Mci-WorldCom e Sprint vicini a una fusione?

Secondo il Wall Street Journal sarebbe prossimo l’annuncio di una megafusione tra il numero due e il numero tre della telefonia long distance statunitense.

é nuovamente aria di fusioni nelle telecomunicazioni. Voci sempre più
insistenti vogliono prossimo l’annuncio di un megamerge tra le numero due e
tre del mercato statunitense. Mci-WorldCom, infatti, sarebbe in procinto di
acquisire Sprint, creando un polo delle telecomunicazioni cosiddette "long
distance" molto più vicino al leader Usa At&T, secondo quanto riportato
dall’edizione on line di Wall Street Journal.
L’operazione sarebbe divisa in due, con opzioni di scambio azionario
diverse per la parte Sprint che si occupa di telefonia fissa e quella
Sprint Pcs, impegnata nell’ambito della comunicazione wireless.
Complessivamente, qualora la fusione dovesse essere confermata e andasse in
porto, nascerebbe un gruppo da 35 miliardi di dollari di fatturato annuo.
Si tratterebbe comunque di un’acquisizione, anche perché Mci-WorldCom si
farebbe carico delle perdite attualmente registrate dall’attività mobile.
Il valore di tale acquisizione è difficilmente valutabile, non conoscendos
i
i dettagli con i quali verrebbe eventualmente realizzata. Si può solo
ricordare che, alla chiusura di Wall Street di ieri, Sprint riportava una
capitalizzazione di 44 miliardi di dollari, mentre Sprint Pcs di 32
miliardi. Per quanto quest’ultima appaia l’anello debole dell’operazione,
in realtà è proprio la telefonia mobile su scala nazionale il tassello c
he
maggiormente può interessare Mci-WorldCom, stando alle dichiarazioni di
molti analisti.
I responsabili delle due società si sono negati alla stampa, alimentando,
in mancanza di una smentita ufficiale, l’ipotesi che l’indiscrezione fosse
plausibile. Peraltro, l’ultima affermazione ufficiale in merito è negativa
in tal senso. Lo scorso giugno, infatti, Bernard Ebbers, Ceo di
Mci-WorldCom, ha sottolineato come una fusione tra il secondo e il terzo
operatore statunitense per le chiamate long distance sarebbe risultata
invisa ai responsabili dell’autorità Usa. Effettivamente, la fusione delle
due società comporterebbe la concentrazione del 30% del mercato Usa long
distance nelle mani di un solo operatore. Il che innalzerebbe notevolmente
le barriere all’ingresso in tale mercato, a tutto svantaggio dei carrier
locali, cui è stato concessa tale opportunità troppo recentemente. Solo
all’inizio del prossimo anno, per esempio, è previsto il debutto di Bell
Atlantic in questo mercato.
Nella stessa occasione Ebbers, che ha creato Mci-WorldCom a suon di
acquisizioni negli ultimi dieci anni, ha confermato le ipotesi circa gli
interessi che la sua società potrebbe avere verso Sprint: "Cosa hanno
oltre alle attività wireless? Una forte clientela di base. Noi non siamo
allergici alla clientela".

Se i presupposti ci sono tutti, non mancano neanche gli ostacoli,
riportati, del resto, dallo stesso Wall Street Journal. Per esempio, è
probabile che Sprint debba liberarsi delle attività Internet, visto che
Mci-WorldCom già possiede un business del genere. Tanto più che già
all’epoca della fusione tra Mci e WorldCom, quest’ultima dovette vendere
tutto il business sulla rete a Cable & Wireless. Meno problematico, invece,
appare agli occhi degli analisti Usa, la partecipazione di Deutsche Telekom
e France Telecom in Sprint. Innanzitutto, gli ex monopolisti tedesco e
francese non sono più in buoni rapporti, dopo che Deutsche Telekom ha
appoggiato (peraltro inutilmente) l’allora management di Telecom Italia per
fronteggiare la scalata Olivetti. In secondo luogo entrambi gli operatori
europei si sono già scottati nella fallimentare impresa Global One in
partnership appunto con Sprint e difficilmente vorranno o saranno in grado
di mettere i bastoni tra le ruote di Mci-WorldCom.

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