L’importanza di essere disruptive

Lo Stato di diritto è un sistema legacy e verrà lasciato asciugarsi con calma. Intanto le nuove competizioni si giocano tutte in Rete, in tasca come a scuola.

L’idea che l’evoluzione via via tagli fuori il pregresso deve essere ben chiara a chi ha più di dieci anni di attività in un certo sistema.

Oggi va di moda il termine disruptive con senso di cambiamento positivo e che rompe i ponti con il passato, ma è nato con senso negativo.

Ed è la Rete in sé a essere disruptive, a dimenticare il passato. Il che può anche essere un bene.

Oggi si vede con chiarezza che tutto quello che succede nei mondi occidentali ed occidentaleggianti sta seguendo le regole della Rete e non del Diritto.

Aggregazione dal basso, con regole di contatto diretto (magari virtuale, ma diretto) e abbandono del passato a chi dovrà occuparsene. E questo vale per tutto: economia, politica, finanza, scuola, lavoro.
La vita, insomma.

In qualsiasi Stato moderno il debito pubblico è come un software scritto con varie tecnologie, alla rinfusa, tipo i sistemi operativi prima dei sistemi aperti. Con il passare del tempo diventa sempre più pesante, farraginoso, incomprensibile, rivolto alla propria sopravvivenza più che a seguire l’attività. Non si sa come metterci mano, non ci sono Api.

Non verrà pagato mai, lo sappiamo.
Ci si gira intorno: quando lo fa l’Islanda il problema è piccolo, ma già se andiamo in Grecia la questione è davvero problematica.

La politica tradizionale non rappresenta più la gente. Anzi è essa stessa un sistema legacy, annodato su se stesso e non rivolto ai problemi nel cui nome chiede di essere eletta.

Si prova a rivitalizzarla con azioni sui social network di presunto successo, ad ogni elezione proponendo o un nuovo nome per lo stesso partito oppure un nuovo canale (YouDem, Current, Huffington Post) nella speranza che la tecnologia sposti voti, il che non è neanche vero.

Scuole elettroniche e azionariato polverizzato

La finanza ha creato regole di prosperità dalle quali non si esce più. Gli Stati Uniti possono far fallire il mondo con i subprime e raccontare di temere l’origine europea della crisi.
La Spagna può finanziare case e mutui ben sapendo che s’innesca una bomba a tempo che dovrà scoppiare.

La soluzione è lasciare il mondo legacy a se stesso e creare un nuovo mondo finanziario impostato su varie scritture della raccolta diretta di fondi, che oggi si chiama crowdfunding. Leggi, bilanci, azioni ed obbligazioni proveremo ad adattarle un po’ per volta.

Di questo affascinante cambiamento fa parte anche la scuola, anche lei sempre più un sistema legacy, un luogo dove s’insegna roba vecchia con schemi antiquati.
La soluzione? Usiamo i lettori di ebook, se non i pad.

Ma come, i problemi sono schemi e contenuti e noi cambiamo il supporto? E poi che facciamo, raccontiamo la storia dei Fenici con contributi multimediali e gamificati?
Ma no, la tecnologia non risolve il problema, ma crea un discrimine: il libro è uguale per tutti, il pad no. E il ragazzo saprà usarlo sempre meglio dell’insegnante. Il problema non è se il libro è analogico o digitale, tanto il ragazzo è sveglio e ci pensa lui: il problema è se nel libro c’è contenuto buono per lui.

Edition Vs Curation

Ma si sa, il mondo ha sempre deprezzato le storie belle (che sono di pochi) e preferito le storie più vendute (che son di tutti). E’ un problema di contenuti (qualità e strutturazione) contro la tecnologia, analogica o digitale che sia.

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