Oracle mette i paletti alla politica dei prezzi piatta per la piattaforma 11i

Le critiche e le perplessità avanzate dagli utenti all’annuncio della revisione della strategia di pricing sulla E-Business Suite ha convinto il costruttore ad apportare alcuni cambiamenti. Il nuovo modello appare semplificato e anche più preciso rispetto a quanto annunciato in gennaio da Larry Elli

In questi giorni sono arrivati da Oracle alcuni dettagli relativi ai requisiti imposti ai futuri clienti della piattaforma E-Business Suite 11i venduta in base a un listino "flat", oltre a una serie di variazioni riguardanti le definizioni di utente specificate giorni fa nella prima versione del contratto di eligibilità.
Il modello di prezzi semplificato si basa su due tipi di licenza acquistabili rispettivamente per 4 mila dollari e 400 dollari per ciascun utente di un insieme di servizi che copre l'intero spettro di applicazioni riunite nella suite Oracle. Per avere diritto a queste formule di prezzo, il cliente dovrà investire una somma superiore ai 250 mila dollari e acquistare licenze di ciascun tipo per un numero pari ad almeno il 10% dell'intero personale per ciascuna delle due formule. In questo modo, ha spiegato la vicepresidente Oracle Jacqueline Woods, ogni cliente arriverà a coprire con le licenze almeno il 20 percento dei suoi impiegati. La Woods ha aggiunto che per rispettare il requisito della soglia minima di spesa di 250 mila dollari, una azienda deve avere almeno 567 dipendenti. Anche il nome della tipologia di licenza è stato modificato rispetto agli annunci originari. Oracle, che prima distingueva tra utenti "power" e "casual" adesso utilizza i termini "professional" e "self service".
Le incomprensioni erano sorte il 17 gennaio scorso, quando Larry Ellison aveva riferito ai giornalisti della disponibilità "immediata" del nuovo listino, senza però fornire particolari dettagli. Con la nuova definizione, l'utente professionale è colui che utilizza una qualsiasi delle applicazioni centrali della suite, mentre l'altro termine è riferito all'uso degli strumenti detti appunto "self service".

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