I piccoli pagamenti elettronici non hanno uno standard condiviso

Le banche puntano sui sistemi contactless ma avviando iniziative separate

Il mondo bancario in questo momento deve fare i conti con una trasformazione quasi epocale, che avrà forti impatti sugli utenti ma anche su altri attori economici: si tratta del recepimento della normativa europea Psd, entrata in vigore in Italia dal 1 marzo 2010 grazie al decreto legislativo n°11 del 27 gennaio 2010. La Psd ha come principali obiettivi l’incremento della trasparenza nell’erogazione dei servizi di pagamento, il miglioramento dei tempi e la standardizzazione a livello comunitario dei diritti e degli obblighi sia per gli operatori che per i clienti.

I nuovi canali bancari
Ma soprattutto il decreto n. 11/2010 ha introdotto una nuova categoria di soggetti abilitati a fornire – insieme a banche, Imel, Poste, Bce e banche centrali nazionali, Stati membri e Autorità regionali o locali – i servizi di pagamento: si tratta dei cosiddetti Istituti di pagamento, fondamentalmente operatori della Grande distribuzione e della telefonia, che potranno offrire l’intera gamma dei servizi di pagamento – bonifici, addebiti diretti, carte di pagamento, pagamenti telefonici e telematici – in parallelo all’esercizio della normale attività imprenditoriale. Questi canali bancari “alternativi” non matureranno interessi, non potranno offrire mutui né proporre strumenti di risparmio come libretti o pronti contro termine, ma al massimo piccoli prestiti.

La strategia delle banche
«Un tempo il cliente era sostanzialmente di una sola banca – ha spiegato Carlo Alberto Maffè dell’Università Bocconi nel corso del convegno “New payment channel 2010, organizzato da Business International -. Oggi con l’apertura delle nuove piattaforme la customer ownership può dirsi tramontata». «Gli obblighi previsti dalla direttiva Psd – ha aggiunto Giovanni Miotto dell’Abi – uniti alla maggiore concorrenza sul mercato introdotta dal decreto legislativo, comporteranno un ulteriore abbattimento dei ricavi e una riduzione dei margini per le banche italiane. Per ovviare a questa situazione occorrerà puntare sullo sviluppo di nuovi prodotti, quali il pagamento dei piccoli importi, il trasferimento di denaro all’estero, ecc.».

Il valore dei micropagamenti
Le banche italiane appaiono particolarmente attive sul fronte dei micropagamenti, quelli cioè di importo inferiore a 30 euro: secondo una ricerca segnalata da Intesa SanPaolo, queste transazioni “minori” in Europa ammontano a circa 300 miliardi di euro l’anno, mentre in Italia il valore è di oltre 33 miliardi. Il nostro paese si caratterizza, come noto, per un utilizzo dei pagamenti elettronici piuttosto basso rispetto al resto del Vecchio Continente: l’incidenza sul totale speso è del 24%, contro una media europea dell’82%. Il contante è preferito dagli italiani soprattutto perché “più comodo e più veloce”, ma anche perché, come ha spiegato Andrea Graffi di Unicredit, «nella stragrande maggioranza dei casi non esistono alternative all’utilizzo delle banconote».

I vantaggi della tecnologia contactless
Gli istituti di credito stanno perciò provando ad aggredire in ordine sparso questa fetta di mercato, sviluppando sistemi contactless, che permettono cioè all’utente di effettuare il micropagamento semplicemente appoggiando la carta all’apposito lettore Pos. I vantaggi di un’ampia diffusione di questa modalità sarebbero significativi per tutti gli attori coivolti: innanzitutto per le banche, che avrebbero minori costi e una maggiore fedeltà da parte dei clienti. Questi ultimi, dal canto loro, potrebbero avere a disposizione un mezzo di pagamento veloce e sicuro, che a sua volte assicurerebbe ai commercianti code più corte, minore turnover e un migliore servizio alla clientela.

L’assenza di uno standard
Ma sinora le iniziative contactless delle diverse banche sono state scoordinate e ristrette ad ambiti locali, tanto che oggi è possibile utilizzare questo tipo di carte soltanto in determinate città e negli specifici esercizi commerciali che hanno aderito al programma del proprio istituto. Così se una carta contactless funziona a Milano potrebbe essere completamente inutile a Torino: il rischio è quindi quello di disaffezionare i consumatori, di per sé già non troppo propensi ai pagamenti elettronici. L’auspicio emerso nel convegno organizzato da Business International è quello di arrivare a uno “standard condiviso” sulla tecnologia contactless, ma la strada da percorrere in questo senso appare ancora lunga.

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