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I nuovi spazi della cybersecurity, fra consapevolezza e formazione

L’emergenza Coronavirus sta lentamente rientrando, ma ha cambiato profondamente i paradigmi del mondo informatico, in particolare in relazione allo smart working e alla cybersecurity. Infatti, la sicurezza informatica è sottoposta a sfide impegnative e per molti versi inedite.

Quali sono i principali punti su cui concentrare attenzioni per migliorare la cybersecurity? Lo abbiamo chiesto a David Gubiani, Regional Director SE EMEA Southern di Check Point.

Il manager ha concordato sul fatto che la cybersecurity si trovi ad affrontare sfide impegnative; l’obbiettivo principale di chi fa attacchi generici, che persegue quindi un profitto illecito, è infettare il maggior numero di device e rivenderne l’utilizzo come botnet (ad esempio) e i dati rubati messi nel dark web.

La prima priorità è senza dubbio la consapevolezza: ancora oggi troppi utenti e troppe realtà aziendali si ritengono troppo piccole o insignificanti per “attirare l’attenzione” dei cybercriminali, ignorando quanto detto sopra: si tratta quasi sempre di attività criminali di massa, in cui davvero nessuno può ritenersi al sicuro. Essere consapevoli delle cyberminacce, e adottare comportamenti responsabili ed accorti, è la prima ed importante linea di difesa di ogni perimetro informatico.

Nella cybersecurity non ci sono seconde possibilità, quindi la migliore strategia di protezione si basa sulla prevenzione degli attacchi e, quindi, delle loro potenziali conseguenze.

Per questo motivo, e in considerazione dell’attuale scenario occupazionale in cui lo smart working è diventato la norma, è essenziale fornire ai dipendenti nozioni di base di sicurezza che consentano loro di evitare di diventare una nuova vittima dei cyber-criminali e, allo stesso tempo, è essenziale disporre degli strumenti tecnologici necessari per proteggere tutti i dispositivi aziendali e i dati a distanza

David Gubiani
David Gubiani

La seconda priorità è dotarsi di strumenti che siano adatti alla nuova situazione. Difendere il perimetro aziendale in ambienti tradizionali è completamente diverso rispetto a situazioni in cui lo smart working ha un peso preponderante nella attività lavorativa di una organizzazione.

Le stesse soluzioni che fino ad ieri hanno adeguatamente tutelato la cybersecurity della propria realtà potrebbero non essere sufficienti nell’era dello smart working; in altri casi si rivela necessario l’azione di system integrator per configurare gli endpoint e non solo alle mutate esigenze lavorative. Non bisogna inoltre dimenticare che oggi molti ambienti e strumenti di lavoro sono promiscui, e la sfera lavorativa si fonde con quella privata: un ulteriore punto critico per la sicurezza informatica di cui bisogna tenere debito conto.

In terzo luogo, conclude il manager di Check Point, si stanno ripensando profondamente gli spazi di lavoro. Molte aziende hanno compreso che lo smart working non è affatto un freno alla produttività.

I system integrator giocheranno un ruolo determinante: l’Italia è composta da un grandissimo numero di piccole e medie imprese che avranno senza dubbio bisogno di una “regia” informatica nel percorso della trasformazione digitale, per evitare che vengano trasferite in digitale anche tutte le inefficienze già presenti in azienda. Si tratta per il nostro Paese di un momento di svolta, ed è importante fare tutti del nostro meglio per non sprecare una grande opportunità.

 

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