Mercato Ict, ora tocca alle piccole aziende e alle famiglie

È quanto emerge dal Rapporto Assinform 2002 realizzato su dati NetConsulting e pubblicato con il patrocinio del Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie italiano

4 giugno 2002 Un forte ridimensionamento nella
crescita. Di per sé basterebbe questa affermazione per riassumere i
risultati inerenti i primi tre mesi dell'anno in corso in riferimento
all'andamento del mercato italiano dell'informatica e delle telecomunicazioni.
Ma non basta. Nel presentare l'edizione 2002 l'annuale Rapporto Assinform ha,
infatti, evidenziato ulteriori dati rispetto a quelli riferiti all'andamento del
2001, già pubblicati nei mesi precedenti. Tra questi la crescita che, nel primo
trimestre del nuovo anno, ha contraddistinto il mercato dell'Information &
Communication Technology di casa nostra, ma a tassi dell'1,6%, rispetto al +9,2%
del medesimo periodo dell'esercizio precedente e del + 8,6% degli ultimi tre
mesi del 2001.

Gli aspetti salienti
dell'indagine

«All'appello mancano gli investimenti della
piccola e piccolissima impresa, ma anche quelli delle famiglie e dei consumatori
finali
- ha affermato Giancarlo Capitani, amministratore delegato di
NetConsulting, società di ricerca che storicamente collabora con l'Associazione
nazionale al monitoraggio del mercato in questione -. Il trend a cui ci
si riferisce, per altro già evidenziato nel corso del 2001, spinge sempre
di più a teorizzare la scomparsa di un acronimo come quello utilizzato per le
piccole e medie imprese - Pmi, appunto - che, da tempo, hanno dimostrato di non
viaggiare più in modo parallelo per quanto riguarda la spinta all'innovazione e
all'investimento in nuove tecnologie»
.
Non per niente, se nel corso del
2001 il mercato Ict italiano è cresciuto più di ogni altro Paese nel mondo -
Stati Uniti, Giappone e Germania compresi -, non mancano elementi di cautela
quali il calo progressivo della crescita semestre su semestre e la dimensione
del mercato italiano, estremamente ridotta se paragonata a quella delle altre
nazioni. E il dito, questa volta, è puntato sulla piccola e piccolissima
impresa, sul segmento consumer e, seppur in misura minore, sui distretti
industriali. Tutti in pieno assopimento.

Diffusione,
Digitalizzazione, Reticolarità

Queste le sfide che il sistema Paese
dovrà affrontare e vincere per trasformare le potenzialità delle quali ha
dimostrato di disporre in fattori competitivi. «Perché ciò possa accadere
- ha ribadito Capitani - occorre puntare sulla diffusione della banda
larga e dell'accesso alle nuove tecnologie wireless, ma soprattutto sulla
realizzazione di nuovi servizi e applicazioni. Il tutto senza dimenticare che
la diffusione di cui tanto si parla, non si realizzerà esclusivamente grazie
all'intervento di soggetti quali le medie, grandi imprese e l'e-government, ma
anche attraverso la partecipazione di quei soggetti che ancora mancano
all'appello
».

L'impegno del Governo
E
alla presentazione del Rapporto Assinform 2002 non poteva mancare
una figura istituzionale come quella di Lucio Stanca, Ministro per
l'Innovazione e le Tecnologie, che ha sottolineato l'impegno del
Governo verso le problematiche connesse alla diffusione tecnologica. Sei i
temi da affrontare da qui alla fine del mandato. Tra questi, la Pubblica
Amministrazione Centrale e Locale, lo sviluppo delle infrastrutture di
connettività, gli investimenti sul capitale umano, lo sviluppo di nuove
politiche industriali e finanziarie per il mondo della piccola industria e dei
distretti, l'aggiornamento del quadro normativo con i bisogni odierni e
l'attuazione di azioni internazionali per risultate competiti rispetto al resto
del mondo. Ma non sono mancati i riferimenti ad applicazioni di nuova
generazione - di cui, per altro, si parla ormai da tempo -, quali la carta
nazionale dei servizi e l'attuazione della firma digitale, in dirittura di
arrivo dopo il varo del decreto legislativo del 23 gennaio 2002, numero 10, che
recepiva la direttiva comunitaria 1993/93. Quest'ultima avrà, infatti, pesanti
impatti non solo sulla vita dei cittadini, ma anche su quella delle imprese che
hanno investito in attività basate su Internet. All'appello manca solo la
stesura del documento chiamato a definire i requisiti necessari per svolgere
l'attività di certificatori. Una volta realtà, la firma elettronica potrà essere
utilizzata per acquistare beni e servizi online, ma anche per sottoscrivere
documenti pubblici. I benefici sono palesi, speriamo non occorra un altro lustro
per poterli cogliere.

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