Borland e gli ambienti di sviluppo: una storia che si trasforma. E che ora si chiama Alm.
In un’ampia e succosa intervista rilasciata alla stampa americana il responsabile del marketing e della strategia di Borland, Erik Frieberg, ha fatto il punto sulla cessione delle attività legate agli ambienti di sviluppo, annunciata dalla società ormai quasi un mese fa.
Innanzitutto una rassicurazione: non è stata una decisione del nuovo Ceo, Tod Nielsen, piuttosto qualcosa di ampiamente condiviso all’interno della società, che Nielsen ha ratificato.
Quel qualcosa di condiviso è la consapevolezza del fatto che gli Ide (ambienti di sviluppo integrati) per Java (JBuilder) e per Windows (Delphi) servono ancora, ma oggi non risolvono, se come missione aziendale si intende aggiungere valore all’attività dello sviluppatore. E questo è ciò che vuole fare Borland, secondo Frieberg. Oltretutto intende farlo da una posizione agnostica, pragmaticamente e senza privilegi per nessun linguaggio.
La società ha preso coscienza che oggi non si sviluppa solo in Java o in Windows, ma esistono linguaggi e metodiche che svincolano lo sviluppatore da una singola piattaforma.
In sostanza, allora, chi vuol dare valore allo sviluppatore, deve occuparsi di Application lifecycle management (che è ciò che Borland fa e farà). O, se piace di più, va condivisa l’idea che l’Ide sia solo uno degli elementi di cui lo sviluppatore ha bisogno.
In tal senso, l’esempio di Eclipse è illuminante, se si passa l’ossimoro. Aderire a una piattaforma open e, appunto, agnostica, è per Borland (che di Eclipse è fra i fondatori) esemplare. Ovvero coincide, anche in relazione al retaggio della società, con il supporto di qualsiasi piattaforma di sviluppo.
Ma che accoglienza ha avuto la decisione di cedere a terzi le attività legate agli Ide presso la comunità degli utenti? Buona, secondo Frieberg: i gruppi di utenti e i blog delle persone che hanno a cuore le sorti degli Ide sono stati positivi.
Insomma, chi si porterà in casa JBuilder e Delphi? Al momento non è dato saperlo e nemmeno lo sarà a breve. Esiste un novero di una decina di pretendenti ipotetici, ma ancora nessuno si è fatto avanti con decisione o ha passato il vaglio di Borland, che certo intende dare in affido le proprie “creature” a soggetti meritevoli e referenziati.
Comunque la strada per il futuro di Borland è segnata e si chiama Alm.





