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PEC e trasformazione digitale, avanti assieme

La pandemia ha portato una forte ondata di trasformazione digitale, accelerando un percorso peraltro già avviato. In questo contesto la PEC ha avuto modo di affermarsi in maniera netta come la forma di comunicazione ufficiale d’elezione per milioni di italiani e professionisti. Quanto è importante questo servizio?

A questa, e ad altre domande, ha risposto Stefano Sordi, General Manager di Aruba.

Mai come durante la pandemia, la tecnologia ha mostrato di essere un supporto fondamentale per imprese e cittadini. La necessità ha favorito l’accesso al digitale anche tra coloro che non ne facevano uso. Tra gli strumenti innovativi di supporto in un periodo nero come quello appena vissuto non si può non citare la Posta Elettronica Certificata. Secondo una recente indagine a cui abbiamo lavorato con IDC, la PEC è stata ritenuta importante per la digitalizzazione della propria impresa da oltre l’80% degli intervistati.

Non solo, la stessa indagine ha evidenziato come il 98,5% delle aziende utilizzi la PEC in modo continuativo. Inoltre, l’82% degli intervistati che ne fa uso almeno una volta alla settimana. Segno che le aziende si sono rese conto del ruolo cardine che hanno in questo processo di trasformazione digitale i Trust Services. Grazie a queste tecnologie e alla loro disponibilità h24 è possibile ottimizzare e migliorare processi interni solitamente time-consuming, consentendo un netto risparmio non solo di tempo ma anche di risorse.

Si tratta di meriti che la PEC ha saputo guadagnarsi sul campo nel corso degli ultimi 16 anni, mettendo a frutto un rigoglioso sistema di comunicazione che continua a cambiare e migliorare le abitudini di milioni di italiani, incentivando anche il processo di dematerializzazione documentale, l’abbandono della carta e la riduzione degli spostamenti, e quindi dell’inquinamento.

Stefano Sordi
Stefano Sordi

La diffusione della PEC, sebbene in forte crescita, ha ancora ampi margini di miglioramento. Quali sono gli obbiettivi di Aruba e quali le previsioni?

La forte crescita è testimoniata dagli ultimi dati diffusi dall’Agenzia per l’Italia Digitale che, nell’ultimo bimestre maggio – giugno 2021, ha registrato più di 13 milioni e 300 mila caselle attive, in crescita del 14% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Si tratta di numeri estremamente positivi, come lo sono stati quelli complessivi del 2020. Infatti, i messaggi scambiati in un anno sono stati superiori ai 2 miliardi. Con una media di oltre 6 milioni di messaggi PEC scambiati al giorno.

A fronte di un utilizzo oramai così massivo, è essenziale continuare a trasformare questo strumento per avvicinarlo sempre di più alle esigenze di chi ne fa uso. D’altronde, i processi burocratici in Italia necessitano di una strategia di semplificazione mirata, che può partire solo dalla digitalizzazione e dall’innovazione degli strumenti. In questa direzione sta andando anche la PEC, che è pronta a varcare i confini nazionali come sistema di recapito certificato qualificato. Si tratta di un traguardo importante. Consentirà a tutti di utilizzare il proprio indirizzo di Posta Elettronica Certificata nelle comunicazioni verso la Pubblica Amministrazione. O anche verso altri utenti, enti ed imprese europee. Ovviamente, mantenendo il valore legale e la sicurezza che da sempre ne contraddistinguono l’uso.

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Conquistato il mercato nazionale, si aprono, dunque, scenari europei molto sfidanti ma anche altrettanto promettenti. Che visione ha Aruba del contesto dell’Unione Europea da questo punto di vista?

La Posta Elettronica Certificata rappresenta a tutti gli effetti un’opportunità per rilanciare la competitività del sistema Paese. Per questo, l’evoluzione pan-europea di questo strumento sempre più moderno rappresenta un’area prioritaria di intervento.

Questo importante risultato, raggiunto grazie ad un’efficace collaborazione tra AgID e i Gestori di Posta Elettronica Certificata, pone di fatto le basi per la creazione di uno standard tecnologico che consentirà alla PEC di essere interoperabile a livello europeo.

Il modello sviluppato rende infatti possibile, grazie alla definizione di un profilo base di interoperabilità, il dialogo tra sistemi di recapito certificato qualificato che adottano lo standard REM. Il nuovo servizio garantirà l’identificazione certa dei mittenti e dei destinatari. Certifica anche l’integrità del contenuto delle comunicazioni, l’opponibilità a terzi della data/ora d’invio e dell’avvenuto invio/ricezione dei messaggi.

Con particolare orgoglio si può dire che, in questo percorso di approvazione del nuovo standard, è stato essenziale il contributo dell’Italia. La nostra esperienza acquisita e fondamentale per il successo della Posta Elettronica Certificata. Infatti, se per la maggior parte degli altri Paesi dell’Unione si tratterà di partire quasi da zero, l’Italia dovrà più semplicemente adeguare l’attuale struttura della PEC ai nuovi standard.

 

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