Home Digitale La gamification funziona, lo dice chi fa business con i videogame

La gamification funziona, lo dice chi fa business con i videogame

In Italia c’è un’associazione di categoria dell’industria dei videogame.

Fondata agli inizi degli anni Duemila (in origine i soci erano principalmente multinazionali del settore con sede in Italia) fino alla scorsa settimana si chiamava Aesvi. Ora ha cambiato nome in Iidea (Italian Interactive Digital Entertainment Association).

Con la nascita di numerosi studi di sviluppo di videogiochi anche nel nostro paese dal 2011 ha allargato la base associativa alle imprese italiane che producono videogiochi, che oggi sono la larga maggioranza dei soci e lo scorso hanno ha aperto al mondo esports, accogliendo come soci i primi team e organizzatori di eventi esports.

Attualmente Iidea riunisce più di 60 soci che comprendono produttori di console per videogiochi, editori multinazionali di videogiochi, sviluppatori italiani di videogiochi e operatori del settore esports.

A livello internazionale aderisce dal 2002 all’Associazione di categoria europea ISFE (Interactive Software Federation of Europe) e dal 2005 siede nel board, ed è membro del Management Board del PEGI, sistema di classificazione dei videogiochi che aiuta i genitori a compiere scelte consapevoli durante l’acquisto.

Marco Saletta

Abbiamo intervistato il Presidente di Iidea, Marco Saletta, (General Manager della divisione PlayStation di Sony in Italia) per capirne di più sulla dimensione del mercato dei videogame, anche in ottica B2B, e per parlare di gamification.

Quanto vale l’industria italiana dei videogame per giro di affari e persone impiegate?

Secondo l’ultimo censimento dei game developer realizzato nel 2018, il giro d’affari generato dall’industria italiana si aggirava intorno ai 60 milioni di euro. Il numero di addetti, nello stesso anno, si collocava oltre i 1000 professionisti, con una crescita importante rispetto al precedente censimento, che ne aveva registrati 700.

Qual è il suo peso specifico a livello internazionale?

Non siamo in grado di fare una stima, ma è sicuramente molto contenuto. L’Italia è uno dei cinque mercati più importanti in Europa quanto a consumi, ma quanto a produzione siamo ancora lontani dall’avere un posto nella classifica dei paesi produttori di videogiochi. C’è da dire però che negli ultimi anni diverse imprese italiane sono cresciute e ci aspettiamo che nel prossimo censimento il dato sul giro d’affari prodotto crescerà.

È un mercato solo B2C o anche B2B?

Entrambi. Sempre nell’ultimo censimento abbiamo rilevato che il 76% degli studi italiani realizzano prodotti destinati ai consumatori finali, il 66% invece sono impegnati nella produzione per le aziende o le istituzioni. È in crescita dal 2016 al 2018 il numero degli studi che lavorano nel B2B.

La gamification sta avendo un ruolo sempre più importante nella gestione aziendale. Qual è il contributo che dà l’industria dei videogame?

Negli ultimi anni le imprese di sviluppo italiane hanno collaborato con diverse aziende per la realizzazione di applicazioni interattive finalizzate ad attrarre e coinvolgere i clienti, formare e motivare il personale, fare selezione di nuove risorse umane. Il contributo che può dare l’industria è molto importante, soprattutto in una chiave di innovazione e di maggiore efficacia nella comunicazione.

Quali stilemi della gamification per il management sono riconducibili al gioco digitale?

Tra le meccaniche più utilizzate nelle applicazioni interattive sviluppate per le aziende ci sono le ricompense basate su sistemi a punti, classifiche, livelli e in sintesi tutto quello che ha a che fare con la competizione connessa al videogiocare.

Quali tecnologie e quali competenze caratterizzano l’industria dei videogame?

Le tecnologie sono in costante evoluzione. Le competenze sono molteplici e diverse. Spaziano dalle competenze tecniche a quelle artistiche e creative, a quelle più manageriali e gestionali. Dietro la produzione di un videogioco c’è solitamente un team composto da diversi professionisti, come il game designer, il programmatore, l’artista e l’animatore 2D/3D, lo sceneggiatore, l’ingegnere del suono e ancora diverse altre figure professionali legate al testing, al controllo di qualità, al business development, al marketing e alle PR.

Quali sono le caratteristiche che deve avere un professionista del videogame?

Ogni figura professionale deve avere specifiche caratteristiche legate alla tipologia del lavoro svolto. A livello generale, tutti i professionisti che lavorano nel settore dovrebbero avere: conoscenza del settore di riferimento, creatività, flessibilità, capacità di lavorare in team, adattabilità e resistenza al lavoro sotto pressione, padronanza della lingua inglese, spesso anche disponibilità a trasferte internazionali.

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