La domanda decisiva del nostro tempo non è se la superintelligenza esisterà, ma chi vi avrà accesso”. Mark Zuckerberg affida al Wall Street Journal la propria visione politica, economica e tecnologica del futuro dell’intelligenza artificiale.

Il fondatore e CEO di Meta considera ormai l’arrivo della superintelligenza un dato acquisito. Nei prossimi anni, prevede, le persone potranno utilizzare sistemi dotati di capacità superiori a quelle umane per creare, compiere nuove scoperte, avviare imprese, esprimere idee, apprendere e migliorare salute, relazioni e carriera.

Resta da decidere come sarà distribuito questo potere: “Sarà centralizzato e riservato a poche istituzioni, oppure diventerà uno strumento capace di dare più potere a tutti?”.

La risposta di Zuckerberg si fonda su tre principi: emancipazione individuale, invenzione ed equilibrio dei poteri.

La concentrazione del potere non è una soluzione

Zuckerberg prende le distanze dalle previsioni più pessimistiche formulate anche da alcuni protagonisti dello sviluppo dell’intelligenza artificiale: “Non capisco perché chi crede che l’AI eliminerà la maggior parte dei posti di lavoro e gran parte della rilevanza dell’umanità dovrebbe affrettarsi a costruire quel futuro”, scrive.

Non condivide nemmeno l’idea che sistemi tanto pericolosi debbano essere controllati da un numero ristretto di aziende, governi o esperti. La convinzione che l’unico modo per rendere sicura l’AI sia concentrare il potere gli appare pericolosa quanto la tecnologia che vorrebbe controllare: “Sperare che un potere assoluto provveda benevolmente all’umanità, purché sia sufficientemente illuminato, non ha prodotto risultati sicuri o positivi”.

L’alternativa consiste nel mettere questi strumenti nelle mani degli individui. Libertà, ricerca aperta, libera impresa e uguaglianza delle opportunità sono, nella sua lettura, i valori che hanno permesso alle società di progredire e che dovrebbero guidare anche lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Le grandi innovazioni non sono arrivate soltanto dalle istituzioni consolidate. Zuckerberg cita i fratelli Wright nel loro negozio di biciclette, l’apprendista rilegatore Michael Faraday e un giovane Steve Jobs convinto che il personal computer potesse diventare uno strumento per tutti. Allo stesso modo, “man mano che tutti otterranno strumenti più potenti, ogni persona sarà più capace di plasmare il futuro, non meno”.

L’invenzione, non l’automazione

Per Zuckerberg, “l’invenzione, non l’automazione, sarà il più grande contributo della superintelligenza”.

Le prime generazioni di AI hanno risposto a domande ed eseguito attività ordinarie. I sistemi futuri aiuteranno invece a generare nuova conoscenza: dalla scoperta di un farmaco per curare una persona cara all’individuazione di soluzioni capaci di migliorare un’impresa.

Una persona può formulare soltanto un certo numero di domande durante la giornata. Al contrario, “il numero di cose preziose che la superintelligenza può inventare per aiutarvi a raggiungere i vostri obiettivi è illimitato”.

Quando l’intelligenza diventerà abbondante, la questione principale sarà stabilire verso quali scopi indirizzarla. Zuckerberg respinge l’idea che debba essere la superintelligenza stessa, oppure un gruppo ristretto di esperti, a decidere che cosa sia meglio per l’umanità.

La storia della democrazia e dell’economia avrebbe dimostrato che non esiste una sola risposta oggettiva alla domanda su che cosa costituisca una vita migliore. Dovrebbero essere le persone a stabilire che cosa conta per loro.

La superintelligenza personale nasce da questo principio: un sistema disponibile a ogni individuo e orientato verso gli obiettivi scelti dall’individuo stesso.

Una superintelligenza per ciascuno

Le società sane, sostiene Zuckerberg, affidano la propria sicurezza a controlli e contrappesi, non alla buona volontà di un solo centro di potere. “Se soltanto una manciata di istituzioni possedesse la superintelligenza, eserciterebbe inevitabilmente un’influenza dominante sull’economia, sulla scienza e sulla politica”.

Per rendere concreta la tesi, propone l’esempio di un avvocato superintelligente. Se fosse disponibile a una sola persona, le garantirebbe un vantaggio ingiusto in tribunale, anche quando avesse torto nel merito. Se invece tutti potessero utilizzare un avvocato di quel tipo, la giustizia potrebbe funzionare in modo più equo ed efficiente.

Persone dotate di strumenti comparabili potrebbero controbilanciarsi reciprocamente e limitare anche l’influenza delle istituzioni più grandi.

Zuckerberg esclude inoltre che tutti i conflitti sociali possano essere risolti allineando un’unica superintelligenza benevola. “L’umanità non è una monocultura”. Interessi e valori differenti non possono essere condensati in un solo obiettivo tecnologico senza che alcuni vengano privilegiati rispetto ad altri.

Apertura e coordinamento sui rischi

Nel campo della cybersicurezza, Zuckerberg richiama l’esperienza del software open source e considera l’accesso diffuso ai sistemi il modo migliore per rafforzare nel tempo sicurezza e protezione.

Per altri pericoli, in particolare i rischi biologici, riconosce invece la necessità di un maggiore coordinamento tra governi e istituzioni e di criteri responsabili per distribuire i modelli più capaci.

L’accesso ampio rimane il principio generale, accompagnato da controlli specifici nei casi in cui i sistemi possano produrre rischi particolarmente gravi.

Più posti di lavoro, non meno

Zuckerberg ammette che un uso dell’AI orientato prevalentemente all’automazione potrebbe avere un effetto negativo sul lavoro e sull’economia. Prevede però uno scenario diverso se la superintelligenza verrà distribuita ampiamente: “Credo che in futuro vedremo più posti di lavoro, non meno”.

Gli strumenti di AI dovrebbero rendere molto più semplice avviare imprese senza dover raccogliere grandi quantità di capitale. Ne deriverebbe un’economia più imprenditoriale, con un maggior numero di persone occupate in piccole aziende anziché nelle organizzazioni di grandi dimensioni.

La creazione di nuovi prodotti, servizi e imprese finirebbe così per generare più opportunità di quelle eliminate dall’automazione.

In conclusione, Zuckerberg definisce lo sviluppo della superintelligenza “il progresso tecnologico più profondo che vedremo nel corso della nostra vita”. Meta intende costruirla seguendo i principi dell’emancipazione individuale, dell’invenzione e dell’equilibrio dei poteri.

La superintelligenza personale nella visione di Zuckerberg

Zuckerberg aveva già definito questa direzione nel luglio 2025, quando aveva scritto che «la visione di Meta è offrire la superintelligenza personale a tutti».

Già allora contrapponeva due possibili futuri. Nel primo, sistemi controllati centralmente vengono utilizzati per automatizzare tutte le attività economicamente rilevanti. Nel secondo, ogni persona dispone di un assistente capace di conoscerla, comprenderne gli obiettivi e aiutarla a realizzare ciò che desidera. “Crediamo che questo potere debba essere messo nelle mani delle persone, affinché possano indirizzarlo verso ciò a cui attribuiscono valore nella propria vita”, scriveva.

Gli occhiali dotati di intelligenza artificiale avrebbero un ruolo centrale in questa prospettiva. Potendo vedere ciò che vede l’utente, ascoltare ciò che ascolta e interagire con lui durante la giornata, diventerebbero una delle principali interfacce informatiche per la superintelligenza personale.

Zuckerberg affiancava già l’obiettivo della massima distribuzione possibile alla necessità di valutare con attenzione quali sistemi rendere aperti. Un anno dopo, la stessa impostazione viene estesa ai temi della democrazia e della distribuzione del potere.

La strategia di Meta

Meta ha affidato lo sviluppo dei sistemi più avanzati a Meta Superintelligence Labs. L’8 aprile 2026 ha presentato Muse Spark, il primo modello della nuova famiglia sviluppata dal laboratorio, rendendolo disponibile su meta.ai e nell’app Meta AI. Poche settimane dopo, commentando i risultati del primo trimestre, Zuckerberg ha dichiarato che l’azienda è “sulla strada giusta per offrire la superintelligenza personale a miliardi di persone”.

Per sostenere questo obiettivo, nel 2026 Meta prevede investimenti in conto capitale compresi tra 125 e 145 miliardi di dollari. L’aumento servirà anche a coprire i costi dei componenti e la realizzazione di nuova capacità nei data center.

Un accordo pluriennale con AMD prevede l’impiego di GPU Instinct fino a una potenza complessiva di 6 gigawatt. Meta sta inoltre affiancando i processori acquistati da diversi fornitori ai propri acceleratori MTIA.

Meta AI, intanto, sta passando dalla generazione di risposte all’esecuzione di attività. Grazie al modello Muse Spark 1.1, l’assistente può pianificare operazioni, collegarsi a email e calendari, produrre presentazioni e gestire incarichi ricorrenti.

Alla distribuzione dei modelli Meta affianca un sistema di valutazione dei pericoli. Il suo Frontier AI Framework prevede soglie e misure di mitigazione per capacità associate a minacce informatiche, chimiche o biologiche, mantenendo l’approccio aperto come strumento per favorire innovazione, concorrenza e verifiche indipendenti.

La superintelligenza personale è così diventata il punto di incontro tra i modelli di Meta, i suoi dispositivi, l’espansione dell’infrastruttura e la distribuzione dei nuovi servizi AI a miliardi di utenti.

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