Vicino il momento del confronto fra i proponenti gli standard, occasione per dire, sostanzialmente “c’è ancora da lavorare”.
Il panorama dei Web service avrà, in settimana, un momento di confronto e bilancio. Avverrà nel contesto del summit sul tema, esteso anche all’integrazione applicativa, che terrà Gartner.
La partecipazione dei maggiori attori, fra cui Bea, Ibm e Microsoft alle dimostrazioni di funzionamento conferirà all’appuntamento se non l’aura dell’ufficialità su uno status raggiunto, quantomeno il valore di stato dell’arte del processo di convergenza sugli standard in atto.
Centrale alle demo, in particolare, sarà Ws-Security, la specifica atta a consentire le transazioni, con Single-sign on, tramite differenti dispositivi, che compie un anno proprio in questi giorni.
Secondo gli addetti ai lavori, gli standard in fieri di passi ne devono ancora fare, benché un lavoro di massima sul piano della convergenza sia stato impostato.
In particolare, gli autori delle specifiche Ws-I fanno riferimento alle sovrapposizioni, come quelle che intercorrono, per esempio, fra l’Identity Web Services Framework (Id-Wsf) della Liberty Alliance con il Ws-Addressing del W3C. Lo stesso Id-Wsf, al contempo, non sarebbe aderente al basic profile dei servizi Web.
Casi come quello citato, peraltro, non sono portati alla luce con acredine, ma con un’onesta presa d’atto che di lavoro se ne debba ancora fare.
Nel frattempo, giunge notizia che proprio la Liberty Alliance ha deciso di includere il Saml 2.0 (Security Assertion Markup Language, protocollo di Single sign on già utilizzato da alcuni vendor come Computer Associates, Oracle e Rsa Security) nel prossimo test di interoperabilità, allo scopo di arrivare a dare via libera agli sviluppatori nella costruizione di soluzioni compatibili, pur partendo da profili e schemi differenti.





