Core Stack, oltre un miliardo per 13 data center in Italia: energia rinnovabile e recupero delle aree industriali

Tredici data center di medie dimensioni, distribuiti sul territorio italiano e gestiti come un’unica infrastruttura nazionale, con impianti di produzione di energia rinnovabile integrati e una particolare attenzione al recupero delle aree industriali dismesse. È il progetto presentato il 7 ottobre a Roma da Core Stack, società del Gruppo Lazzari, insieme a Green Arrow Capital, attraverso una joint venture che prevede investimenti superiori a un miliardo di euro nei prossimi quattro anni.

L’iniziativa combina le competenze energetiche del Gruppo Lazzari, attivo nello sviluppo di impianti eolici, fotovoltaici e agrivoltaici, con quelle finanziarie di Green Arrow Capital, gestore italiano di investimenti alternativi con circa 8 miliardi di euro di masse gestite.

I primi due data center sono previsti in aree industriali dismesse nelle province di Cremona e Verona. I procedimenti autorizzativi sono in fase avanzata, con il rilascio dei permessi di costruire atteso entro la fine del 2027 e l’entrata in esercizio programmata per il primo trimestre del 2028.

Una rete nazionale di data center distribuiti

L’architettura prevista da Core Stack si differenzia dal modello dei grandi campus concentrati in un’unica località. I tredici impianti saranno distribuiti su più aree geografiche, mantenendo una gestione coordinata a livello nazionale.

La scelta di strutture di medie dimensioni risponde alla volontà di realizzare una rete modulare, nella quale la capacità infrastrutturale possa crescere progressivamente e adattarsi alle esigenze dei territori serviti. Il modello è progettato per garantire ridondanza, continuità operativa e scalabilità, requisiti rilevanti soprattutto per i carichi di lavoro legati al cloud e all’intelligenza artificiale.

Lo sviluppo comincerà dal Nord e dal Nord-Est, per estendersi successivamente al Centro-Sud, dove la disponibilità di infrastrutture digitali è più limitata. La distribuzione geografica potrebbe favorire una maggiore prossimità delle risorse di calcolo alle imprese e alle amministrazioni pubbliche, riducendo la dipendenza dai principali poli infrastrutturali del Paese. I benefici in termini di latenza e resilienza dipenderanno anche dalle interconnessioni tra gli impianti, dall’architettura di rete e dalle modalità con cui saranno distribuiti i servizi.

La crescita prevista per Core Stack si inserisce in un mercato italiano in rapida espansione. Secondo l’Osservatorio Data Center della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2025 la potenza IT installata nel Paese è aumentata del 19%, raggiungendo 609 MW. Gli investimenti realizzati nel triennio 2023-2025 hanno raggiunto 7,1 miliardi di euro, mentre la pipeline potenziale per il periodo 2026-2028 è stimata in 25,4 miliardi.

L’effettiva realizzazione delle nuove infrastrutture dipenderà dalla disponibilità di energia, dalle connessioni elettriche e dai procedimenti autorizzativi, fattori che incidono sui tempi di sviluppo del mercato italiano dei data center.

L’integrazione tra produzione energetica e capacità di calcolo

Il modello industriale di Core Stack prevede che ciascun data center sia affiancato da impianti di generazione elettrica da fonti rinnovabili, integrando lo sviluppo dell’infrastruttura digitale con quello della capacità energetica necessaria al suo funzionamento.

La società descrive questa impostazione attraverso il principio del pareggio tra kilowatt digitali e kilowatt elettrici da fonti sostenibili. Il criterio intende associare la crescita della potenza informatica alla disponibilità di produzione energetica rinnovabile. Per valutare il bilancio energetico effettivo occorrerà distinguere tra potenza nominale installata, energia prodotta annualmente e disponibilità dell’elettricità nelle diverse ore della giornata, considerando che la generazione fotovoltaica ed eolica è variabile, mentre un data center richiede un’alimentazione continua.

Core Stack sta studiando anche l’integrazione di sistemi BESS (Battery Energy Storage System), attraverso una collaborazione con il Politecnico di Milano. L’accumulo elettrochimico potrebbe consentire una gestione più flessibile dell’energia prodotta localmente, contribuendo a compensare parte della variabilità della generazione rinnovabile.

Il progetto comprende inoltre tecnologie di free cooling, che sfruttano le condizioni climatiche esterne per ridurre il consumo energetico dei sistemi di raffreddamento, soluzioni per la gestione efficiente delle risorse idriche e sistemi di recupero del calore residuo generato dalle apparecchiature informatiche.

Quest’ultimo potrà essere valorizzato anche all’esterno degli impianti, attraverso applicazioni legate alle caratteristiche dei territori e alla presenza di utenze in grado di utilizzarlo. La fattibilità del recupero termico dipenderà dalle temperature disponibili, dalla distanza degli utilizzatori e dalle infrastrutture necessarie alla distribuzione del calore.

L’integrazione tra infrastruttura elettrica e digitale è centrale nella strategia industriale illustrata da Anna Lazzari, presidente di Core Stack e CEO del Gruppo Lazzari.

Anna Lazzari, CEO del Gruppo Lazzari

“La crescita dell’intelligenza artificiale e della capacità di calcolo richiederà sempre più energia: la vera sfida sarà far crescere insieme infrastruttura digitale e infrastruttura energetica. È da questa convinzione che nasce Core Stack”, afferma Lazzari, che descrive una rete “distribuita, modulare, alimentata da energia rinnovabile e progettata fin dall’origine integrando energia, tecnologia, architettura e gestione”.

La disponibilità energetica assume particolare importanza per le infrastrutture destinate all’AI, dove l’aumento della densità computazionale determina requisiti più elevati di alimentazione e raffreddamento.

Mario Cucinella ripensa il rapporto tra data center e territorio

La collaborazione con MCA – Mario Cucinella Architects introduce una componente architettonica e ambientale che riguarda il rapporto tra i data center, il paesaggio e le comunità locali.

Tradizionalmente, queste infrastrutture sono state progettate privilegiando sicurezza fisica, continuità operativa e prestazioni impiantistiche, con edifici generalmente poco permeabili alle relazioni con lo spazio urbano circostante. Il concept elaborato dallo studio di Mario Cucinella propone invece strutture inserite nel paesaggio, capaci di interagire con le caratteristiche ambientali e climatiche del luogo.

“È forse necessario superare il modello ‘chiuso’ del data center: oggi esiste l’opportunità di creare dei nodi attivi al servizio delle persone e del contesto in cui si inseriscono. Infrastrutture ambientali avanzate e in dialogo con la natura, capaci di attivare processi di trasformazione e rigenerazione su scala territoriale”, afferma Mario Cucinella, fondatore e creative director di MCA, studio fondato nel 1992 e oggi presente a Bologna e Milano e che ha sviluppato progetti che integrano architettura, ingegneria e ricerca ambientale. Lo studio dispone di un dipartimento interno di ricerca e sviluppo dedicato alle strategie di sostenibilità e collabora con la SOS – School of Sustainability, fondata da Cucinella nel 2015.

Il concept si sviluppa lungo tre direttrici: qualità degli ambienti di lavoro, sostenibilità ambientale e integrazione paesaggistica. Alle soluzioni energetiche e impiantistiche si affiancano interventi destinati a migliorare la relazione tra edifici e territorio, attraverso connessioni ecologiche, percorsi pedonali e ciclabili e una progettazione che consideri anche gli spazi esterni.

La localizzazione privilegerà aree industriali dismesse da riqualificare e zone scarsamente antropizzate, con l’intento di contenere il consumo di nuovo suolo e valorizzare contesti già interessati da precedenti attività produttive. L’approccio riguarda anche la scelta dei materiali e la riduzione dell’impronta ecologica degli edifici lungo il loro ciclo di vita.

Una particolare attenzione è riservata agli ambienti destinati al personale. Il progetto prevede layout flessibili e scalabili, percorsi operativi organizzati per agevolare le attività di gestione e manutenzione, illuminazione naturale, comfort degli spazi e aree di pausa che favoriscano la relazione tra interno ed esterno.

Consumo di suolo, acqua ed energia: il confronto con le comunità locali

La scelta di Core Stack di privilegiare aree industriali dismesse e di integrare le infrastrutture nel contesto ambientale interviene su questioni che stanno assumendo un peso crescente nel dibattito pubblico italiano.

L’espansione dei data center incontra infatti opposizioni da parte di cittadini, comitati territoriali e organizzazioni ambientaliste, soprattutto nelle aree interessate da una forte concentrazione di nuovi progetti. Le contestazioni riguardano il consumo di suolo, la domanda di elettricità, l’utilizzo delle risorse idriche per il raffreddamento, il rumore degli impianti, le emissioni dei generatori di emergenza e gli effetti cumulativi di più insediamenti industriali nello stesso territorio.

In Lombardia, dove si concentra una quota rilevante dell’infrastruttura nazionale, diversi comitati hanno costituito la Rete dei Comitati Stop Data Center, che ha elaborato un manifesto comune per chiedere una pianificazione più rigorosa, maggiore trasparenza sui progetti e il coinvolgimento delle comunità nei procedimenti decisionali. Le mobilitazioni interessano numerosi comuni del Milanese, del Pavese e del Cremonese, mentre alcuni comitati chiedono anche una moratoria temporanea sulle nuove autorizzazioni.

Tra i casi che hanno suscitato contestazioni figura quello di Lacchiarella, nell’area metropolitana milanese, dove il progetto di un grande campus per data center proposto da Apto è stato criticato per i possibili effetti sul consumo di suolo, sulle risorse idriche e sull’ambiente circostante. Le caratteristiche dell’insediamento e la sua compatibilità con il territorio sono state oggetto anche di un’interrogazione al Consiglio regionale della Lombardia, che richiama l’estensione dell’area interessata, pari a circa 229.000 metri quadrati, e la potenza elettrica pianificata di 300 MW.

Il confronto riguarda anche la valutazione complessiva degli investimenti. La concentrazione di più progetti nella stessa area può determinare effetti cumulativi sulla disponibilità di energia, sulle infrastrutture elettriche, sulle risorse idriche e sulla qualità ambientale, anche quando i singoli insediamenti rispettano i requisiti autorizzativi.

Il recupero delle aree dismesse previsto da Core Stack potrebbe contenere il consumo di nuovo suolo, mentre la produzione rinnovabile e le soluzioni architettoniche proposte da MCA affrontano alcune delle principali criticità ambientali. Il contributo effettivo di queste misure dipenderà dai progetti esecutivi e dalle prestazioni dei singoli impianti, in particolare dai consumi elettrici e idrici, dalle modalità di raffreddamento e dall’eventuale utilizzo del calore recuperato.

Una filiera italiana per la gestione delle infrastrutture e dei dati

Core Stack affida la componente operativa della rete a una collaborazione con VEM Sistemi, mentre Lombardini22 si occuperà della progettazione architettonica e ingegneristica sulla base del concept sviluppato da MCA – Mario Cucinella Architects.

La gestione delle infrastrutture e il controllo dei dati resteranno nell’ambito di una governance nazionale, attraverso la joint venture tra Gruppo Lazzari e Green Arrow Capital. Quest’ultima, fondata nel 2012 da Eugenio de Blasio e Daniele Camponeschi, opera nei mercati privati attraverso strategie di investimento che comprendono infrastrutture energetiche e digitali, private equity, credito e immobiliare.

L’impostazione industriale del progetto si collega anche al tema della sovranità digitale, considerando il controllo nazionale degli asset infrastrutturali un elemento dell’autonomia tecnologica. La sovranità dei servizi ospitati dipenderà inoltre dalle piattaforme software, dai soggetti che elaboreranno i dati, dalle condizioni contrattuali e dalle giurisdizioni applicabili.

Eugenio de Blasio, fondatore ed executive chairman di Green Arrow Capital, sottolinea la rilevanza dell’investimento in infrastrutture strategiche sulle quali transiteranno i dati di imprese e istituzioni: “I Data Center rappresentano un asset essenziale per l’economia del futuro, la cui crescita richiede un’integrazione sempre più stretta tra capacità computazionale ed energia sostenibile”.

Il progetto Core Stack affida così a una rete distribuita, alla disponibilità di energia rinnovabile e alla riqualificazione delle aree industriali tre componenti dello sviluppo infrastrutturale, con i primi impianti di Cremona e Verona destinati a concretizzare il modello a partire dal 2028.

Se questo articolo ti è piaciuto e vuoi rimanere sempre informato sulle novità tecnologiche

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome