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Ibm, stop al business del riconoscimento facciale

Il CEO di Ibm Arvind Krishna ha invitato il Congresso a promulgare riforme per promuovere la giustizia razziale e combattere il razzismo sistemico, e ha annunciato la scelta della società di lasciare il mercato dei riconoscimento facciale.

La decisione di Ibm di uscire dal business del riconoscimento facciale arriva tra le critiche alla tecnologia, impiegata da più aziende, nel mostrare pregiudizi razziali e di genere.

Arvind Krishna ha commentato: “Ibm si oppone fermamente e non tollera gli usi di alcuna tecnologia, compresa la tecnologia di riconoscimento facciale offerta da altri fornitori, per la sorveglianza di massa, la profilazione razziale, le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali o qualsiasi scopo che non sia coerente con i nostri valori e principi di fiducia e trasparenza. Riteniamo che sia giunto il momento di avviare un dialogo nazionale sull’opportunità e sul modo in cui la tecnologia di riconoscimento facciale dovrebbe essere impiegata dalle forze dell’ordine nazionali” .

Krishna, che ha assunto il ruolo di amministratore delegato in aprile, ha dichiarato di essere focalizzato sulla crescita dei servizi cloud di Ibm: lo scopo è fare concorrenza e raggiungere  Microsoft e Amazon, pur rimanendo attivo nel business mainframe.

Ibm ha deciso di dismettere i suoi prodotti di riconoscimento facciale e annunciare la sua decisione in seguito alla morte di George Floyd.
Il tragico evento ha infatti portato il tema della riforma della polizia e dell’iniquità razziale in prima linea nella attenzione mediatica, con disordini e manifestazioni di piazza che da giorni imperversano negli Stati Uniti e si stanno diffondendo anche in Europa.

Sebbene per Ibm l’attività di riconoscimento facciale non sia certo il core business, la decisione rimane notevole per un gigante tecnologico che conta il governo degli Stati Uniti come un importante cliente.

 

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