Home Mercato Il fenomeno startup innovative in Italia, fra ostacoli e potenziale

Il fenomeno startup innovative in Italia, fra ostacoli e potenziale

Le startup innovative sono la linfa vitale e digitale del nostro paese: sono queste realtà a costituire di fatto una delle migliori speranze per il futuro. Capacità innovative, coraggio e competenza sono sufficienti ad emergere? Quali sfide attendono gli startupper italiani? ne abbiamo parlato con Startup Pack

Noi di Startup Pack non solo crediamo che le startup innovative siano la linfa vitale e digitale del nostro paese, ma che siano molto di più. Sono il futuro dell’imprenditoria, della società, della cultura italiana. Chi fa startup oggi è una persona che vuole cambiare il mondo, che vuole avere un impatto positivo sulla società e portare questa visione a livello globale. Questo secondo me deve essere il punto di partenza dello scenario italiano delle startup, delle imprese e della società del futuro.

In Startup Pack mettiamo a disposizione tre strumenti chiave per far crescere le imprese: il primo è la miglior rete di mentor in Italia, selezionata attraverso un lungo processo di recruitment che ci permette di individuare i migliori talenti. I mentor sono persone di estrema qualità, di estrema professionalità, con competenze davvero di alto livello. Hanno già fatto impresa e che vogliono aiutare facendo giveback chi fa startup in Italia. Il secondo strumento che mettiamo a disposizione è la presenza della nostra assistenza 24/7. Ci affianchiamo alle startup e le aiutiamo nelle operazioni giornaliere. Il terzo strumento è il networking: organizziamo decine di eventi annuali, bootcamp e webinar. Regaliamo alle persone che decidono di fidarsi di noi decine di risorse online, per avviare un processo di creazione di impresa.

Il fenomeno startup ha un grande successo nel mondo anglosassone, forte della presenza consolidata di venture capitalist. Quali sono le prospettive del nostro Paese?

Su questo punto è importante andare a comprendere come si comporta l’italiano davanti ad un investimento. Noi italiani abbiamo una bassa propensione marginale al consumo ma anche una bassa propensione marginale all’investimento. Questo ci porta a conservare il denaro in banca o sotto il materasso come si faceva cento anni fa. Non siamo risk-taker: siamo estremamente spaventati nella gestione finanziaria. Utilizziamo metodi di investimento tradizionali e questo è il motivo per cui mancano grandi investitori privati. Ci mancano cultura e educazione finanziaria.

L’ecosistema, però, sta crescendo e ci avviciniamo sempre più al modello Silicon Valley. Per quanto io creda che non siamo e non saremo in grado di imitarlo alla perfezione, dobbiamo considerare quali sono le peculiarità del nostro paese e crescere in base a queste. Saremo sempre più una paese startup-oriented che creerà impatto positivo a livello mondiale, ma lo faremo con le nostre regole.

L’Italia è una fra le nazioni con le burocrazie più impegnative al mondo. Fino a che punto questo costituisce un ostacolo per le startup?

Non possiamo negarlo. In Italia la burocrazia non è un ostacolo solo per le startup ma per chiunque voglia avviare un’impresa. Lo abbiamo visto particolarmente l’anno scorso. Qualche anno fa era stata varata una norma molto favorevole che permetteva alle startup di costruirsi digitalmente e a basso costo. Sappiamo tutti cosa è successo poi: il notariato ci ha impedito di continuare con questa norma e siamo tornati ad un processo lentissimo che fa perdere tempo e denaro alle startup.

La burocrazia rallenta non solo nella fase di costituzione societaria ma anche dopo. Quando si parla di investimenti e di contratti di crescita si fa sentire ancora di più. Per questo tante startup si muovono all’estero e creano valore in altri ecosistemi.

Il consiglio di Startup Pack: se doveste dare un singolo input agli startupper italiani, cosa suggerireste ?

Questa è la domanda da un milione di dollari. Per rispondere dobbiamo rifarci a quello che ci dice CBInsight che ha studiato per quale motivo le startup falliscono. Il 42% delle start up fallisce perché manca il bisogno di mercato. Molto spesso i founder pensano di essere Steve Jobs: si chiudono in garage e iniziano a progettare un prodotto senza aver chiesto al loro pubblico di comprarlo o almeno cosa ne pensassero. Non viene, quindi, validato il problema. Questo porta a creare soluzioni in cerca di problema e non soluzioni che risolvono problemi.

Se, quindi, dovessimo dare un unico consiglio alle startup è: parlate con le persone prima di prendere una qualsiasi decisione di business. Parlate con i vostri utenti, validate tutte le assunzioni che state facendo e cercate di crescere in maniera sostenibile nel lungo termine.

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