It ancora debole nella Pa Locale

Poche luci e tante ombre nel primo rapporto Assinform sugli investimenti Ict nella Pubblica Amministrazione a livello locale. Il mercato cresce più della media dell’It generale ma i valori assoluti restano modesti e manca una classe dirigente capace di gestire le occasioni dell’It.

L’informatizzazione della Pa Locale è partita ma è un
treno che viaggia ancora lento.
La spesa It negli enti locali della Pubblica
Amministrazione cresce e presenta tassi di sviluppo anche superiori alla media
del mercato Ict generale, tuttavia è fortemente inadeguata ai bisogni e alle
aspettative dei cittadini e delle imprese.
L’occasione per un primo bilancio
dettagliato dello stato dell’arte tra Pubblica Amministrazione e Ict arriva
dalla presentazione del primo rapporto Assinform sull’Ict nella Pa
locale in Italia
.
Lo studio è stato condotto da NetConsulting e il
suo amministratore delegato Giancarlo Capitani ci tiene a sottolineare che la Pa
Locale «soffre per la mancanza di una struttura organizzativa che sappia
guidare i progetti di Ict
».
Perché il mercato seppur non brillantissimo
non è nemmeno fermo: 3,5% di crescita It nel 2003 quando il mercato generale era
piegato dalla crisi e chiudeva con un pesante segno negativo (-3,2%), e una
prospettiva di chiusura del 2004 a 2,2% di crescita, quando per il mercato
generale si parla di una sostanziale stabilità. Ma le stime percentuali non
dicono quello che invece emerge dai valori assoluti, ovvero che si tratta di un
mercato ancora modesto che vale 740 milioni di euro nel 2003, «un valore di
spesa assolutamente insufficiente
» come commenta PierFilippo Roggero,
presidente di Assinform.
Anche rispetto al mercato It generale stiamo
parlando di una fetta ancora sottile (3,8%).
E se l’It procede a fatica per
le telecomunicazioni la situazione è decisamente più difficile.
Gli
investimenti in Tlc hanno generato una spesa pari a 564,8 milioni di euro nel
2003 e ha segnato una crescita modesta sul 2002 (1,7%) sostanzialmente allineata
con il mercato generale Tlc cresciuto dell’1,8%.
Un andamento anomalo
rispetto al mercato generale Ict dove le Tlc mostrano una migliore dinamica di
spesa e valori assoluti di mercato superiori.
Capitani sottolinea che la
spesa risulta distribuita su tutti i principali segmenti con il software e i
servizi che presentano dinamiche di crescita interessanti mentre l’hardware
mostra segnali di sofferenza «dovuti sia al downpricing sia a un
rinnovamento tecnologico che procede ancora con molta lentezza
».
Un
altro dato che emerge con forza da questa ricerca è una sorta di “digital
divide” tra gli enti pubblici di grandi e di piccole dimensioni e tra Nord e
Sud. La spesa Ict è infatti trascinata dai grandi centri, soprattutto del Nord
Ovest, mentre è quasi assente nei piccoli centri, soprattutto del meridione.

Più in dettaglio l’80% della spesa Ict è prodotta dai comuni, il 14,7% dalle
regioni, il 4,7% dalle province e lo 0,5% dalle comunità montane.
Rimanendo
con lo sguardo sui comuni la spesa è fatalmente concentrata sui grandi: il 73%
della spesa viene prodotta da centri con più di 100mila abitanti, un altro 12,5%
di spesa arriva da comuni che vanno da 10mila a 100mila abitanti.
Ai più
piccoli rimangono le “briciole” di questa spesa.
O, sarebbe più corretto
dire, i più piccoli “producono” solo le briciole.
Si, perché uno dei
problemi della diffusione Ict nella Pa Locale è legato alla grave mancanza di
figure qualificate in grado di gestire la spesa e i servizi.
«L’It
– stigmatizza Capitani – è ancora poco strategica, non viene percepita come
fattore di innovazione per la fornitura di migliori servizi ai cittadini
».

Mancano figure di responsabilità per la gestione dei sistemi informativi. Ed
è preoccupante che molti progetti siano affidati a “dipendenti che
dimostrano generiche competenze informatiche
” in assenza di It manager.

E non è un caso che l’assenza di responsabili dell’It sia una costante nei
piccoli centri mentre nei comuni di maggiori dimensioni questa figura non solo è
presente ma si fa sentire e gioca un ruolo decisivo nelle decisioni relative ai
progetti e alla definizione dei servizi.
Nella sostanza l’indagine Assinform
fotografa una Pa locale che investe poco sul lato dell’efficienza e che fa poca
innovazione.
Per capire le ragioni di questa mancanza di entusiasmo la
ricerca Assinform ha voluto indagare le ragioni che scoraggiano gli enti locali
a puntare sull’It.
La ragione numero uno non desta alcuna sorpresa. Le
regioni, e in misura minore le province e i comuni, lamentano una grave mancanza
di risorse.
I budget, sostengono, non sono adeguati. La seconda motivazione
invece è decisamente più grave e riguarda la inadeguatezza della cultura
informatica.
«C’è una scarsa competenza nell’uso dell’It – spiega
Capitani – ma manca soprattutto la capacità di comprendere le potenzialità
dell’It per aumentare e migliorare i servizi ai cittadini
».
La terza
ragione è figlia della seconda ma non solo. Gli enti locali sostengono che è
difficile individuare e scegliere le soluzioni It.
C’è dunque anche un
problema sul lato dell’offerta.
Ma forse la soluzione a tutto questo si
chiama formazione, ovvero un aiuto concreto agli enti locali per formare una
classe dirigente capace di valutare e comprendere le potenzialità dell’It.

Non volendo solo indugiare sulle ombre, la ricerca Assinform è andata anche
alla ricerca delle luci che peraltro non mancano e ha chiesto quali sono le
ragioni per cui sono state effettuate scelte di spesa It. La ragione numero uno
lascia a dir poco perplessi.
La principale motivazione delle scelte
informatiche viene attribuita alla disponibilità di fondi per l’e-government.

E’ una chiave di lettura sconcertante – osserva Livio Zoffoli,
presidente del Cnipa – vuol dire che si è speso non per in rispondere a un
bisogno chiaramente identificato ma perché semplicemente c’era una disponibilità
economica. Di certo possiamo dire che la macchina della Pa Locale si è messa in
moto, ma dalla fase dell’impulso bisogna passare alla fase della
razionalità
».
Ben più “razionali” le altre ragioni, vale a dire il
miglioramento della qualità dei servizi e l’aumento dell’efficienza interna.

«Il vero salto di qualità nella qualità degli investimenti e nei servizi
che potranno essere erogati a cittadini e imprese
– sottolinea Roggero –
si chiama back office. E’ infatti nell’organizzazione, nelle strutture,
nelle procedure interne agli enti locali che occorre mettere mano affinché i
processi di informatizzazione possano effettivamente decollare su basi solide.
Purtroppo l’analisi dimostra che molti progetti non portano i risultati sperati
perché si innestano in strutture non adeguate a sostenere un processo di
informatizzazione
».
In sostanza, prima di parlare di grandi portali
dedicati ai servizi ai cittadini è necessario creare dei team di persone capaci
di gestirli e di alimentarli.

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