Lontani da una connected industrial workforce

Ancora lontane dal mettere a frutto le capacità offerte da macchinari e intelligenza artificiale. Così appaiono le aziende del settore Automotive e Industrial Equipment oggetto dell’ultimo rapporto stilato da Accenture intervistando 512 manager in Cina, Francia, Germania, Giappone e Stati Uniti.
Ne esce fuori un quadro in cui, nonostante gli investimenti previsti all’interno di una strategia mirata al rafforzamento della produttività, una forza lavoro in grado di avvantaggiarsi con le tecnologie digitali per lavorare in maniera più efficiente con le attrezzature industriali ancora non c’è.
Ed è un peccato, visto che le stime di Accenture da qui al 2020 parlano chiaro. La creazione di una forza lavoro connessa potrebbe produrre una redditività di un’industria automobilistica pari a 50 miliardi di euro di ricavi annui e a 500 milioni di euro di profittabilità aggiuntiva, tra redditività R&D, produzione, fornitura e utili post-vendita.

Competitività a rischio nell’industria manifatturiera e della produzione

Accenture_IndustrialA mancare è la definizione di una vera e propria connected industrial workforce che, qualora attuata integrando personale, macchinari e intelligenza artificiale, potrebbe portare a una rapida evoluzione nell’industria manifatturiera e nel mondo della produzione.
Non solo secondo il rapporto “Machine dreams: Making the Most of the Connected Industrial Workforce”, combinando i sistemi di analisi e le tecnologie di mobilità, sicurezza e tracciamento le aziende sarebbero, infatti, in grado di potenziare le attività di ciascun lavoratore industriale.

Investire per una forza lavoro industriale connessa: dirlo non è farlo

Così, nonostante nei prossimi cinque anni il 94% tra direttori di fabbrica, responsabili tecnici e R&D, responsabili operativi e risorse umane e dirigenti, si dica convinto che le aziende del settore Automotive potrebbero investire 181 miliardi di euro ed essere emulate dal settore Industrial Equipment, che per la creazione di forza lavoro industriale connessa di miliardi sul piatto potrebbe metterne altri 39, chi effettua tali investimenti potrebbero non sfruttare appieno il vantaggio competitivo che ne deriva.
Dalla ricerca emerge, infatti, che meno di un quarto dei rispondenti ha dichiarato che la propria azienda ha implementato le misure volte a concretizzare il potenziale di una forza lavoro industriale connessa, mentre l’85% descrive la propria impresa come ritardataria, più che leader, in ambito digitale.

Tecnologia ancora a rischio sicurezza

Tra i fattori di maggior influenza riportati: la sensibilità dei dati, considerata dal 76% dei rispondenti un rischio medio o elevato, mentre il 72% esprime il medesimo giudizio in relazione alla complessità del sistema per la creazione di una forza lavoro industriale connessa e alla sua relativa vulnerabilità.
Tuttavia, i dati parlano chiaro: a livello globale, le imprese manifatturiere leader che investono nelle tecnologie digitali per sfruttare il vantaggio competitivo che ne deriva spendono, per la connected industrial workforce, quasi il doppio rispetto alle aziende ritardatarie e continueranno ad alzare il livello nei prossimi cinque anni.
Al contrario, nei ritardatari, la mancanza di fiducia nell’implementazione delle tecnologie che assicurano il successo nella creazione di una forza lavoro industriale connessa potrà, secondo Accenture, mettere a rischio la loro competitività.
Da qui il tentativo di fronteggiare i timori legati alla sicurezza investendo pesantemente anche nell’aggiornamento delle infrastrutture It esistenti, a garanzia di una forza lavoro connessa in modo sicuro. Tra i rispondenti che ritengono di occupare una posizione leader nella creazione di una forza lavoro industriale connessa, l’89% ha, infatti, iniziato ad assumere nuovi talenti per colmare le lacune di competenze.

Oltreoceano le realtà più propense a investire

Non aiuta, poi, scoprire che tra i rispondenti che prevedono d’investire in questo ambito la quota più alta delle spese di R&D della propria azienda, l’ultimo posto sia occupato dagli intervistati provenienti da Germania e Francia, dove la spesa stimata si attesta, rispettivamente, al 20 e al 19% contro il 40% del totale previsto negli Stati Uniti e il 23% riportato dai rispondenti dalla Cina.

Largo a robot collaborativi e dispositivi per la realtà aumentata

Intanto, secondo l’85% dell’intero campione, la tecnologia della produzione, ora orientata all’uomo, si evolverà in direzione di una maggiore interazione uomo/macchina, nel contesto di una combinazione tra robot collaborativi, chiamati “cobot”, macchine manovrate dall’uomo e macchine autonome per la creazione di una forza lavoro più efficace.
Stando a quanto reso noto in una nota ufficiale, diverse organizzazioni intervistate puntano in maniera decisa sugli investimenti mirati all’efficacia della forza lavoro, destinando già oltre la metà delle spese in quest’ambito a veicoli a guida automatica, ossia robot mobili che trasportano materiali in uno stabilimento o in un magazzino. Un impegno che proseguirà anche in futuro, secondo Accenture, che sottolinea la volontà espressa da queste stesse organizzazioni di investire, nei prossimi cinque anni, in robot collaborativi e dispositivi per la realtà aumentata, tra cui occhiali e caschi intelligenti.

 

 

 

 

 

 

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