Cloud, quando conviene ripensare la strategia enterprise

In uno scenario tecnologico in continua evoluzione la crescente adozione del cloud è sicuramente una delle tendenze più evidenti.

A fronte di una trasformazione digitale non più rinviabile, il 63% delle aziende, secondo una ricerca di LogicMonitor, punta a rivolgersi al public cloud, che sta registrando tassi di adozione sempre più elevati.

Questo avviene anche in Italia: secondo i più recenti dati Assinform, a fronte di un mercato digitale che a fine 2018 è cresciuto del 2,5%, il cloud ha fatto registrare un incremento ben superiore, pari al 23,6%, per un valore complessivo di 2,3 miliardi di euro.

I vantaggi offerti dal cloud sono interessanti per le aziende, a cominciare dalla riduzione dei costi di manutenzione e gestione delle infrastrutture, abbinati a caratteristiche di scalabilità e capacità di adattarsi alle specifiche esigenze degli utenti.

Si tratta di caratteristiche che rendono le infrastrutture cloud più efficienti, versatili ed economicamente sostenibili rispetto alle classiche alternative on-premise, almeno a prima vista.

Ma per Andrea Sappia, Solutions Architect Italy di Infinidat, a fronte di vantaggi indiscutibili, il cloud porta con sé anche alcuni elementi di preoccupazione che le aziende non devono sottovalutare.

La sicurezza è sicuramente uno dei principali, come messo in luce da differenti ricerche sul tema. La stessa ricerca di LogicMonitor indica come secondo il 66% dei professionisti IT la sicurezza sia la principale preoccupazione legata all’adozione di una strategia cloud enterprise.

E secondo il recente Cloud Security Report 2018 di Palo Alto Networks, ben 9 professionisti su 10 si dichiarano preoccupati riguardo alla protezione dei propri dati nel cloud.

Il modello di responsabilità condivisa, adottato dalla gran parte dei cloud provider sembra non tranquillizzare più di tanto le aziende, preoccupate dal fatto di trasferire i propri dati sensibili al di fuori del proprio controllo.

Andrea Sappia, Solutions Architect Italy di Infinidat

Secondo Sappia anche la possibile dipendenza dai cloud provider è un elemento di preoccupazione, con il rischio percepito di non poter liberare i propri dati e le proprie applicazioni senza problemi, qualora ce ne fosse la necessità.

In questo senso, diventa fondamentale definire una exit strategy, che permetta di svincolarsi senza costi e limitazioni a fronte di mutate condizioni di mercato. Dipendendo da fornitori cloud, questo può essere un passaggio più o meno problematico per le aziende.

Senza contare che, in un’epoca di big data, con aziende chiamate a gestire, proteggere ed elaborare quantità sempre maggiori di dati, anche il costo, economico e in termini di banda, del continuo trasferimento di dati dentro e fuori dai diversi perimetri diventa significativo.

Infrastruttura interna, cloud like

Un approccio che si sta diffondendo sempre più, soprattutto presso grandi aziende e service provider, è quello della creazione di un’infrastruttura interna, cloud-like nelle sue caratteristiche fondamentali di flessibilità ed affidabilità, ma arricchita dai vantaggi tipici dell’on-premise.

In questo senso, un ruolo fondamentale viene giocato dal software che gestisce l’infrastruttura e che la rende intelligente, ottimizzandone caratteristiche e prestazioni.

I livelli di performance e di affidabilità sono gli stessi delle migliori infrastrutture cloud, senza gli inevitabili tempi di latenza e senza i rischi, reali o percepiti, della collocazione esterna di dati sensibili o magari regolati da normative specifiche.

Gli stessi dati restano sotto il controllo dell’azienda, che ne mantiene la responsabilità senza che ci siano le aree grigie tipiche del rapporto tra cliente e provider nel cloud.

Anche l’elemento dei costi, tipicamente uno dei driver che spinge le aziende a considerare il cloud, può essere affrontato in modo adeguato con la creazione di un’infrastruttura on-premise di nuova generazione, magari abbinata a un modello di pricing a consumo, che permetta alle aziende di modulare gli investimenti sulla base delle proprie necessità e dell’effettivo utilizzo delle infrastrutture, introducendo quell’elemento di flessibilità e di pay per use che è senza dubbio uno dei punti cardine dell’offerta cloud.

Se il cloud risponde tipicamente a esigenze di efficienza economica, affidabilità dei sistemi e flessibilità delle risorse a disposizione, non è detto che rappresenti l’unica soluzione possibile per un’organizzazione impegnata a ottimizzare le proprie risorse in ottica di competitività rispetto al mercato.

Per Sappia, uscendo dal meccanismo degli slogan di facile presa, diventa chiaro che i vantaggi promessi dal cloud possono essere ottenuti anche tramite un’infrastruttura on premise, che offra le stesse caratteristiche fondamentali senza i rischi reali o percepiti di una soluzione cloud esterna.

Con tutti i benefici relativi alla responsabilità e al controllo sui propri dati, che non vengono demandati a nessun attore esterno, ma restando saldamente in azienda. Se poi a questa infrastruttura si abbina un meccanismo di pricing che ricrea la flessibilità tipica del cloud, si apre per le organizzazioni la possibilità di rispondere alle proprie esigenze in modo efficace, senza dover affrontare scenari potenzialmente critici sotto altri aspetti.

Sempre secondo Sappia, un modello di sottoscrizione pay-as-you-go per i dispositivi di storage primario e di backup, abbinato alla disponibilità gratuita dell’hardware necessario e alla possibilità di migrare i propri dati senza rischi all’interno nella propria infrastruttura, a fronte di livelli di servizio che possono arrivare alla fatidica soglia del 100%, possono risultare un vero atout nel momento in cui i responsabili dell’IT aziendale valutano come far crescere la propria infrastruttura.

I dati su scala petabyte richiedono modelli operativi che danno l’indipendenza necessaria per combinare i workload senza pregiudicare prestazioni, disponibilità e costi. Alla base di tutto, devono restare gli obiettivi di business, da cui partire per prendere decisioni più informate e per questo potenzialmente più efficaci.

 

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