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Il lavoro flessibile vicino al punto di svolta

IWG ha pubblicato uno studio globale basato sulle valutazioni di oltre 18.000 manager in 96 aziende in fatto di lavoro flessibile.

Si tratta di una rilevazione che conferma che il 70% dei dipendenti lavora almeno un giorno alla settimana in un luogo diverso dall’ufficio.

Più della metà, il 53%, lavora da remoto per metà settimana o più, mentre circa l’11% svolge le proprie mansioni fuori dalla sede principale della propria azienda cinque volte a settimana.

Per Mauro Mordini, Country Manager di Regus Italia, “Siamo entrati nell’era del lavoro flessibile e questa è una sfida entusiasmante non solo per i lavoratori ma anche per le aziende. Il cambiamento è epocale e implicherà anche valutazioni da parte delle aziende per ciò che concerne i loro portafogli immobiliari”.

Sono oltre 18.000 i professionisti di diversi settori industriali in 96 Paesi  intervistati nell’ambito dell’indagine IWG sul lavoro flessibile. Il campione è tratto da un database di contatti IWG di oltre 2,1 milioni di manager o imprenditori. Le interviste sono state fatte online nel gennaio 2018 e i contatti sono stati estratti tra clienti, potenziali clienti e dirigenti di circa 100 paesi. Il sondaggio è stato gestito in modo indipendente da MindMetre Research.

Lo studio di IWG ha rilevato anche che le aziende che hanno messo in atto strategie di flessibilità per i propri dipendenti hanno tratto vari benefici dalla scelta.

E li sintetizza così:

  • Crescita del business (89% – dal 67% del 2016)
  • Competitività (87%, in aumento rispetto al 59% del 2014)
  • Produttività (82%, in aumento rispetto al 75% del 2013)
  • Attrarre e mantenere i migliori talenti (80%, in aumento rispetto al 64% del 2016)
  • Massimizzazione dei profitti (83%)

Il sondaggio IWG ha rivelato che la nuova modalità flessibile non solo riduce il tempo del pendolarismo, ma migliora la produttività, fidelizza il personale, aumentandone la soddisfazione e persino la creatività. A questo si aggiungono i vantaggi finanziari.

Il lavoro flessibile visto da chi lo fa

Il passaggio a spazi flessibili riflette le nuove esigenze e le nuove aspettative dei lavoratori. L’80% degli interpellati sostiene che il lavoro flessibile aiuta a mantenere i talenti migliori, mentre per il 64% questa modalità di lavoro consente di attrarre talenti.

Il 58% ritiene che l’offerta flessibile aumenta la soddisfazione del lavoro, dimostrando la necessità per le imprese di fornire ambienti di lavoro adatti alle nuove esigenze dei dipendenti, al fine di mantenere una forza lavoro di eccellenza.

Il 91% degli intervistati sostiene che gli spazi flessibili, aumentano la produttività dei dipendenti in movimento, con evidenti vantaggi per le aziende.

Non solo startup

Dal sondaggio emerge che il lavoro flessibile e gli spazi condivisi non sono più solo destinati alle startup.

Le aziende di maggior successo al mondo, tra cui Etihad Airways, Diesel, GSK, Mastercard, Microsoft, Oracle and Uber, stanno già adottando un approccio allo spazio di lavoro flessibile.

Mordini sottolinea che: “I cambiamenti nel mondo ICT hanno portato a un crescente utilizzo dei servizi on demand con strutture di qualsiasi dimensione che vogliono esternalizzare sempre maggiormente le attività non strategiche. Il lavoro flessibile, supportato da una rete di aree on demand professionali, è ora oggetto di discussione da parte del management di tutte le funzioni aziendali, tra cui il risk management, lo sviluppo del business, le risorse umane e le funzioni di marketing e strategia“.

E conclude dicendo che “Un giorno, non molto lontano, il lavoro flessibile potrebbe semplicemente essere chiamato lavoro. Stiamo raggiungendo il punto di svolta”.

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