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Immuni avrebbe potuto essere obbligatoria a norma di Gdpr

In vista dell’inizio dell’anno scolastico il Ministro della Salute aveva invitato le famiglie a dotare gli alunni e gli studenti di cellulari con Immuni attiva, al fine di consentire un efficace contact tracing anti Covid all’interno della comunità studentesca; con ciò, riaccendendo involontariamente i riflettori sul’app, ed in particolare sul suo essere uno strumento attivabile esclusivamente su base volontaria.

Questo particolare aspetto di Immuni genera in chi scrive una certa perplessità, poiché non è revocabile il dubbio che il contact tracing per funzionare correttamente necessiti che tutti o quasi tutti lo utilizzino; ed è altrettanto certo, oltre che evidente, che tale risultato è raggiungibile in termini appaganti solo, per non dire esclusivamente, attraverso l’obbligatorietà dell’attivazione dell’app da parte di tutti i componenti della società.

legale
Avvocato Giovanni Ricci

Per spiegare la mia perplessità, è necessario aggiungere al banale ragionamento sulla realtà dei fatti appena compiuto un altro tassello, questa volta di ordine giuridico.

Immuni, via libera dal GDPR

Il contact tracing in se stesso costituisce un insieme di trattamenti di dati personali ed è pertanto certamente soggetto all’applicazione del GDPR (General Data Protection Regulation), ormai in vigore da qualche tempo in tutti gli stati membri delle UE.

Ai sensi dell’art. 6 di tale normativa il trattamento dei dati personali è lecito, e dunque consentito, sia su base volontaria, e così, previo espresso ed esplicito consenso di ogni titolare dei dati da trattare; sia su base obbligatoria, nei casi ove tale obbligatorietà risponda a) alla esigenza di protezione degli interessi vitali dell’interessato o di altra persona fisica (certamente attuale in caso di pandemia), nonché b) all’esigenza di eseguire un compito di interesse pubblico (come certamente è la tutela della salute).

Ma non è tutto. Poiché il considerando art. 46 del GDPR specifica espressamente che entrambe le ragioni di obbligatorietà del trattamento sopra individuate con le lettere a) e b) ben possono venire in considerazione e richiamate dalle autorità appunto per imporlo a tutti i membri della società, laddove si debba controllare e contrastare una epidemia.

Il governo italiano, dunque, avrebbe tranquillamente potuto imporre legittimamente a tutti i cittadini l’attivazione di Immuni, consentendo così al contact tracing di svolgere efficacemente ed efficientemente il proprio ruolo nel contenimento del Covid, come purtroppo ad oggi non è ancora avvenuto.

Il perché sia stata compiuta la scelta di assoggettare l’attivazione di Immuni al consenso di ogni singolo cittadino italiano, è dunque per il giurista un mistero insondabile, che solo il politologo potrebbe verosimilmente risolvere; ma non è di certo questo lo spazio appropriato per svolgere questo secondo ordine di riflessioni, alle quali peraltro ciascuno di noi può liberamente abbandonarsi in privato.

Chi è l’avvocato Giovanni Ricci

Classe 1968, maturità classica, laurea in giurisprudenza presso l’Università statale di Milano, relatore prof. Alberto Santamaria, con tesi sul diritto antitrust comunitario in ambito radiotelevisivo. Iscritto all’albo degli avvocati dal 21 febbraio 2002. Partner dello studio legale Edoardo Ricci Avvocati, boutique legale operante nell’ambito del diritto societario, commerciale, concorsuale, dei contratti e del diritto civile in generale, fondata dall’avv. prof. Edoardo Ricci, professore emerito di diritto processuale civile all’università statale degli studi di Milano sino al 2010, anno della sua scomparsa. Giovanni Ricci, è responsabile del dipartimento della responsabilità civile dello studio, e ha approfondito con particolare accento sulla responsabilità sanitaria ed i temi ad essa correlati (medical malpractice). Ha inoltre maturato significative competenze in tema di protezione dei dati personali e sulla normativa e sul Regolamento n. 679/2016/UE (GDPR).

 

7 COMMENTI

  1. Gent.mo Avvocato Ricci, finalmente qualcuno mette in luce l’aspetto più paradossale e tecnologicamente incoerente di Immuni, e per questo la ringrazio. Da cittadino attento, ma anche da informatico di professione, di fronte ad una pandemia che ha visto altri Governi nel mondo imporre strumenti informatici di controllo per il tracciamento degli spostamenti dei soggetti positivi, sono rimasto basito dalla caratteristica di volontarietà che il Governo italiano ha voluto dare a tale applicazione. La disamina potrebbe essere lunga ma basta soffermarsi sulla questione della Privacy che tanto ha messo in crisi i decisori. Gli italiani sono un popolo strano che sembra infervorirsi, alle volte, per battaglie tutt’altro che superiori… Una moltitudine, ma non tutti, ha alimentato lo scontro tra favorevoli e contrari partendo dall’assunto di una gestione pericolosa dei dati sensibili da parte del Governo. Nessuno, facente parte di questa massa critica, si è preso la briga di informarsi davvero sulle caratteristiche progettuali (presenti liberamente su Github qui: https://github.com/immuni-app/immuni-documentation) funzionali e legislative (presenti qui https://www.immuni.italia.it/). Ed aggiungendo un pizzico di disinformazione tale moltitudine è cresciuta esponenzialmente mettendo in crisi, per mesi prima del suo rilascio “in produzione”, un Governo nuovamente arrendevole nonostante una pandemia… E in tutto questo il “bello della diretta”, come si direbbe, è che coloro i quali continuano a dare addosso all’App facendosi scudo dietro il termine “Privacy”, sono le stesse centinaia di migliaia (ma anche milioni visti i trend di crescita degli utenti univoci iscritti a facebook in Italia) di persone che quotidianamente pubblicano sui social contenuti testuali e fotografici che proprio il GDPR definisce come “sensibili”… una situazione talmente incoerente e paradossale che, in conclusione, è perfettamente descritta dal tormentone che Johnny Depp e Al Pacino nel film “Donnie Brasco” del 1997 continuano a rimbalzarsi a vicenda: “Che te lo dico a fare!”.

  2. S’è fatto un gran parlare della questione privacy, ma c’è anche un altro problema: in casa mia, con quattro persone, solo una potrebbe installare Immuni! Per gli altri tre, la cosa che ne impedisce l’utilizzo è l’obsolescenza tecnologica dei dispositivi.
    Io, ad esempio, mi rifiuto di aggiornare il sistema operativo del mio cellulare, in quanto poi avrei delle app che smetterebbero di funzionare. Se fosse possibile reinstallare un vecchio sistema operativo, potrei anche farci un pensierino, ma la cosa è resa impossibile dai fabbricanti.
    E riprendendo il precedente commento di Marco Gasparrelli, un’occhiata su GitHub io l’ho data!

  3. Ma a nessuno viene in mente che prima di imporre una app occorre imporre l’acquisto di uno smartphone? A migliaia, specie anziani, non lo possiedono né se lo possono permettere. E comunque, possederlo, è una scelta personale. Adesso, poi, lo smartphone è obbligatorio anche per ottenere lo spid. Siamo all’assurdo.

  4. Avete cancellato il mio commento col quale facevo presente che prima di obbligare a scaricare una app occorre obbligare a possedere uno smartphone. Tutto molto democratico.

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      • Grazie. Chiedo scusa; non me ne ero reso conto. Comunque continuo a non capire come si potrebbe obbligare all’impiego di un apparecchio che è facoltativo (e ci mancherebbe altro) possedere. Se l’avvocato lo spiegasse….

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