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La disponibilità delle risorse IT è l’elemento base del cloud

Perché le aziende devono avere un approccio attivo quando si parla di disponibilità su cloud. Ne parliamo con Albert Zammar, VP SEMEA di Veeam Software

Il cloud è una delle tecnologie che negli ultimi anni ha avuto una crescita esponenziale, così come i servizi necessari alla sua implementazione.

Un numero sempre maggiore di aziende adotta strategie multi-cloud per dare risposte concrete all’esigenza di avere migliori prestazioni da una parte e maggior valore dall’altra.

Gli investimenti in questa tecnologia continuano a crescere: le previsioni di Bloomberg Intelligence indicano un aumento della spesa nel cloud IT, che passerà dai 77 miliardi di dollari del 2015 ai 205 miliardi di dollari nel 2020. Mentre, secondo IDC gli investimenti globali in ICT raggiungeranno un valore vicino ai 4 mila miliardi di dollari nel 2018 e i principali driver di questa crescita sono gli investimenti in cloud e hybrid IT.

Per Albert Zammar, VP Semea di Veeam Software, si tratta di un’ottima notizia per i fornitori di servizi cloud. Le aziende hanno deciso di investire sui benefici che il cloud porta, lo dimostra l’attuazione di piani strategici di migrazione e adozione. Si tratta di una buona notizia anche per le aziende stesse.

Albert Zammar, VP Semea Veeam

A mano a mano che il mercato del cloud matura, i costi diminuiscono e cresce la potenza dei servizi. Una rapida occhiata al leader di mercato conferma questo trend: dal 2008 Amazon Web Services ha lanciato oltre 1.000 nuove funzioni ogni anno (lo scorso anno sono state 1430) e ridotto i costi più di 60 volte.

C’è naturalmente un risvolto della medaglia: la domanda e gli investimenti elevati portano inevitabilmente ad un aumento della concorrenza. Non tutti potranno avere successo ed è quindi vitale per i fornitori di servizi cloud porre attenzione a tutte quelle caratteristiche in grado di rendere i loro servizi sostenibili e durevoli, per non perdere la partita in un mercato in pieno sviluppo.

Alta concentrazione

Negli ultimi anni in tema di adozione cloud gli investimenti sono stati guidati principalmente dai modelli pubblico e ibrido. Il primo è accessibile da parte di tutti. Il secondo è un approccio misto al cloud provisioning, che garantisce alle aziende un maggiore controllo sui dati sensibili attraverso un modello privato, ma nello stesso tempo permette di sfruttare le funzionalità del cloud pubblico e alcuni dei suoi modelli operativi, come ad esempio il cloud bursting o lo split systems.

Si tratta di approcci diversi, con un comune denominatore: spostandosi sul cloud, le aziende danno fiducia ad un fornitore di servizi, affidandosi ai suoi standard in termini di sicurezza e backup. Si aspettano che i dati sensibili e i processi di business siano al sicuro e sempre disponibili. Come sappiamo però, questo non avviene sempre, perché i downtime possono accadere. Nel 2017, ricorda Zammar, un’interruzione dei server AWS ha coinvolto un grande numero di importanti siti, tra cui Netflix, Pinterest e Spotify, oltre che migliaia di siti web più piccoli (impattando anche il funzionamento di termostati ed altri dispositivi ed applicazioni IoT).

Sempre nello stesso anno, Cisco ha confermato che un errore di configurazione ha causato la perdita dei dati relativi ad alcuni clienti dei servizi cluod Meraki.

Se il cloud è vulnerabile

Questi incidenti dimostrano sia la potenziale vulnerabilità del cloud, sia quella dei fornitori di servizi. A mano a mano che il mercato diventa più competitivo, gli investimenti aumentano e i prezzi scendono (come sta già avvenendo), i fornitori che non saranno in grado di fornire i migliori servizi disponibili dovranno fare i conti con una probabile perdita di fiducia da parte dei loro clienti.

Oggi, osserva Zammar, ogni volta che un servizio cloud non è disponibile, si innesca un effetto domino con molteplici conseguenze. Le normali attività di business vengono interrotte e i dipendenti non possono fare il loro lavoro; i clienti non ricevono un servizio all’altezza delle aspettative; si impiegano risorse (e tempo) per risolvere il problema. E, infine, si fanno i conti con il danno d’immagine e con le conseguenze economiche che questo comporta.

La disponibilità delle risorse IT, pertatno, diventa un elemento centrale e non più trascurabile. Se tutto funziona, la presenza di una soluzione di availability e backup solida e affidabile è totalmente trasparente agli utenti.

I servizi cloud lavorano come previsto, le persone possono lavorare senza problemi e gli investimenti non subiscono variazioni. Se le aziende colpite dall’interruzione dei server AWS fossero state protette da una soluzione di backup cloud che operava con la loro infrastruttura, si sarebbero potute evitare significative perdite di tempo, energia e denaro. La spesa per un servizio di questo tipo è relativamente contenuta, ma il risparmio che permette è enorme.

Secondo Gartner la crescita di fatturato è il principale obiettivo dei CEO. I fornitori di servizi cloud devono definire e misurare il valore del business digitale e la disponibilità sarà un indicatore estremamente importante. I potenziali investimenti ci sono: si tratta soltanto di capire chi ne trarrà il maggiore beneficio.

 

 

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