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Oracle e Microsoft migrano al cloud i data center di Tim Brasil

Oracle e Microsoft saranno i partner scelti da Tim Brasil per migrare in cloud tutti i suoi carichi di lavoro onpremise.

La società sarà quindi una delle prime aziende di telecomunicazioni del Paese a spostare il 100% dei suoi carichi di lavoro in cloud.
Come parte del suo articolato progetto di modernizzazione Tim Brasil utilizzerà il cloud Oracle e quello di Microsoft per migliorare il supporto clienti e le applicazioni di fatturazione, acquisizione e gestione.

La pandemia ha cambiato i modelli commerciali e Tim Brasil, verificando che il comportamento dei consumatori stava cambiando, ha compreso subito di dover accelerare il suo processo di trasformazione digitale, per soddisfare meglio e più rapidamente le esigenze in evoluzione degli utenti e mantenere il suo eccellente standard di servizio.

Grazie all’adozione di Oracle Cloud Infrastructure (OCI) e Microsoft Azure, Tim Brasil sta migrando le sue applicazioni mission-critical in cloud, ottimizzando e semplificando la gestione dell’infrastruttura IT, e al contempo migliorando la scalabilità e l’agilità per supportare le esigenze aziendali in rapida evoluzione.

Nel quadro di questo percorso di migrazione, Tim sfrutterà l’interoperabilità Oracle OCI-Microsoft Azure in Brasile per far leva sul meglio delle funzionalità offerte rispettivamente dalle due piattaforme. Grazie a questa interconnessione, Tim Brasil potrà eseguire i carichi di lavoro critici su Oracle Exadata Cloud Service, Oracle Database Cloud Service e su Oracle Cloud VMware Service in OCI; mentre i carichi di lavoro SAP HANA e VDI andranno su Azure, con una connessione a 40 Gbit/s e identità “federata” tra i due cloud.
Tim Brasil migrerà un totale di 7.000 server, 35.000 core, 1200 database e 15 petabyte di storage.

Questo progetto rientra nell’impegno di Tim volto a migliorare le pratiche ambientali, sociali e di governance. Non solo la nuova piattaforma utilizza energia rinnovabile, infatti, ma  la migrazione al cloud riduce automaticamente le emissioni direttamente associate allo storage dei dati in spazi fisici, un passo importante per Tim per raggiungere l’obiettivo prefissato delle “zero emissioni” entro il 2030.

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