamente il valore dei dati aziendali. Connesse a queste, saranno sempre più importanti anche 5G e IoT: Il 5G sarà la giusta benzina per alimentare in maniera capillare l’IoT e, quindi, produrre nuovi dati ed eventi in tempo reale, garantendo così una migliore interazione, al momento giusto, sia con i clienti e i prospect delle aziende, sia con gli oggetti che compongono la catena del valore.

E poi naturalmente c’è il cloud, che oggi è considerato il modello di sourcing più efficace ed efficiente –  in quanto non è capital-intensive,  quindi anche Pmi e start-up“se lo possono permettere – per sperimentare e, ad esempio, fare progetti pilota o prototipi con le tecnologie più avanzate a disposizione sul mercato.

Michele Porcu
Michele Porcu, Oracle

In che modo si costruiscono le competenze per metterle in azione e per gestirle?

In questo momento le competenze che abilitano la trasformazione digitale delle nostre aziende e della pubblica amministrazione sono assai scarse, in Italia in particolare.

Sarebbe necessario creare indirizzi di scuola media superiore e corsi di specializzazione in ambito universitario su contenuti quali coding, data science e algoritmica/statistica.

Ci sono, è vero, alcune belle iniziative di collaborazione tra vendor/fornitori di sistemi e software e Pubblica Amministrazione, sia al fine di sensibilizzare i giovani e le giovani alle nuove tecnologie,  sia di cominciare a formare i primi professionisti, magari con il supporto ai programmi scolastici e universitari esistenti.

Noi di Oracle siamo impegnati su entrambi i fronti, con i programmi Oracle Academy e Oracle University; nella nostra esperienza, vediamo che ci vorrebbe ancora più coordinamento a livello nazionale sul tema.

Come possono trasformare in valore l’investimento tecnologico le aziende italiane?

Innanzitutto, è fondamentale  che in Italia ci sia un cambiamento di mentalità: cominciare a pensare che la trasformazione digitale e la tecnologia non siano solo un utile supporto per creare pura efficienza, ad esempio riduzione dei costi da capex a opex oppure standardizzazione dei processi con le applicazioni in cloud invece che on-premise, o ancora l’automazione di attività ripetitive e la predicibilità di eventi sulle linee di produzione con AI e ML, ma possono realmente abilitare nuove forme di business andando ad incidere sulla cosiddetta top line, oltre che poi, di conseguenza, sulla bottom line, delle aziende.

Oltre agli investimenti in tecnologie e in competenze, occorre lavorare sul change management, quindi su temi organizzativi e, soprattutto, di cultura aziendale – amalgamando le nuove professionalità e le nuove funzioni digital con il resto dell’azienda. Laddove esistono, infatti, assistiamo sempre più alla realizzazione di vere e proprie enclave digitali non armonizzate con il resto dell’organizzazione, e questo diventa un problema perchè crea inefficienze, che poi magari, a torto, si attribuiscono proprio alla scelta aziendale fatta della digitalizzazione, e non al fatto di non averla saputa promuovere, facendo formazione, presso le proprie risorse umane.

oracle

Che connotati deve avere chi prende in carico la regia della trasformazione tecnologica nelle aziende, ossia il system integrator?

Sicuramente i system integrator possono dare un elevato contributo alla trasformazione digitale dell’impresa, ma il pallino e la regia devono rimanere in mano all’azienda. Bisogna infatti che in azienda ci sia un profondo convincimento culturale e manageriale, prima di pensare a trasformare i processi e poi a costruire i supporti tecnologici necessari. I Partner a cui si affidano le aziende, oltre che essere competenti e aggiornati, anche grazie alla collaborazione con i vendor – e anche noi di Oracle stiamo andando in questa direzione con il nostro nuovo programma di canale OPN che è stato appena presentata in Italia, il 4 febbraio, – dovrebbero a mio parere rimanere fedeli a quelli che sono dei casi d’uso definiti e collaudati e, al contempo, contribuire a formare le figure professionali, anche apicali, dell’azienda nel pieno rispetto dei propri mandati strategici.

Che ruolo riveste il system integrator nella trasformazione digitale delle piccole e medie imprese, spesso prive di specifiche competenze nella information technology?

Il ruolo primario dovrebbe essere quello di formare le Pmi non solo dal punto di vista tecnologico, ma ancor prima e soprattutto sulle opportunità, su quali siano i potenziali casi d’uso funzionali e di business che possono abilitarne la trasformazione e dar loro un vantaggio competitivo. Devono, in altre parole, aiutare a disseminare conoscenza nelle realtà più piccole ma potenzialmente innovative –  che spesso non hanno competenze digitali distintive in casa e, al contempo, mancano di un respiro internazionale.

La vera missione dei system integrator è quindi quella di aumentare la consapevolezza e di far emergere tutti i fattori organizzativi che possano garantire il successo della trasformazione digitale, la mitigazione dei rischi legati alla transizione e, infine, aiutare a scegliere e mettere a frutto le tecnologie abilitanti più adatte al business aziendale.

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