Ipv6: ora anche il governo Usa si sta muovendo

Paolo Fasano di Telecom fa il punto della situazione per quanto riguarda l’arrivo del nuovo protocollo

L'introduzione del nuovo protocollo Iv6p coinvolge il settore pubblico e
privato ma è una questione che esce dallo stretto ambito tecnologico per
arrivare a toccare la politica e i rapporti fra Stati. Non a caso l'Unione
europea in questi anni ha spinto più degli Stati Uniti per l'adozione del nuovo
protocollo. La Ue, infatti, ha in portafoglio molti meno indirizzi Ip degli Usa
che possono guardare con più tranquillità al futuro. Ma ora qualcosa sta
cambiando come spiega Paolo Fasano responsabile Broadband network services
innovation di Telecom Italia.

Fino a qualche tempo fa gli Stati Uniti non erano
particolarmente interessati a spingere per il nuovo protocollo.
“Per quanto mi risulta, a livello di Isp e Telco è
ancora vero. Non esiste una vera spinta perché l'IPv4 in Nord America gode di
ottima salute; in particolare gli indirizzi Ip assegnati in Nord America sono
sicuramente abbondanti a causa di ragioni storiche comprensibilissime. Tuttavia
qualcosa sta cambiando nell'approccio della Pubblica amministrazione. Nel 2003
il Dod (Department of Defense) Usa ha annunciato una strategia di introduzione
progressiva dell'Ipv6 in rete con l'obiettivo di completare la transizione entro
il 2008. E lo scorso anno anche le altre agenzie governative americane hanno
annunciato di voler affrontare la transizione negli stessi tempi”.




Esistono piani di introduzione in Italia per
la Pa e il settore privato?
“Vi sono numerosi
enti pubblici sia a livello locale (Piemonte) sia nazionale (Difesa) che stanno
studiando il tema e hanno avviato sperimentazioni di Ipv6 ciascuno nel proprio
ambito di applicazione. Nel settore privato vi è un moderato interesse che per
ora si esprime attraverso la volontà di partecipare a sperimentazioni e progetti
di ricerca”.




Telecom utilizza l'Ipv6?

“Telecom Italia ha partecipato fin dal 1996 alle sperimentazioni della rete
6Bone, ed è stata il primo operatore italiano ad acquisire indirizzi Ipv6
ufficiali e dai suoi laboratori tecnologici continua ad offrire opportunità di
sperimentazione ai propri clienti Ipv4 attraverso il sito www.ngnet.it”.




Quali sono i costi per la Pa?

“È una stima difficile. Recenti valutazioni prodotte in Usa sul
costo della transizione parlano di una forbice tra 25 e 75 miliardi di $.
Tuttavia occorre considerare i tempi della transizione, che prevedono in ogni
caso una lunga coesistenza di Ipv6 e Ipv4; se affrontata a ragion veduta può
beneficiare di una diluizione dei costi all'interno del processo di rinnovamento
tecnologico reso necessario dall'obsolescenza delle tecnologie più vecchie”.




Esistono ancora problemi tecnologici?

“Lo standard è consolidato e le implementazioni del protocollo sono
disponibili, ancorché sia richiesta una maggiore esperienza d'uso che ne
migliori la qualità e la stabilità. L'aspetto tecnologico più critico rimane la
disponibilità in doppio protocollo di tutte le applicazioni oggi fruibili su
reti Ipv4. Tuttavia l'eventuale gap tecnologico non è insormontabile. Una spinta
del mercato che mostri decisione verso Ipv6 potrebbe risolvere ogni problema
residuo in breve tempo”.




La task force italiana parla della mancanza
di solidi modelli di business. Cosa significa?

“Il punto è: chi comincia per primo a introdurre Ipv6 a livello di produzione? Chi comincia deve farsi carico più degli altri degli aspetti di interlavoro con il resto del mondo, che inizialmente sarà tutto Ipv4, e quindi deve avere una forte motivazione a farlo. Le motivazioni tecniche più convincenti (l'esaurimento degli indirizzi Ipv4 ostacolerà la futura crescita di Internet) si fanno incerte di fronte alla difficoltà di stimare quando si porrà il problema. In questa situazione, la chiave di volta potrebbe essere che qualcuno tra gli operatori industriali del settore intravvedesse una credibile opportunità di sviluppare il proprio business attraverso Ipv6. In questo caso, gli altri seguirebbero e la transizione sarebbe definitivamente avviata”.

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