Movendo, l’open innovation di Dompé

Se l’innovazione non si riesce a produrla in casa propria è il caso di andare a cercarla fuori. Un percorso sempre più diffuso fra le aziende come dimostra l’ultimo esempio di Dompé, uno dei principali gruppi italiani del biofarmaceutico, che ha deciso di investire dieci milioni di euro in Movendo Technology, la startup dell’Istituto italiano di tecnologia. In questo modo la società farmaceutica si assicura il 50% della società, mentre il 43% è dei fondatori e il 7% va all’Iit che percepirà anche le royalty sulla proprietà intellettuale dei dispositivi venduti.

Movendo ha realizzato la piattaforma robotica Hunova che serve per la riabilitazione valutazione funzionale di arti inferiori e tronco. La piattaforma sarà in commercio a partire dal primo semestre 2017 e prevede anche la realizzazione di protesi di mano robotica leggera, robusta e a basso costo e di un esoscheletro per aiutare a camminare le persone con paralisi agli arti inferiori e riabilitare i pazienti colpiti da ictus. Secondo Sergio Dompé il valore della startup risiede anche nel fatto che nel settore della riabilitazione ci sono pochi player di piccole dimensioni e quindi lo spazio di crescita è ampio.

Il team più che la tecnologia

Ma più che sulla tecnologia il proprietario della società farmaceutica ha scommesso sul team di Movendo che ha portato a una emorragia di talenti dell’Istituto italiano di tecnologia. Il ceo di Movendo Simone Ungaro lascia infatti la carica di direttore generale dell’Iit e con lui se ne vanno anche il fisico Carlo Sanfilippo, attualmente project manager Rehab Technologies, e l’ingegnere meccatronico Jody Saglia, ricercatore all’Iit. Accanto a loro ci sono una ventina tra tecnici e ingegneri, ma il business plan prevede di passare da trenta dipendenti iniziali a cento in cinque anni con la produzione concentrata a Genova e piani di sviluppo in Europa e Usa.

Quello di Dompé e Movendo è un caso di open innovation, la collaborazione fra aziende e startup che secondo un rapporto di Accenture in Italia può valere 35 miliardi di euro, l’1,9% in più del Pil. Secondo la ricerca in Italia il 76% delle grandi aziende conta su startup e piccoli imprenditori per trasformare il loro business in direzione del digitale. Grazie a questa collaborazione la quota di fatturato generata dalla collaborazione dovrebbe crescere dalla media odierna del 7% al 16% entro cinque anni.

Non solo soldi

Le grandi aziende non devono limitarsi al solo finanziamento. Il rapporto deve essere collaborativo con la messa a fattor comune di idee, beni e proprietà intellettuale. Gli imprenditori comunque sono convinti che questa sia la strada da percorrere con forme di innovazione sempre più aperte e reti di partnership. A oggi però non ci sono modelli di collaborazione efficaci e ognuno fa da sé. Permane un po’ di diffidenza perché se il 49% delle grandi aziende italiane riconosce l’importanza del lavoro conle startup solo il 17% è convinto che i piccoli si impegnino nella collaborazione. D’altra parte solo il 22% dei piccoli imprenditori pensa che i grandi si impegnino seriamente per sostenere la crescita delle loro piccole realtà imprenditoriali.

 

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