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Come il multicloud può colmare il debito tecnologico

Il concetto di crisi ondemand, descrive quello che è avvenuto quando, lo scorso anno, le aziende di tutto il mondo hanno dovuto improvvisamente capire come riuscire a mantenere operativo il proprio personale costretto a lavorare da casa: da allora è stato un continuo susseguirsi di problemi da risolvere che ha come traguardo il multicloud.

Ma per arrivarci occorre fare un passo indietro: se si guarda alla situazione più a lungo termine, si può osservare che tutto quel darsi da fare non è stato utile solamente a restare fermi al punto di partenza.

In realtà nelle aziende sono state affrontate alcune questioni che si trascinavano da molto tempo e che richiedevano di essere risolte già da alcuni anni.

Per lungo tempo la maggior parte delle aziende ha accumulato una “lista dei desideri IT”, ciò che secondo Sanjeev Kamboj, Head of Sales & Pre-Sales, Applications & MultiCloud Business Northern and Western Europe di Fujitsu, potrebbe essere chiamatpo un debito tecnologico – contenente progetti che si sarebbero dovuti realizzare, ma che venivano poi continuamente posposti.

Sanjeev Kamboj, Head of Sales & Pre-Sales, Applications & MultiCloud Business Northern and Western Europe di Fujitsu

A guardarle ora, queste liste sembrano contenere i progetti che sono stati affrontati l’anno passato.

Ogni lista è diversa dalle altre, naturalmente, ma ci sono parole chiave che ricorrono spesso: più resilienza, più agilità, più velocità.

I quattro passaggi verso l’adozione del multicloud

Secondo Kamboj abbiamo a disposizione il cloud per aiutarci a uscire dai problemi che ci portavamo dietro da tempo.

Adesso infatti è possibile effettuare cambiamenti radicali in un arco di tempo incredibilmente breve: poche settimane, un paio di mesi al massimo.

Kamboj si dice convinto che senza il cloud la percentuale di aziende sopravvissute al 2020 sarebbe stata decisamente più bassa.

Nel momento in cui è diventata evidente la portata dei problemi provocati dalla pandemia, il mondo IT aveva già accumulato sufficiente esperienza sulla migrazione verso il cloud.

1) Uscita dai data center attuali migrando verso un servizio cloud
2) Uso del cloud per il disaster recovery attraverso un percorso di migrazione
3) Adozione del cloud pubblico migrando senza riscrivere pesantemente le app esistenti
4) Passaggio definitivo al cloud pubblico e trasformazione del patrimonio di app.

Della serie di possibili progetti di migrazione verso il cloud indicati nell’infografica, la maggioranza di quelli che Kamboj osserva in Fujitsu ha lo scopo di risolvere i primi due (migrazione di data center e disaster recovery) ottimizzando i workload relativi a ciò che occorre fare oggi (laddove i data center on-premises avevano bisogno di lasciare margini di manovra per coprire possibili fluttuazioni).

Ma, come suggerisce la grafica, si tratta solo dell’inizio.

Supponiamo di possedere già un ambiente Vmware consolidato. In questo caso avremo ora spostato Vmware su Aws o Azure, mantenendo l’uniformità ma con l’opzione di passare a funzionalità multi-cloud pubbliche per le app e la trasformazione business in modo assai più rapido.

Questo è esattamente il motivo per cui Fujitsu propone una strategia multicloud globale matura con partner come VMware, AWS, Microsoft, Oracle e ServiceNow.

Molte aziende hanno implementato strategie multicloud da qualche anno a questa parte. Queste volevano ottenere, ed hanno ottenuto, rapidi cambiamenti basati su modelli di business e di servizio completamente nuovi.

Kamboj ritiene che non sia necessario ripercorrerne in questa sede tutte le motivazioni, dato che oggi sono ben note, ma l’argomento principale è stato quello di ottenere processi scalabili, veloci e a un prezzo maggiormente prevedibile.

Questi non sono processi creati in serie, tutti uguali, di quelli che potrebbero essere realizzati da qualsiasi azienda ovunque. Qualunque buona app in cloud possiede tantissime capacità di personalizzazione che ti consentono di sviluppare ogni volta qualcosa di unico, basandosi sui diversi modelli di business. E questo senza tener conto degli ulteriori vantaggi che derivano dal poter scaricare tempo, costi di manutenzione e aggiornamenti sulle spalle di qualcun altro.

Ciò che è diventato chiaro durante la pandemia è che gli ambienti multi-cloud generano un’incredibile flessibilità per tutte quelle aziende che devono soddisfare clienti e dipendenti le cui esigenze possono variare da un estremo all’altro. Questi ambienti sono ora il modello ideale per rispondere agli stravolgimenti dei vari settori; cambiamenti che stavano già avvenendo prima della pandemia sotto la spinta di forze sociali, economiche e digitali che perdureranno anche a lungo termine.

Danilo Rivalta, CEO di Finix Technology Solutions

Passare al multicloud

Come molti hanno già avuto modo di scoprire, la migrazione verso il cloud porta certamente vantaggi significativi, ma deve essere gestita con attenzione.

Occorre tenere sott’occhio in particolare tre aspetti – ci ha spiegato entrando più nel dettaglio Danilo Rivalta, CEO di Finix Technology Solutions –. In primis, bisogna essere certi di utilizzare le tecnologie emergenti corrette: l’offerta è vastissima, e può essere difficile riuscire a identificare le opzioni più adatte per la propria azienda; se infatti è facilmente possibile ottimizzare il proprio ambiente, è altrettanto facile compiere un passo falso lungo il percorso. In secondo luogo, bisogna possedere la struttura appropriata, qui penso a team, SLA e KPI, per passare dalla pianificazione e dal deployment, alla governance e alla gestione. Infine, l’ecosistema dei fornitori. Con il multi-cloud è probabile che un qualsiasi cambiamento possa influire su molteplici provider, stakeholder, servizi e così via. Tutti questi tre aspetti sono gestibili, con la giusta consulenza. Per questo in Italia, come FINIX Technology Solutions, assistiamo passo passo i nostri clienti nei loro processi di migrazione verso il cloud e, più in generale, di trasformazione digitale”.

Ovviamente, quando ci si sposta verso il multicloud occorre accertarsi di aver preso in considerazione tutti i potenziali ostacoli alla sicurezza, in modo da mantenere dati e infrastruttura al sicuro, proteggendo così clienti, azienda e brand.

Tale rischio tecnologico potrebbe essere preso in considerazione anche da enti normativi: avendo al proprio fianco i giusti cloud provider e il giusto partner, sarebbe possibile rafforzare la compliance rispetto ai diversi standard e alle potenziali minacce.

Nel frattempo, non esiste momento più opportuno per un’azienda per pianificare le prossime mosse e non farsi trovare nuovamente impreparati.

Il consiglio di Kamboj e di Rivalta è di iniziare a utilizzare analisi e modellazioni basate su asset reali, così da poter capire come il cloud possa risultare d’aiuto, creando un business case solido. Occorre quindi considerare gli asset esistenti e capire come questi potrebbero funzionare all’interno di un ambiente multi-cloud. Bisognerebbe quindi puntare a rendere tutto più semplice, per esempio con un’interfaccia di gestione e un sistema di fatturazione unificati. Questo permetterà di gestire e tenere traccia dei costi di tutte le tue piattaforme cloud insieme.

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