Home Digitale Cohesity, una piattaforma iperconvergente per cambiare passo nel 2022

Cohesity, una piattaforma iperconvergente per cambiare passo nel 2022

L’intervista a Albert Zammar di Cohesity.

A distanza di un anno dal varo a livello europeo del recovery plan, che in Italia ha portato al PNRR, 01net realizza un’inchiesta, basata su un ciclo di interviste con le principali società che operano in Italia nell’ICT sulla loro strategia per la digitalizzazione delle aziende italiane nel 2022.
Parliamo con loro di quattro temi cardine della trasformazione digitale: resilienza, cybersecurity, cloud, sostenibilità ambientale e sociale e le risposte consentono di costruire la mappa di partecipazione delle realtà ICT alla crescita del Paese in senso digitale.
E c’è un tema in più, il quinto: con spirito consulenziale, chiediamo di fornire agli imprenditori italiani un’idea in più, capace di produrre valore immediato sul piano dell’efficienza e della competitività.

Per Cohesity ci ha risposto il Regional Director Semea, Albert Zammar.

Un anno dopo il Recovery Plan, a che punto siamo con la reale trasformazione del Paese: con quali soluzioni, competenze e servizi partecipate alle missioni del PNRR che coinvolgono il digitale?

Il PNRR rappresenta un’occasione unica per colmare il divario tra l’Italia e le altre principali economie europee in materia di digitalizzazione. Oltre il 25% dei fondi è infatti destinato alla transizione digitale, che prevede investimenti in tecnologie, infrastrutture e processi digitali finalizzati ad aumentare la competitività del sistema-Paese. Uno dei punti cardini del programma è la trasformazione della PA in chiave digitale, progetto a cui sono destinati oltre 6 miliardi di euro. I temi principali attorno ai quali si è costruita la strategia di implementazione del piano sono il cloud, l’interoperabilità dei servizi fra le diverse amministrazioni con la creazione di un Polo Strategico Nazionale (PSN) e la strategia di gestione, archiviazione, conservazione e protezione dei dati, anche alla luce delle normative vigenti.

Sebbene i punti cardine per una efficace trasformazione digitale siano stati chiaramente indicati all’interno del piano, siamo ancora piuttosto indietro sul fronte implementazione. Durante la recente crisi sanitaria la necessità di garantire la continuità operativa ha dato una brusca accelerazione al percorso di digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni e delle aziende: le organizzazioni si sono dovute dotare rapidamente di strumenti per consentire agli utenti di continuare a lavorare senza poter accedere agli uffici. Tuttavia, spesso ciò è avvenuto senza vi fosse un piano di coordinamento centrale. Ora è, invece, necessario ricorrere a un approccio strutturato, che preveda anche l’adeguamento delle infrastrutture e l’adozione di soluzioni che garantiscano interoperabilità e sicurezza.

La soluzione e i servizi offerti dalla nostra azienda sono in grado di indirizzare i temi descritti all’interno del PNRR, mettendo a disposizione dei cloud provider e delle aziende coinvolte nell’implementazione di progetti di trasformazione digitale una piattaforma software iperconvergente, per una moderna gestione dei dati distribuiti all’interno di architetture multi-cloud. La soluzione comprende un motore di ricerca in grado di rilevare e catalogare tutti i dati distribuiti fra le varie infrastrutture, compresi quelli di cui talvolta si ignora persino l’esistenza (i cosiddetti “dark data”).

Attraverso una console di gestione molto semplice da utilizzare, questi dati possono poi essere classificati, protetti (mediante backup), movimentati da un’infrastruttura all’altra, messi in sicurezza con funzionalità che li rendono immutabili (non più modificabili), oppure spostati all’interno di aree logicamente e fisicamente isolate “air gap”. Grazie a sofisticati strumenti di analisi, la soluzione è poi in grado di garantire interoperabilità, sia a livello architetturale sia a livello applicativo, di analizzare le caratteristiche dei dati sensibili e applicare tutte le policy necessarie a garantirne il trattamento in conformità con le normative vigenti.

Il 2021 è stato l’anno in cui il tema della cybersecurity è atterrato in tutte le imprese. Quali prospettive concrete vi siete dati per il 2022?

Le nuove tecnologie e i nuovi utenti hanno ridisegnato i profili di rischio. L’espansione dei perimetri aziendali ha fatto sì che un numero sempre crescente di dati venisse prodotto e raccolto, rendendo urgente la definizione di policy di protezione.

Anche nei prossimi mesi verranno tracciati confini sempre nuovi, obbligando le imprese a essere ancora più responsabili delle informazioni che custodiscono. I rischi legati alla cybersecurity e alla data governance sono oggi in cima alla priorità di ogni board: l’incertezza sulle politiche di sicurezza e sulla gestione dei dati produrrà seri danni alle performance aziendali, se Ceo e business leader non adotteranno metodologie migliori e più trasparenti per gestire il rischio. Le imprese che puntano alla crescita dovranno necessariamente iniziare a considerare la cybersecurity alla stregua di altri elementi necessari all’azienda, come le risorse umane e quelle finanziarie.

Le organizzazioni che operano già oggi con successo stanno sviluppando una forte cultura della sicurezza. Impiegano anche strumenti più performanti per valutare se una pratica di cybersecurity stia funzionando in modo efficace, adottando metriche di sicurezza sempre più accurate. E ciò è quanto mai necessario ora che agenzie di rating, assicurazioni ed enti regolatori stanno cominciando a considerare la postura di sicurezza di un’organizzazione tra i fattori decisivi per valutarne lo stato di salute generale.

Nell’attuale mondo digitale, fare impresa richiede alleanza e cooperazione. I business leader hanno bisogno di trovare i giusti partner per difendere la propria innovazione, superare le minacce ed essere competitivi non solo rispetto ai concorrenti, ma anche ai possibili cyber attacchi.

Componente fondamentale della trasformazione digitale è il cloud. Quali sono le scelte che dovranno compiere le aziende italiane nel 2022?

La trasformazione digitale è oggi un requisito per la sopravvivenza di ogni impresa, qualunque sia il settore di appartenenza. La crescita esponenziale dei dati provenienti da dispositivi connessi e l’aumento della mobilità contribuiranno a incrementare la pressione sui sistemi IT: la trasformazione non è semplice e richiede investimenti efficaci, con una chiara strategia in termini di disponibilità dei dati.

Numerose attività e molti processi aziendali oggi non possono più funzionare in modalità manuale. Il tema della dipendenza digitale è centrale: per essere pienamente trasformative, le organizzazioni moderne hanno bisogno di essere ancorate a tecnologie chiave, abilitate dalla virtualizzazione, dai moderni sistemi di storage e dalle tecnologie cloud.

Avere dati disponibili in ogni momento è centrale per portare avanti la trasformazione digitale: in mercati sempre più esigenti e competitivi, le imprese devono essere always on e non possono correre il rischio di dover fermare le attività per criticità legate alla loro infrastruttura. Non si tratta semplicemente di adottare il cloud, ma di investire nelle giuste direzioni. Non sono ancora abbastanza le imprese che sfruttano i vantaggi del public cloud in termini di minori costi e maggiore flessibilità ed è ancora diffusa la convinzione che i dati debbano essere conservati on-premise per ragioni di sicurezza.

Guidare un’organizzazione oggi significa essenzialmente guidare la trasformazione digitale dentro quella organizzazione. Scegliere soluzioni in cloud che garantiscano alti livelli di disponibilità del servizio, data protection e backup sarà decisivo nei prossimi anni. Agire d’anticipo, portando in azienda tecnologie digitali innovative, è la scelta migliore che un leader può fare per la sua impresa.

Dopo la Cop26 si è capito che la sostenibilità, sia ambientale sia sociale, oramai riguarda non solo tutti i Paesi ma anche tutte le aziende. Qual è la vostra strategia riguardo questi temi?

L’economia digitale ha assegnato ai data center un ruolo di primo piano: è qui che vengono elaborati, raccolti e protetti i dati, vera linfa vitale necessaria al successo delle imprese del futuro. Anche in vista degli impegni assunti in occasione della Cop26, tutti i settori sono oggi attivamente impegnati nell’attuazione degli obiettivi di neutralità del carbonio. La costruzione di data center più ecologici e più efficienti dal punto di vista energetico è un obiettivo importante per il settore IT di qualsiasi impresa. Secondo le più recenti previsioni, infatti, entro 5 anni l’energia consumata dai data denter arriverà a rappresentare quasi la metà dell’energia complessivamente consumata dall’intero settore ICT.

Dal punto di vista delle infrastrutture, la strategia che riteniamo vincente è quella di adottare soluzioni Software Defined iperconvergenti, che permettono di realizzare data center estremamente più efficienti sia dal punto di vista delle dimensioni infrastrutturali – sfruttando algoritmi di deduplica che consentono di ridurre lo spazio occupato per l’archiviazione dei dati – sia dal punto di vista funzionale, garantendo la semplicità di gestione, la scalabilità e l’elasticità necessarie a implementare architetture multi cloud ad alta efficienza. Questo permetterebbe alle aziende di raggiungere l’obiettivo della carbon neutrality, costruendo data center più efficienti dal punto di vista energetico e a basse emissioni di carbonio. È possibile poi scegliere infrastrutture basate su tecnologie all flash, che offrono alte prestazioni con un consumo di energia decisamente più basso rispetto alle soluzioni tradizionali. In questo modo, ad esempio, si ridurrebbero drasticamente le emissioni derivanti dalla refrigerazione degli ambienti data center e dall’energia elettrica necessaria al funzionamento delle macchine.

L’idea ICT del 2022 di Cohesity

Se doveste proporre un unico investimento (prodotto, soluzione, metodologia) a un’azienda italiana, una scelta capace di produrre da subito un beneficio a livello di efficienza e competitività, su cosa verterebbe il vostro consiglio?

I dati sono le informazioni più preziose che ciascuna azienda possiede. Consiglieremmo, quindi, una soluzione che consenta di proteggerli e di estrarre valore da essi. Il primo obiettivo è raccogliere e catalogare tutte le informazioni che l’azienda ha accumulato nel tempo e di cui a volte dispone senza rendersene pienamente conto, dal momento che non sono sempre facili da ricercare. È il problema noto come frammentazione dei dati: si moltiplicano in maniera incontrollata e sono spesso duplicati e distribuiti su differenti infrastrutture, quali data center, edge e cloud.

È, dunque, necessario dotarsi di una piattaforma semplice da gestire e che consenta di ricercare rapidamente, organizzare e consolidare tutti i dati. Andando anche alla ricerca di quei dark data che rappresentano informazioni acquisite, ma che rimangono “invisibili” e, quindi, inutilizzate.

L’ideale è raccogliere i dati all’interno di un’unica piattaforma iperconvergente, che semplifichi l’architettura IT e ne riduca i costi di gestione, eliminando i silos. La soluzione deve permettere di effettuare operazioni di backup autoconsistenti, per difendersi contro attacchi ransomware e poter avviare rapidamente procedure di disaster recovery.

Tutto ciò deve poter avvenire sia on premise sia nel cloud, nella logica SaaS, sempre più apprezzata dalle aziende. All’interno della stessa piattaforma non devono poi mancare strumenti in grado di prevenire eventuali attacchi, utilizzando tecniche di machine learning e intelligenza artificiale per individuare accessi anomali o altri segni tipici di un attacco ransomware, così da poter correre ai ripari il prima possibile.

Un’altra funzionalità interessante è il data masking, una procedura di offuscamento dei dati che permette a tecnici e sviluppatori di lavorare sull’infrastruttura senza avere la possibilità di accedere alle informazioni, che sono per l’appunto “mascherate”. Ciò si rivela utile quando si trattano dati molto sensibili, come quelli personali, sanitari o bancari. Infine, la piattaforma deve includere strumenti di analisi evoluta, in modo da poter utilizzare i dati per acquisire un vantaggio competitivo.

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