La mobility spaventa i security manager

Secondo una ricerca di Checkpoint il 64% dei CSO teme il diffondersi della mobilità in azienda. E il 70% degli interpellati ammette di non usare soluzioni di data encryption per i notebook.

Lo scorso settembre 220 amministratori di sicurezza It mondiali hanno detto a Check Point che temono il diffondersi della mobility in azienda.
Almeno, lo sostiene il 64% di essi, che si dice preoccupato che la crescita nel numero degli utenti mobili possa esporre a rischi i dati sensibili. E uno su due dà per certo che tale crescita si verificherà.

A fronte di una forza lavoro sempre più mobile, il 70% degli interpellati ammette di non usare soluzioni di data encryption per assicurare i laptop aziendali. La percentuale sale all'87% nel caso di dispositivi storage portatili e Usb.

Il 52% delle aziende ha dichiarato di avere già implementato client Vpn sui pc portatili e prevede di adottare nei prossimi anni soluzioni di disk encryption (23%), crittografia dei dispositivi Usb (20%) e Dlp (17 per cento) entro il prossimo anno. Un dato in più: il 54% delle organizzazioni prevede di passare a Microsoft Windows 7 entro i prossimi due anni.

Le aziende quindi intendono unificare e razionalizzare la sicurezza degli endpoint ed assicurarsi che i nuovi sistemi siano dotati di tutte le più recenti protezioni.

La ricerca di Check Point mette anche in evidenza come le aziende si rivolgano in media a nove vendor differenti per garantire la sicurezza alla propria organizzazione, dalla rete agli endpoint, e questo creerebbe di fatto difficoltà nella gestione della sicurezza, soprattutto nel caso delle realtà più grandi, che superano i 500 dipendenti.

Accade che le aziende che utilizzano un numero elevato di soluzioni di sicurezza diverse si ritrovano con infrastrutture estese, e con la possibilità che si creino falle di sicurezza tra le aree protette da prodotti puntuali.

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