Falso diploma: lascia il Ceo di Yahoo

Lascia il manager colpevole di aver millantato un titolo mai conseguito. Prende piede una nuova lobby manageriale.

Ufficialmente non si fa menzione a quel titolo di studio millantato e mai conseguito, ma alla fine il risultato sono state le dimissioni.

A dieci giorni da quell'atto d'accusa, il Ceo Scott Thomson ha rassegnato nella giornata di ieri le sue dimissioni, causando a Yahoo il terzo cambio di guida nel giro di tre anni.

A prendere in mano le redini, ad interim, Ross Levinsohn, responsabile della divisione global media, mentre cresce il peso specifico del grande accusatore di Thomson, Daniel Loeb, che con il suo fondo guadagna tre posti nel board direttivo, sicuramente importanti in un'ottica di possibile indirizzamento delle politiche aziendali.

L'affaire Thomson arriva in un momento non semplice per Yahoo: insediato da quattro mesi, il Ceo aveva come obiettivo trovare le strategie giuste per sosstenere la competizione con colossi del calibro di Google e Facebook, convincendo nel contempo gli azionisti.

Thomson se da un lato aveva ripreso le trattative in Cina, per la vendita della sua quota del 40% in Alibaba, dall'altro non era riuscito ancora a guadagnarsi i favori del suo board, in particolare quelli di Third Point, il fondo guidato per l'appunto da Loeb, che dopo aver fatto pressione per le dimissioni di Yang e Bostock negli anni passati, rispettivamente co-fondatore e presidente della società, da tempo insiste per ridefinizione totale della squadra di comando.



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